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Candidato MAURIZIO GASPARELLO

    

Smaltimento rifiuti - Alternativa all’incenerimento: il Trattamento Meccanico Biologico (TMB)

Il miglior rifiuto è quello non prodotto: “tuttavia la loro crescente quantità rivela anche un rapporto distorto con la Terra. Non stupisce che gestire i rifiuti sia difficile quando – per limitarsi solo a quelli urbani – chi abita in Italia ne produce ogni anno oltre mezza tonnellata. Sono perciò rilevanti e apprezzabili tutte le iniziative miranti a contenerne la produzione, quali la riduzione degli imballaggi o la realizzazione di prodotti facilmente riutilizzabili e riciclabili. Promuovere la sobrietà nel consumo significa anche imparare ad apprezzare i beni per la loro capacità di durare nel tempo, magari per usi diversi da quelli originari, piuttosto che per l’attrattiva della confezione”.[1]

Eliminare totalmente i rifiuti è comunque impossibile. Il “Trattamento Meccanico Biologico” (TMB), abbinato a un alto livello di raccolta differenziata, è un’alternativa pratica all’incenerimento, molto più vantaggiosa sotto tutti i punti di vista. Tra i 15 impianti TMB già esistenti nel mondo (altri 20 sono attualmente in costruzione), i più avanzati sono quelli di Sidney, in Australia, attivo dal 2004, di Amiens in Francia, di Munster e di Bassum in Germania e di Vagron nei Paesi Bassi. Il TMB è praticamente l’evoluzione del compostaggio, basato su complesse tecniche di separazione meccanica integrate con il trattamento della parte organica dei rifiuti. Se collegato ad raccolta differenziata che raggiunga almeno il 60% del volume complessivo dei rifiuti (a Settimo Torinese siamo già oltre il 50%, come da dati della Seta S.p.A.), un moderno impianto TMB è in grado di recuperare circa il 70% dal restante 40% del materiale indifferenziato in ingresso, mediante il recupero delle parti riciclabili di vetro, plastiche, alluminio, acciaio, carta, cartone e pellicole di plastica. La parte organica viene recuperata con un processo anaerobico-aerobico: il biogas derivante da questo trattamento è utilizzato per la produzione di energia.

La quantità residua di rifiuti da conferire in discarica è circa il 15% del volume complessivo dei rifiuti in ingresso (dati dell’impianto di Amiens, in Francia) ed è costituita da inerti e composti organici stabilizzati, con scarsissima capacità di percolazione ed emissione di odori molesti e una potenzialità inquinante ridotta del 90% rispetto a quella del materiale in entrata, che potrebbero essere smaltiti in discariche per inerti o addirittura riutilizzati. Nel caso dell’incenerimento (che rende inutile la raccolta differenziata, in quanto priverebbe gli inceneritori dei materiali maggiormente calorifici) il 30% della massa dei rifiuti bruciati si trasforma in ceneri, che sono a loro volta rifiuti tossici e devono essere smaltiti in discariche per rifiuti speciali. Le emissioni di anidride carbonica e di gas serra di un impianto TMB sono notevolmente inferiori rispetto a quelle di un inceneritore e il TMB, a differenza dell’incenerimento, non introduce sostanze tossiche nell’ambiente circostante. Un impianto TMB costa circa ¼ dell’importo necessario per costruire un piccolo inceneritore ed è tecnicamente più semplice e veloce da realizzare. La sua localizzazione non provoca resistenze da parte delle popolazioni interessate a causa del suo scarsissimo impatto ambientale e, con un minore impiego di capitali, crea molti più posti di lavoro a parità di rifiuti trattati rispetto all’incenerimento.

Abbinando una elevata percentuale di raccolta differenziata al TMB si riesce a “riciclare la stragrande maggioranza dei rifiuti, conferendo in discarica solamente una piccola parte di essi – fino a meno del 10% - sotto forma di materiali inerti e scarsamente inquinanti. Il tutto con un costo enormemente inferiore rispetto a quello dei megainceneritori e senza avvelenare l’aria e il suolo, con enormi benefici per l’ambiente e la salute delle persone e degli animali. Paradossalmente, proprio la minore movimentazione di denaro connessa a un sistema di questo genere lo rende scarsamente attraente per i grandi potentati economico-finanziari, che prediligono opere faraoniche come i megainceneritori, che permettono loro di gestire finanziamenti miliardari a proprio uso e consumo”[2].

[1]     Messaggio CEI “Una nuova sobrietà, per abitare la Terra”, IIIa Giornata per la salvaguardia del creato – 1° settembre 2008

[2]     Marco Cedolin: GRANDI OPERE, Arianna Editrice