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Il Sole 24 Ore, 05/07/2011

In Veneto la sindrome Dc spacca la Lega

Mariano Maugeri

Di inni alla Padania non c'è più traccia neppure sull’autostrada che attraversa la Pedemontana, il granaio lombardo veneto di voti e militanti leghisti. Pure gli slogan secessionisti sono spariti dai ponti autostradali che con maniacale precisione e ripetitività venivano marchiati dalle camicie verdi.

La secessione resuscitata a gran voce sotto il sole di Pontida, è in realtà una parola rimossa dall'iconografia leghista. Persino l'autostrada Brescia-Padova, con soddisfazione degli stessi lombardi, ostenta il vecchio e blasonato nome di Serenissima: forse perché sulle dorate cadreghe della società di gestione sono assisi da decenni, e con lauti compensi, i leghisti di Brescia, Vicenza e Padova. Mentre scorrono le vigne della Franciacorta, l’ufficio stampa del Consiglio regionale della Lombardia ci avverte che per ordine tassativo dei capi di via Bellerio a Milano nessun consigliere regionale lombardo e autorizzato a rilasciare dichiarazione su chicchessia. <<Neppure su Pontida>>, taglia corto la segreteria del gruppo leghista in Consiglio regionale. Il silenzio stampa è un controsenso per quello che si autodefinisce un movimento e non un partito. Dieci anni fa a muoversi erano le parole, ora solo le poltrone. Una gentile addetta stampa solo tre ore dopo informa il cronista che regole rigidissime sono state introdotte per i consiglieri leghisti dopo l'arrivo in Regione del Trota, al seco1o Renzo Bossi. Se i lombardi hanno le bocche cucite, i veneti parlano a ruota libera. Verona è il regno di Flavio Tosi, l’astro nascente maronita che in un futuro organigramma della Lega potrebbe occupare il posto di numero due. Decine di Comuni sono retti da monocolori leghisti. Come a Valeggio sul Mincio, dove un sindaco appena trentenne, Angelo Tosoni, ha spedito all'opposizione Pdl e Pd. Faccia avvampata dal sole preso a Pontida, è reduce dal funerale di un ragazzo di trent'anni, ricco, sportivo e in salute, che si è impiccato alle travi della sua camera da letto. A Valeggio, uno dei borghi più belli d’Italia, non è il primo caso. Spiega Tosoni: <<Da funzionario sono contento di Pontida, da militante molto meno, Ero tra quelli che gridavano secessione ma ormai è obbligatorio essere realisti. E' evidente che siamo in un cul de sac: con Berlusconi o senza Berlusconi, l’alleanza con i1 Pdl sarà comunque un terno al lotto. Mi auguro solo che alla prossima legislatura la Lega possa restare da sola all'opposizione. Al movimento farebbe un gran bene>>.

Già, il movimento. Quelli che ancora ci credono invocano una quaresima, una sosta forzata dopo una cavalcata lunga un quarto di secolo. <<La Lega Nord è l’unico partito della Prima Repubblica a non aver cambiato né simbolo né nome>>, avverte il sociologo vicentino Ilvo Diamanti, colui che dimostrò, mappa geografica alla mano, che la Lega sbancava negli stessi paesi dove vinceva a mani basse la Democrazia cristiana. E proprio come la Dc dei bei tempi, non c’è leghista che non occupi due o tre posti di potere contemporaneamente. A Verona i sindaci-deputati non si contano: Alessandro Montagnoli, che è pure vice presidente del capogruppo Marco Reguzzoni alla Camera, a Oppeano, Giovanna Negro ad Arcole.

A Vicenza la musica non cambia, ma fuori dall’orbita di Tosi e del segretario regionale Giampaolo Gobbo, c’è una sorta di terra di nessuno dove i vecchi leader del passato contrastano l'emersione della nuova leva. La Lega vicentina è un verminaio. E i giovani leoni brandiscono la questione morale sempre sopita dalla nomenclatura di Milano e Venezia, Due Davide - Roberto Grande e Davide Lovat - contro i Golia Stefano Stefani, il deputato che nel 2003, da sottosegretario al Commercio estero, accusò i tedeschi che villeggiavano in Italia di essere specialisti nei tornei di rutti, e Manuela Dal Lago, per due volte presidente della Provincia di Vicenza e ora parlamentare. In mezzo un altro senatore leghista e imprenditore della Val di Chiampo, Alberto Filippi, che con raro fiuto ha comprato ettari e ettari di terreni agricoli a Montebello. Coincidenza ha voluto che fosse la stessa area dove la Provincia, guidata ai tempi dalla Dal Lago, individuasse il luogo nel quale far nascere il Cis, un centro intermodale di scambio, poi derubricato in centro commerciale. Di lì il soprannome attribuito al senatore Filippi: il Cispadano. Un paio di mesi fa, il congresso per la segreteria provinciale ha visto prevalere il sindaco di Thiene, Maria Rita Busetti, appoggiato da Stefani, Dal Lago, Filippi e il resto della nomenclatura. Grande si è accontentato del 40% dei consensi. Lovat, a sua insaputa, e stato prima processato e poi espulso per direttissima dai probiviri, La sua colpa? Aver denunciato pubblicamente le storture, Avviso ai militanti: se del partito di lotta è sopravvissuta qualche traccia, trattasi di lotta intestina. I giapponesi, che della materia sono esperti, lo chiamerebbero harakiri padano.