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Nucleare: la peggiore energia possibile Le centrali nucleari costituiscono oggettivamente il peggiore metodo in assoluto di produzione dell’energia, sia qualora poste a confronto con le fonti energetiche rinnovabili, sia qualora il termine di paragone sia costituito dagli impianti a combustibili fossili.
Questo poiché la produzione energetica tramite il nucleare risulta di gran lunga più pericolosa rispetto a qualsiasi altro sistema, produce impatti ambientali potenzialmente devastanti e non si manifesta economicamente interessante, dal momento che lo stoccaggio in sicurezza delle scorie radioattive (di per sé impossibile per tutto il corso delle decine di migliaia di anni durante i quali le scorie mantengono la propria radioattività) comporta dei costi esorbitanti, a fronte di risultati comunque insufficienti. La conferma del fatto che il nucleare non sia economicamente conveniente, nonostante le ciance di segno contrario dell’espertone o del professorone di turno, risiede nel fatto che non esiste un solo progetto al mondo di impianto nucleare interamente finanziato da privati con capitali di rischio, a differenza di quanto accade in tutti gli altri settori energetici.
Se la produzione energetica tramite il nucleare ha conosciuto una certa “fortuna” nel corso della seconda metà del XX secolo lo si deve sostanzialmente a due fattori: l’incapacità (spesso voluta) di valutare appieno le dimensioni dei disastri che avrebbero potuto fare seguito ad eventuali incidenti, in parte venuta meno dopo la tragedia di Chernobyl, e la sottovalutazione del problema delle scorie, i cui costi di gestione non sono mai stati contabilizzati in maniera appropriata all’interno del costo dell’energia.
La tragedia di Chernobyl, e la difficoltà nel continuare ad ignorare il problema delle scorie radioattive hanno fatto si che negli ultimi decenni l’atomo abbia perso molto del proprio fascino, diventando progressivamente meno interessante anche per quelle nazioni che avevano praticato in precedenza grandi investimenti. Attualmente a livello mondiale la Francia è l’unica grande nazione che basi sul nucleare la propria produzione energetica, traendo dalle proprie 59 centrali nucleari il 78% del proprio fabbisogno nazionale. In Germania il nucleare copre il 28% del fabbisogno nazionale, in Giappone il 25%, in Spagna e nel Regno Unito il 24%, negli Stati Uniti appena il 20% e in Russia il 17%. Risulta pertanto evidente come, ad eccezione delle Francia, in tutte le grandi nazioni che hanno massicciamente investito sull’energia nucleare in passato, il risultato in termini di produzione non superi un quarto del fabbisogno totale. Occorre inoltre tenere conto del fatto che la maggior parte di queste nazioni non hanno in programma la costruzione di nuove centrali che sostituiscano quelle che progressivamente verranno smantellate nei prossimi anni, dando corpo ad un progressivo disimpegno nei confronti dell’atomo (spesso come nel caso della Germania a favore delle fonti rinnovabili) che comporterà un’altrettanto progressiva diminuzione dell’incidenza del nucleare sui fabbisogni nazionali un po’ in tutti i paesi dove le centrali sono presenti. Le uniche nazioni che al contrario stanno ancora investendo massicciamente sul nucleare sono quelle definite economicamente “emergenti” come Cina, India e Corea del Sud, laddove il fenomeno della delocalizzazione industriale ha determinato un grande fabbisogno energetico che necessita di essere soddisfatto con ogni mezzo.
Attualmente ogni anno nel mondo vengono prodotte circa 10.000 tonnellate di scorie nucleari e i rifiuti radioattivi prodotti fino al 2005 si calcola ammontino a 270.000 tonnellate. I soli Stati Uniti posseggono 40.000 tonnellate di scorie, la Francia 8000 tonnellate, il Giappone 7000 tonnellate. Il problema dello stoccaggio e della messa in sicurezza delle scorie nucleari appare tanto insormontabile quanto lontano da una possibile soluzione anche in virtù del fatto che in tutto il mondo i rifiuti radioattivi continuano ad accumularsi in maniera sempre più cospicua anno dopo anno. Basti pensare che gli Stati Uniti producono annualmente 2300 tonnellate di rifiuti radioattivi e nella sola Francia si produce una quantità annua di nuove scorie pari a tutte quelle attualmente presenti in Italia. Il solo smantellamento di una centrale nucleare alla fine della sua vita operativa produce una quantità di scorie di quasi tre volte superiore a quella prodotta durante i 40 anni della sua attività.
Fino ad oggi si è tentato di neutralizzare solamente le scorie nucleari meno pericolose (quelle di prima e seconda categoria) adottando una serie di soluzioni tecniche volte a garantire un minimo grado di sicurezza. Nei paesi membri della IAEA sono attualmente attivi oltre 70 depositi definitivi per rifiuti nucleari a bassa radioattività (circa 300 anni) una dozzina sono già stati chiusi, una decina stanno per chiudere, almeno 20 sono in fase di costruzione e molti altri sono in fase di progettazione. La maggior parte di essi (circa il 90%) sono costruiti in superficie e costituiti da trincee, tumuli, silos e sarcofaghi di calcestruzzo, volti a garantirne la conservazione in tutte le condizioni prevedibili. Il restante 10% è costituito da depositi posti in cavità sotterranee o in formazioni geologiche profonde. A garanzia della sicurezza di tali depositi sono state adottate barriere artificiali più o meno complesse (a seconda della rigidità del clima e delle caratteristiche del territorio) e sistemi di monitoraggio ambientale estesi oltre che al deposito anche alle aree circostanti. Appare comunque evidente come sia un esercizio sillabico privo di senso parlare di sicurezza facendo riferimento ad un periodo temporale di 300 anni. Anche nel caso (non sempre probabile) di una perfetta tenuta delle strutture per tutto l’arco di tempo, subentrerebbe infatti l’altissimo rischio di eventi imponderabili quali attentati terroristici, guerre, terremoti, alluvioni ed incidenti di vario genere, la cui possibilità in un periodo così lungo non è affatto remota.
