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Nessuno tocchi Abele La Corte di Cassazione ha stabilito che un clandestino non può restare in Italia solo perché suo figlio frequenta la scuola: la tutela delle frontiere deve prevalere sul diritto del minore allo studio. Ne consegue che lo straniero che perde il lavoro, e perciò perde il diritto di restare nel nostro paese, deve abbandonare la famiglia anche se in questa ci sono bambini in età scolare. Anche se la politica sull’immigrazione non è di competenza delle Regioni, non si può restare indifferenti rispetto ad una sentenza del genere. Premesso che la responsabilità di tale sentenza è dei giudici che l’hanno promulgata, è anche vero che questa è stata possibile in quanto la legge Bossi-Fini evidentemente presta il fianco ad interpretazioni del genere: le becere grida di giubilo dei soliti trucidi della Lega Nord testimoniano che la lettura effettuata dalla Cassazione è in linea con lo spirito della legge. A questo punto ci corre l’obbligo di fare due tipi di considerazioni di ordine etico:
In un’ottica strettamente giuridico-razionale, l’avere stabilito un rapporto di scambio tra la sicurezza dello Stato e il fatto che un soggetto sia ritenuto pericoloso per il solo fatto di avere perso il lavoro, nonostante abbia una famiglia regolare, oltre a essere una fesseria dal punto di vista pratico, significa calpestare il valore stesso della famiglia (difeso sempre solo a parole e mai con i fatti dai cacciaballe del centro-destra): operazione questa degna di essere inserita nella galleria della “prevalenza del cretino”. Senza considerare il fatto che è impregnata di un “determinismo sociale” che dovrebbe essere estraneo alla cultura della destra che “governa” il nostro paese, la quale dovrebbe avere invece come valore di riferimento quello della responsabilità individuale. Ben altre sono le “famiglie” pericolose per la sicurezza dello Stato: ma a queste il nostro governo preferisce assicurare affari d’oro con gli appalti ed i subappalti delle “grandi opere” e gli altri vari business del cemento e del tondino. Mentre le persone per bene, immolate sull’altare del calcolo politico in funzione del potere per il potere, sono sempre più umiliate ed offese. |
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