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I sacrifici servono ad arricchire
speculatori e sfruttatori
di Lucio Garofalo - 07/12/2011
Fonte:
Rinascita [scheda fonte]
Negli ultimi anni si è assistito alla
trasformazione delle società cosiddette “opulente” ed “occidentali” in masse di
lavoratori proletarizzati, con la liquidazione degli strati sociali intermedi.
In altre parole, siamo giunti a quella situazione storica in cui la società si è
drasticamente polarizzata, come aveva previsto Engels, tra il proletariato e i
cosiddetti “tagliatori di cedole”, ossia il capitale finanziario.
E poiché i proletari, per mancanza di reddito, non riescono più ad acquistare
tutte le merci che hanno prodotto, l’attuale risultato è semplicemente un misero
(e, aggiungo, vano) tentativo di sopravvivenza del capitalismo sulla base delle
sperequazioni materiali esistenti tra i vari Paesi del mondo.
Ma è una fase che durerà poco, se pensiamo che oggi sono le ex colonie a
soccorrere gli ex Paesi colonialisti: ad esempio, l’Angola sta acquistando i
grandi beni immobiliari di Lisbona e il Portogallo sta sopravvivendo grazie agli
aiuti (in termini di risorse alimentari) forniti dal Brasile, oppure la Spagna
viene soccorsa dall’Argentina.
E’ evidente che le ex colonie dispongono di autentiche ricchezze materiali,
infatti l’Angola possiede ingenti risorse minerali, mentre l’Argentina è assai
ricca di prodotti alimentari.
Nel contempo brucia un’inimmaginabile ricchezza virtuale giocata nelle borse,
che sono in preda agli andamenti schizofrenici degli indici, incluso il
famigerato “spread”. Di passaggio, ricordo con il vecchio barbuto di Treviri che
lo “spread”, ossia il rendimento dei titoli di stato, è semplicemente il
plusvalore che il capitale finanziario estrae dai titoli di ogni Paese e la
preoccupazione del capitalismo finanziario internazionale è difendere o
addirittura accrescere questi profitti che non generano alcun reddito reale. Se
non si può definire fallito, impazzito, dunque in profonda crisi, un sistema
economico come il capitalismo, temo si debbano rivedere concetti essenziali
quali (appunto) “crisi”, “fallimento” e così via. Se queste ed altre disfunzioni
strutturali, insite nella natura stessa del capitalismo, non inducono a
ritenerlo un sistema che produce solo crisi, miseria, guerra e sottosviluppo,
dunque un modello fallimentare e rovinoso, da cancellare definitivamente dalla
scena storica, francamente non saprei aggiungere altro.
Sia chiaro una volta per tutte. Il sottoscritto (come tutti i proletari
coscienti e incazzati) non è disposto a subire alcun sacrificio per salvare gli
interessi e le franchigie di banche, capitali finanziari, evasori fiscali,
nonché le rendite e prebende delle caste privilegiate.
Preferisco il crollo dell’euro e del capitalismo, piuttosto che pagare i debiti
accumulati da un sistema di affaristi, parassiti, speculatori e delinquenti
istituzionali.
Monti ha annunciato provvedimenti di “equità”, ma simili promesse fanno solo
ridere (o piangere) se pensiamo per un solo istante a come il nostro Paese sia
scombinato, iniquo e corrotto.
E non mi riferisco banalmente al solo ceto politico, bensì all’intera classe
“digerente”.
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