I depositi definitivi esistenti nel mondo riguardano esclusivamente i rifiuti nucleari a bassa radioattività e viene spontaneo domandarsi cosa sia stato fatto per quanto concerne le scorie di terza categoria ad alta radioattività, minori quantitativamente ma enormemente più pericolose in quanto fonti di radiazioni per decine di migliaia di anni, fino a 250.000 anni. In realtà per mettere in sicurezza i rifiuti nucleari ad alta radioattività non è stato fatto assolutamente nulla, o meglio tutto il gotha della tecnologia mondiale ha dimostrato di non avere assolutamente né i mezzi né tanto meno le conoscenze tecnico/scientifiche per affrontare un problema che travalica di gran lunga le capacità operative dell’essere umano, qualunque siano le sue competenze tecniche e scientifiche. Rapportarsi con periodi di tempo il cui ordine è quello delle ere geologiche significa abbandonare ogni stilla di realismo, per rifugiarsi fra le pieghe dell’utopia, dell’incoscienza e della pazzia. Nulla e nessuno potrà mai prevedere le mutazioni di ogni genere che riguarderanno il pianeta nei prossimi 100/200 mila anni, né individuare luoghi o spazi adatti a stipare in sicurezza le scorie ad alta radioattività in un futuro tanto lontano. Che fine hanno dunque fatto e continuano a fare le scorie nucleari di terza categoria destinate a rimanere un pericolo mortale per le prossime 10.000 generazioni? In alcuni casi purtroppo, essendo divenuto quello dello smaltimento delle scorie un business miliardario, esse sono finite nelle mani di società senza scrupoli che si occupano di “esportarle” nei paesi più poveri, senza le opportune misure di sicurezza o di collocarle in contenitori che vengono poi gettati sul fondo del mare, con devastanti conseguenze dal punto di vista ambientale e sanitario. Nel secolo passato spesso le scorie nucleari sono state gestite in maniera del tutto inadeguata, per mera convenienza economica e mancanza delle opportune conoscenze scientifiche, determinando la contaminazione dei territori e delle persone.
Attualmente quando vengono rispettate le opportune misure di sicurezza, le scorie nucleari di terza categoria, dopo essere state riprocessate e ridotte allo stato di materiale vetrificato vengono alloggiate negli appositi container e stoccate all’interno di strutture provvisorie (generalmente cassoni di calcestruzzo) in attesa di una destinazione definitiva che potrebbe non arrivare mai. In realtà risultando troppo pericoloso e del tutto inutile l’interramento delle scorie ad alta radioattività, anche qualora si scegliessero come siti di stoccaggio le formazioni geologiche profonde più adatte allo scopo, la scelta generalmente adottata è quella di stiparle in luoghi di superficie facilmente accessibili, confidando nella speranza che l’evoluzione della tecnica “scopra” in un prossimo futuro qualche soluzione accettabile.
Alla luce della situazione fin qui descritta appare evidente come la scelta di basare sul nucleare la propria produzione energetica rappresenti una decisione scellerata, a maggior ragione per quanto riguarda quegli stati (come l’Italia) che da lungo tempo hanno rifiutato il ricorso all’atomo e ciò nonostante stanno ancora pagando a caro prezzo l’eredità determinata dalle scorie prodotte in passato. Al contrario si palesa la necessità d’investire massicciamente nell’ambito del risparmio energetico e delle fonti energetiche rinnovabili, privilegiando l’autoproduzione locale ed i piccoli impianti solari ed eolici individuali, anziché gli impianti di grandi dimensioni. E rinnovando la rete di distribuzione dell’energia in funzione dell’autoproduzione e del recupero degli enormi sprechi oggi esistenti.
La situazione in PiemonteRicordiamo che il Piemonte è stato scelto dal governo Berlusconi tra le regioni che dovranno ospitare le nuove centrali nucleari, nella zona di Trino Vercellese, nonostante il nostro territorio stia già pesantemente pagando l'eredità del vecchio nucleare nell'impianto di Saluggia (riprocessamento dei combustibili dei reattori ); per ulteriori riferimenti sul sito di Saluggia: A rischio l'approvvigionamento idrico di 101 Comuni monferrini (La Vita Casalese, 26.07.2007) Saluggia: vertice in comune (La Vita Casalese, 17.05.2007) Scorie radioattive all'Avogadro (La Vita Casalese, 03.05.2007) Acquedotto Radioattivo? (La Vita Casalese, 19.04.2007) Acquedotto del Monferrato - Quell'acqua preoccupa (La Vita Casalese, 12.04.2007) Ambiente in Consiglio (La Vita Casalese, 01.02.2007) Sabato acceso Consiglio Comunale ad Odalengo Grande (Il Monferrato, 30.01.2007) Odalengo: acqua contaminata? (La Vita Casalese, 03.11.2006) Rilascio di acqua contaminata nell'area nucleare di Saluggia - 30.10.2006 (interpellanza prot. 1446) |
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