|
Affitto monolocale mansardato completamente arredato in
Piazza Vittorio Veneto a Torino
| |

Cacciare Monti?
di Marco Della Luna -
16/12/2011
Fonte:
Marco della Luna blog

Tagli e tasse sono o non sono uno strumento di tipo idoneo a risolvere la
situazione italiana, rilanciando l’economia e riducendo il debito pubblico? I
mercati di cui dobbiamo curarci sono soltanto quelli finanziari, o anche quelli
della produzione, del lavoro e del consumo, ossia della ricchezza reale?
Tagli e tasse di Monti (e dei suoi predecessori) considerano solo i mercati
finanziari, non quelli dell’economia reale. Infatti, aiutano a far quadrare i
conti nell’anno riducono il deficit di bilancio, ma riducono automaticamente
anche il pil, quindi il gettito fiscale, negli anni successivi (la manovra Monti
lo riduce dell’1,5% nel 2012), generando così il bisogno di aumento della
pressione fiscale per compensare che rimangia il valore della manovra, lasciando
un peggioramento netto. Inoltre, il loro effetto depressivo sul morale e sulla
propensione a consumi e investimenti, aggrava la crisi dell’economia reale e
stabilizza il trend discendente. Si chiama avvitamento fiscale, ed è una spirale
maligna, una spirale recessiva senza via d’uscita. La Grecia ha imboccato tale
via con le manovre di risanamento imposte dalla BCE e dall’UE.
I mercati sanno queste cose, prevedono che tali manovre peggioreranno la
situazione, quindi sale lo spread e scende la borsa. Intanto, i dati sul pil
vanno così male che se ne sospende l’aggiornamento e la divulgazione. E le
aziende chiudono in massa a fine anno.
Monti stesso conosce benissimo questi meccanismi, tanto è vero che, come gli
ricordano Giavazzi e Alesina, fino a prima di divenire senatore a vita e
premier, raccomandava di evitare simili manovre, cioè esattamente quelle che sta
eseguendo ora come premier.
Paesi che hanno adottato politiche di risparmio fiscale attraverso tagli
massicci della spesa pubblica, come l’Italia fa da molti anni, non solo non
hanno migliorato la loro situazione debitoria, ma si sono ritrovati, nel medio
termine, con una spesa pubblica maggiore e un crescente indebitamento, a causa
degli effetti di tale policy su istruzione, salute, manutenzione,
infrastrutture, ordine pubblico, economia reale, morale generale, fisiologia
complessiva del sistema-paese.
Allora la domanda diventa: perché e per chi Monti fa cose che sa nocive
all’Italia? Perché Napolitano lo ha nominato? Quale dottor Morte glielo ha
prescritto come rimedio?
Alla Camera, l’on.le Dal Lago, della Lega Nord, non isolata, l’ha accusato di
operare per conto della grande finanza internazionale, colpevole e beneficiaria
dell’attuale crisi, nonché Germania. In effetti, Monti, anche con la decisione
che lo Stato italiano garantisca i debiti delle banche italiane, sta spremendo
questo paese per fargli pagare interessi e debiti vero lo straniero. Interessi e
debiti molto discutibili.
In effetti, la priorità della politica di questo governo appare essere quella di
rimborsare le banche tedesche e francesi detentrici di debito pubblico italiano.
Poi, spremuto lo spremibile, la sua missione sarà compiuta, ovviamente non dovrà
curarsi di essere rieletto dagli Italiani, che allora non conteranno più nulla,
perché li avrà tanto impoveriti, che questi dovranno cedere tutto ciò che
rimarrà loro, anche in termini di diritti, al capitale straniero, in cambio di
un filo di credito e di aiuti.
Il recente audit della Fed ha svelato che essa ha emesso liquidità per 16.000
miliardi di Dollari negli ultimi 4 anni prestandoli praticamente senza interesse
e senza scadenza a grandi banche speculative, che li usano per comperare i btp
italiani (e di altri paesi) e lucrano a costo zero il 6-7% l’anno – ossia noi
regaliamo loro il decine e decine di miliardi l’anno. Non è da stupirsi, se un
governo bancario agisce in modo di far continuare questo trasferimento di
ricchezza, cioè in modo che l’Italia, torchiando i propri cittadini e
sbriciolando, svendendo e privatizzando le proprie imprese, onori i propri
debiti verso quella finanza internazionale del Bilderberg e della Trilateral, da
cui lo stesso Monti viene.
Precisamente, è in corso un processo guidato dalla Fed in cui i grandi banchieri
che fanno capo ad essa stanno comprando il mondo attraverso il loro potere di
emettere Dollari a migliaia e migliaia di miliardi, in segreto e a costo zero,
mentre greci e italiani e altri popoli vengono sottoposti a privazioni,
tassazioni e immiserimento per fare manovre di qualche decina di miliardi di
Euro, perché Berlino si oppone a che la BCE si comporti da banca centrale di
emissione, come la Fed, emettendo Euro come quella emette Dollari – cosa
possibile, perché Dollari ed Euro sono fiat money, e perché USA ed Europa sono
pieni di fattori di produzione inoperosi soltanto perché vi è carenza di
liquidità.
Questo è l’assurdo: le banche centrali hanno la possibilità di emettere denaro a
costo zero, e la esercitano massicciamente, per molte migliaia di miliardi, ma
per darli gratis alle grandi banche affinché facciano speculazioni e crisi
sempre più gravi. Crisi, ci insegnano, significa però anche anche opportunità –
per chi le scatena, ovviamente. Alla gente invece si dice che il denaro
scarseggia, che bisogna stringere i cordoni per evitare l’inflazione, che
bisogna fare tagli, pagare più tasse, rinunciare allo stato sociale, andare in
pensione verso i 70 anni.
