
12/11/2010 – Fonte:
www.lastampa.it
Basso impero
MICHELE BRAMBILLA
Non è detto, non è affatto detto
che l’impero di Silvio Berlusconi sia arrivato al capolinea: l’uomo ha più di
sette vite e lo ha già dimostrato tante volte.
Magari rivincerà le elezioni e non farà prigionieri. Ma in questi giorni il
clima è un clima da fine impero, e quando finisce un impero si scatenano gli
istinti più bassi, la ribalta è degli ex fedelissimi che tradiscono e dei nemici
che infieriscono, e questa è una delle cose peggiori perché non c’è niente di
più vile che infierire su chi cade.
Sono giorni già tante volte vissuti in questo Paese, i giorni del «mai stato
fascista, io» e del «mai stato craxiano, io». Pare si attenda da un momento
all’altro un’immancabile apocalisse, forse anche una catarsi, crescono da una
parte la voglia anzi la necessità di riciclarsi e dall’altra quella del
regolamento di conti. Per un po’ sarà il caos, come dopo il 25 aprile: si starà
alla finestra, un po’ di qua e un po’ di là in attesa di capire come va a
finire. Un vecchio collega raccontava di quel che accadde al suo paese, in
Veneto, dove l’ex podestà, diventato primo sindaco provvisorio dopo la
Liberazione, stava - con un fazzoletto rosso al collo - nella piazza principale
a fianco del parroco: un cittadino si presentò davanti ai due sollevando
contemporaneamente entrambe le braccia, la destra per il saluto romano e la
sinistra per il pugno chiuso, esclamando: «Sia lodato Gesù Cristo».
Ogni fine impero è però preceduto dal basso impero, il cui tratto distintivo è
lo scadimento della corte. Successo dopo successo, il re si convince di essere
invincibile e soprattutto infallibile, così da non avere bisogno di consiglieri
saggi ma di chi gli dà sempre ragione. Mussolini cominciò con Giovanni Gentile e
Alfredo Rocco e finì con Achille Starace. A chi lo metteva in guardia dicendogli
«Duce, Starace è un cretino», lui rispondeva: «Lo so, ma è un cretino
obbediente».
Lungi da noi fare paragoni di persone e di sistemi politici - l’equiparazione
tra berlusconismo e fascismo è una via di mezzo tra una barzelletta e una
bestemmia storica - ma è innegabile lo sconcerto provato, anche fra tanti
elettori di centrodestra, nel vedere quale sia il livello del materiale umano
che pare il più vicino a Berlusconi in questi ultimi tempi. Lo sconcerto ad
esempio nell’aver visto i filmati - messi in rete dal settimanale «Oggi» - che
documentano il trasporto delle ragazze di Lele Mora a casa Berlusconi. «Mi
piacciono le donne», ha detto Berlusconi, ma ci si chiede se abbia bisogno di
andare a una festa a Casoria, di frequentare Gianpaolo Tarantini e Patrizia
D’Addario, di spacciare una disinvolta minorenne per la nipote del Presidente
egiziano per tirarla fuori da una camera di sicurezza.
Quello che sta venendo fuori sulla corte di Berlusconi è difficilmente
difendibile anche dai berlusconiani antemarcia. Lele Mora ed Emilio Fede sono
indagati per favoreggiamento della prostituzione, e con loro Nicole Minetti, una
ragazza di 25 anni che il presidente del Consiglio ha conosciuto come igienista
dentale quando è stato ricoverato per la statuetta del Duomo tiratagli in
faccia, e che poi è stata catapultata alla Regione Lombardia nel listino
bloccato: eletta consigliere, cioè amministratrice dei lombardi, senza neanche
passare per l’incognita del voto. Per quali meriti? Leggiamo poi che una tale
Perla Genovesi, già assistente di un senatore di Forza Italia e arrestata nel
luglio scorso con l’accusa di traffico di droga, tra il 2003 e il 2007 ha avuto
48 contatti telefonici con la residenza privata di Berlusconi ad Arcore;
leggiamo che sempre questa Perla ha avuto 500 contatti con una sim intestata a
Sandro Bondi e che un non precisato «assistente di Formigoni» l’aveva avvisata
di avere il telefono sotto controllo. Poi c’è un’altra presunta escort (adesso
si chiamano così perché il politicamente corretto ha ribattezzato perfino il
meretricio) che risponde al nome di Nadia Macrì e che sostiene di avere avuto
rapporti «con il presidente Berlusconi tramite Lele Mora per cui lavoravo» e
anche con il ministro Brunetta, che ha smentito.
Leggiamo tutto questo e ci chiediamo: è davvero così la corte dell’ultimo
Berlusconi? Ieri Fabrizio Corona ha detto che dei festini ad Arcore ci sono pure
le foto. E Fabrizio Corona, di cui Lele Mora ha assicurato essere stato
l’amante, è già stato condannato: eppure in questa Italia è un idolo di tante
ragazze e sulle reti Mediaset è andato spesso a fare il maître à penser.
Forse tra vent’anni diremo: ma com’è stato possibile tutto questo? Alcuni tra i
vecchi amici e consiglieri di Berlusconi sotto voce spiegano: «Ha voluto
sostituire Gianni Letta con Daniela Santanchè e Fedele Confalonieri con Lele
Mora». Vero o falso? Ferdinando Adornato, in un intervento alla Camera, ha
rimproverato a Berlusconi di aver cambiato gli «intellettuali di riferimento»
passando «da Lucio Colletti» (e si potrebbero aggiungere Marcello Pera, Paolo
Del Debbio, Piero Melograni, Giuliano Ferrara) a giornalisti che parlano alla
pancia della destra più becera e usano la tastiera come un manganello.
Ieri con un’intervista a Luca Telese del «Fatto» anche Vittorio Feltri ha preso
le distanze. Ha detto che «tanta gente di destra si è rotta le balle di tutte le
veline di Berlusconi», che il caso Ruby non gli è piaciuto, che Berlusconi «non
doveva andare a Casoria», che «è stanco, confuso, non ha fatto tante cose che
doveva fare»; ha distinto la posizione del direttore del «Giornale» Alessandro
Sallusti, che è per fare quadrato attorno al Cavaliere, dalla sua, che è per la
libertà di critica. Ha fatto capire, forse addirittura annunciato, che se ne
andrà dal «Giornale» per fondare un altro quotidiano. Anche Maurizio Belpietro
di «Libero», uno dei più agguerriti, nei giorni scorsi ha dedicato al premier un
editoriale intitolato «È dura aiutarlo se non inizia ad aiutarsi da sé».
Segnali che l’impero è davvero al crepuscolo? Nelle aziende del Cavaliere,
Mediaset e Mondadori in testa, la preoccupazione si tocca con mano. Perché ci si
chiede: come sarà il dopo? Lasceranno in pace il Berlusconi non più premier? O
ci sarà la vendetta? Di sicuro, se vendetta sarà, avrà il contorno di tante
tricoteuses, tra cui molti adulatori dei tempi beati. Perché questa è l’Italia.
Non c’è nulla di male nel cambiare idea, anzi. Ma va distinto chi se ne va
quando il capo è ancora potente da chi se ne va quando la barca affonda. Come
cantava Francesco Guccini: bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per
contrarietà.