di Claudio Risé - 08/02/2012
Fonte:
Claudio Risè [scheda fonte]
Quando la TV annuncia che qualcuno ha rubato
milioni alla collettività, la maggior parte degli spettatori pensa che è un
mascalzone, e un furbo. Quando un paziente lascia capire in terapia che ha
preso illegalmente del denaro, al terapeuta si apre una pista significativa
per capire che egli è davvero malato, e come si configuri il suo malessere.
Se la psicologia del profondo ha ragione, l’attuale classe politica non sta
dunque molto bene. Di cosa soffrono, però, i truffatori politici?
Il primo disturbo, lo sanno anche molti penalisti, è una profonda (anche se
spesso inconsapevole), disistima di sé. Come mi raccontava il professor
Alberto Dall’Ora, uno dei principi del Foro penale, ladri e truffatori sono
molto spesso persone piuttosto intelligenti, che avrebbero risultati
importanti anche comportandosi correttamente. Ma, come sa l’analista, non ci
credono. Per varie ragioni biografiche e ambientali non si credono capaci di
veri successi. Quindi scelgono, spiega lo psicoanalista Alfred Adler, “la
menzogna…vie traverse..dolo e astuzie”.
Questa stessa frustrazione, di non ritenersi ”bravi”, come vorrebbero, li
spinge a mete sempre più alte. Raggiungibili però (ma pericolosamente) solo
col furto, e la truffa.
Il secondo disturbo di cui soffrono è la difficoltà ad amare e rispettare
davvero gli altri. La rottura con la società, e le sue leggi, nasce da lì: una
forte incapacità a rispettare gli altri come persone, e un’insopprimibile
tendenza a vederli solo come strumenti per la realizzazione delle proprie
personali ambizioni.
Ladri e truffatori sono (soprattutto quando non incalzati dal bisogno, ma di
estrazione sociale borghese), persone disturbate nelle loro relazioni con gli
altri e la società, che accumulano denaro calpestando diritti altrui per
affermare la propria brama di un potere di cui non si sentono degni, o capaci.
In questa modalità c’è naturalmente un forte aspetto autodistruttivo: anche se
consciamente pensano di farla franca, non sono così stupidi da non intuire che
il rischio di venire prima o poi scoperti è molto elevato. Ma mentono anche a
sé stessi, come agli altri. Arrivando così a una sorta di “suicidio sociale”.
Così come altri, che soffrono degli stessi disturbi e sociopatie, arrivano a
volte al suicidio.
Se è vero quanto l’osservazione della psicoanalisi e delle psicologie sociali
sostiene, c’è da chiedersi cosa significhi la vigorosa presenza, al vertice
della società italiana, di persone che rubano e violano le leggi (e non da
oggi: Mani Pulite è di vent’anni fa, e uno dei suoi esponenti, Piercamillo
Davigo, ritiene che il debito pubblico italiano sia nato dalle pratiche
denunciate in quell’esperienza).
Come mai dunque, persone disturbate hanno potuto scalare in gran numero il
potere politico dei partiti italiani (la cui credibilità è scesa nei sondaggi
a meno del 10% degli intervistati)?
Il vecchio Freud, fondatore della psicoanalisi ma anche acuto osservatore del
suo tempo, sosteneva che i “narcisisti che si espongono alla frustrazione del
mondo esterno presentano le condizioni per fare esplodere la delinquenza” che
è in loro.
La visibilità, il potere, anche i guadagni legittimi assicurati dalla vita
pubblica hanno attirato in gran numero personalità fortemente narcisistiche,
gratificate nella propria immagine. Ma le hanno anche frustrate nelle loro
aspettative, sempre sproporzionate rispetto alla realtà. Si è creato così un
gruppo molto consistente di persone dotate di notevole potere, ma prive sia di
reale empatia per l’interesse collettivo, sia di equilibrio nel perseguire il
proprio. Come ci mostrano le notizie.
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