La manovra di risanamento, in tale situazione, sarebbe presto fatta: la BCE
emetta denaro vincolato a finanziare le attività produttive e di
infrastrutturazione, cioè ad attivare i fattori di produzione (lavoratori
inclusi), onde rilanciare la produzione, i consumi e il pil, quindi anche il
gettito fiscale. Sacrifici, tagli e tasse, non solo sono inefficaci, ma sono
controproducenti, sono l’opposto di ciò che gioverebbe, e bisogna essere in mala
fede per insistere su di essi. Certo, bisognerebbe, anche, tagliare la spesa
improduttiva, parassitaria. E separare l’attività bancaria di credito da quella
speculativa. Ma anche su questo i banchieri e i loro governi non ci sentono.
Il governo Monti, dopo la sua presentazione come il governo delle genialità e
dell’indipendenza, non ha solo deluso per la pochezza culturale e la
distruttività delle sue manovre. Ha anche rivelato, in pochi giorni, di essere
retto, in parlamento e fuori di esso, dalla combinazione del peggio, ossia, da
una parte, dalla tutela della casta, della partitocrazia, dei privilegi, delle
spese parassitarie e clientelari, degli interessi stranieri ed elitari, a danno
del popolo italiano. E, dall’altra parte, dalla pratica di spaventare la gente e
mantenerla nell’angoscia. Perché non c’era problema quando il debito pubblico
era al 115% del pil, e lo spread al 3, mentre al 120%, e 5 di spread,
improvvisamente, siamo sul baratro e dobbiamo farci governare dall’eletto della
finanza? Ma, come dice lo stesso Monti, abbiamo bisogno delle crisi per rendere
i popoli malleabili: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=1b190309063811a
E che dire di qualche suo ministro, scelto tra chi ha fatto perdere gran parte
del capitale a qualche grande banca che dirigeva, ed è stato liquidato da questa
a peso d’oro? Quando una banca perde moltissimo in acquisizioni di altre banche
(pagandole a un multiplo del loro vero valore) o in erogazione di crediti
(finanziando soggetti che si sa incapaci di rimborsarli), c’è sempre qualcuno
che guadagna altrettanto.
Se c’è una cosa chiara, oramai, è che il popolo italiano non si salverà se non
insorgerà e non caccerà Monti e il suo governo commissariale di
banchieri-liquidatori. Ma non basterà cacciare il governo Monti: bisognerà
pensionare anche chi lo ha voluto, nominato e glorificato, ossia Napolitano, il
quale da giovane, aderendo al comunismo a guida sovietica, aspirava ad aprire le
porte dell’Italia alla dittatura comunista, e ora, da vecchio, ha avuto l’onore
di aprirle alla provvidenza finanziaria.
E non basterà: ancora più importante è liberarsi dei parlamentari e dei partiti
politici che hanno dato la fiducia a Monti in parlamento: una classe politica
che oramai la gente sa avere, nel suo complesso, un’unica competenza: quella del
farsi i razzi suoi a spese della società – una classe politica che non può
rappresentare né gestire la cosa pubblica, e va eliminata come condizione per
potersi aver un’amministrazione funzionale.
Ma anche questo non è sufficiente: se pensiamo a tutto l’insieme di manovre che
hanno messo il Monti al potere, al gioco dei ruoli della Commissione Europea,
della BCE, della Merkel, alle agenzie di rating – e se pensiamo a come a
Papandreou è stato impedito di indire il referendum, a come lo si è sostituito
col governo Goldman-Sachs di Papademos (dopo che la stessa Goldman Sachs aveva
aiutato, nel proprio interesse, il governo greco a taroccare i propri bilanci,
producendo così l’attuale disastrosa crisi) – se pensiamo a tutto ciò, è chiaro
che non ne possiamo saltar fuori nemmeno una rivoluzione di tipo francese.
Dovremmo esser capaci di uscire dell’Euro, che non è una moneta unica ma un
insieme di cambi fissi come il defunto SME, senza una banca centrale che
protegga i vari debiti pubblici dalla predazione speculatrice. Dovremmo uscire
dall’Unione Europea, che non è l’Europa, ma uno strumento nelle mani dei forti
per spremere i deboli e impedire che facciano concorrenza. Dovremmo uscire dal
WTO, che ci deindustrializza inondandoci di merci scadenti. Dovremmo fare come
gli islandesi, ripudiare i debiti verso le banche estere, dotarci di una banca
centrale di emissione nazionale, e – prevedendo le ritorsioni del sistema
finanziario globalista – renderci indipendenti non solo finanziariamente, ma
anche in quanto alle materie prime, e soprattutto al petrolio. Dovremmo metterci
contro quasi tutto il mondo e renderci autarchici. E tutto ciò sotto il fuoco
dei potentati finanziari che andremmo a sfidare.
L’impresa è dunque impossibile, improponibile. L’architettura globale dei poteri
reali è troppo vasta, alta e potente, anche militarmente. Una rivoluzione
popolare in Italia o in Grecia non basterebbe perché non libererebbe dagli
strumenti di dominio finanziario, che sono al di sopra dei confini e dei singoli
popoli. La rivoluzione dovrebbe essere mondiale, per riuscire. Quindi è una via
impossibile. L’unica via razionale è vivere la propria vita al meglio e per
quanto possibile, sperando che questo “nuovo ordine mondiale” crolli per vizi
interni, come sono falliti i precedenti tentativi storici di creare nuovi mondi
e nuovi uomini, ossia per l’incapacità di comprendere e governare la complessità
sia dell’essere umano che del sistema-mondo. Sperare che crolli, e che allora si
possa iniziare una nuova partita.
|