L’importanza dell’informazione nella nostra
società contemporanea è enorme, così come spaventoso si rivela il
potere concentrato nelle mani dei grandi
media che gestiscono la costruzione
della realtà.
Quasi tutto ciò che conosciamo e travalica le
mura della nostra casa, della fabbrica o dell’ufficio in cui lavoriamo
e della ristretta cerchia dei nostri amici e delle nostre conoscenze
non esiste nella sua vera natura, bensì in quella in cui i media hanno
ritenuto
di rappresentarlo.
Una
protesta, un corteo, una manifestazione, a meno che ci abbiano
coinvolto personalmente, faranno parte della nostra consapevolezza
solamente se l’informazione ha deciso di darcene notizia, altrimenti
per noi sarà come se non fossero mai esistiti.
Un
progetto come quello dell’Alta Velocità ferroviaria sarà da noi
giudicato indispensabile, inutile, dannoso o strategico, in funzione
dei vari giudizi che gli esperti e gli uomini politici avranno
espresso attraverso i media che sono perciò in grado di filtrarli al
fine di ottenere l’effetto voluto.
Se non
viviamo in Valle di Susa saranno i media a svelarci l’identità e le
motivazioni dei contestatori e in funzione della realtà che i media ci
rappresenteranno noi li considereremo. Anarco - insurrezionalisti,
provocatori, teppisti alla ricerca di ogni occasione che permetta loro
di sfogare la propria violenza, oppure onesti cittadini e brave
persone che pacificamente difendono la propria terra....
Sono i
giornali e le televisioni ad offrirci i parametri attraverso i quali
leggere il mondo che ci circonda, individuare i buoni e i cattivi,
separare i progetti utili da quelli sbagliati, considerare la validità
delle scelte di ordine economico, ambientale, etico, scientifico,
formarci un’opinione su tutto ciò che accade. Sono i giornali e le
televisioni a fornirci le coordinate che ci permetteranno di
entusiasmarci, preoccuparci, indignarci, emozionarci, solidarizzare,
condividere, contestare, disapprovare, manifestare qualsivoglia genere
di emozione funzionale alla realtà che ci viene rappresentata.
Ma i
media non si limitano a plasmare e costruire la realtà a loro
piacimento, essi sono in grado di decidere se un determinato evento è
esistito o meno e possono operare in questo senso con molta facilità,
limitandosi a rendere pubblica o ignorare una determinata notizia.
Tutto
ciò che non viene rappresentato dai giornali e dalle televisioni,
semplicemente non è esistito, tranne ovviamente per chi è stato
direttamente coinvolto nell’evento.
Il
controllo dell’informazione è perciò indispensabile all’oligarchia di
potere, tanto quanto lo è quello della politica, solo attraverso la
condiscendenza dei media è infatti possibile gestire l’opinione
pubblica, costruire consenso e distruggere eventuali avversari.
In
relazione a questa necessità ossessiva di mistificare mediaticamente
il mondo reale, al fine di orientare l'opinione pubblica in maniera
funzionale agli interessi superiori, anche il linguaggio sta cambiando
in profondità.
Le
parole non hanno più una valenza specifica funzionale al proprio
contenuto, ma sono diventate gusci vuoti privati di un significato
intrinseco, adatti non a rappresentare un concetto ma semplicemente a
soggiogare emotivamente l’interlocutore.
Quante
volte guardando la televisione o leggendo i giornali c’imbattiamo in
concetti quali “strategicità di un’opera”, “necessità di sviluppo”,
“funzionale agli obiettivi di crescita”, “indispensabile alla ripresa
economica”, “democraticizzazione di un popolo”, “recupero di
competitività”, “maggiore flessibilità”, “mercato globale”, “grandi
infrastrutture d’importanza internazionale”.
Si
tratta di frasi fatte, luoghi comuni, esternazioni ad effetto che pur
essendo prive di un reale significato sortiscono comunque il risultato
voluto, poiché tendiamo ad essere influenzati dalla ridondanza del
concetto, senza preoccuparci di scavare nel suo contenuto.
Chi ha
fatto l’esternazione non sarà mai in grado di spiegarci perché quella
determinata opera è strategica o le motivazioni della necessità di
sviluppo, oppure le ragioni per le quali una decisione è funzionale
agli obiettivi di crescita o indispensabile alla ripresa economica.
Nessuno sarà in grado di spiegarci come sia possibile esportare la
democrazia, cosa significhi realmente recuperare competitività, quale
sia l’importanza internazionale di un’infrastruttura o perché sia
indispensabile avere maggiore flessibilità e quali siano i parametri
di un mercato globale.
Nonostante ciò noi avremo metabolizzato l’importanza prioritaria ed
imprescindibile del concetto, accettandolo come necessario ed
indispensabile.
Un altro
esempio del condizionamento che ogni giorno ci viene imposto tramite
l’uso improprio delle parole è costituito da quei termini che vengono
usati come sinonimo di modernità, pur non avendo di per se stessi
alcuna valenza specifica.
Veloce,
grande, globale, sostenibile, internazionale, imprescindibile,
strategico, europeo, progresso, futuro, sviluppo, nuovo, crescita,
competitività, prioritario, sono tutti termini che
vengono
con violenza ripetuti dai media in maniera martellante e ossessiva per
dare ai concetti più svariati una patente di buono, bello e moderno.
E ancora
“sviluppo sostenibile”, “ecologia industriale”, “crescita verde”,
“produzione pulita”, “economia solidale”, “guerra pulita”,
“globalizzazione dal volto umano”, sono tutte contraddizioni in
termini che rivelano il tentativo di attribuire una funzione ecologica
o sociale ad elementi che per la loro stessa natura mai potrebbero
vantarla.
Costruendo il mito dell’onnipotenza della tecnica, sia essa
scientifica o economica, si cerca di proporre come rimedio la causa
stessa della malattia, nell’ottica di una visione riduttiva e
regressiva dell’uomo, inteso solo come consumatore, tubo digerente e
ingranaggio della macchina produttiva.
Un
ingranaggio che necessita di essere sempre ben oliato e mantenuto in
efficienza, per continuare a svolgere al meglio il misero compito che
gli è stato assegnato.

1 commenti:
- occorre fare ciò che i mercati chiedono (versione soft);
- occorre fare quanto che i mercati impongono (versione hard);
- i mercati vedono nella Merkel il capo dell'Unione Europea (sentita ieri su Radio 3, mica su Radio 24 o da Emilio Fede...);
- i mercati votano tutti i giorni;
- duri i commenti della comunità internazionale;
- l'Europa ci chiede... (per il cosa l'offerta è libera secondo i desideri del cazzeggiatore di turno).
Ciao e a presto,
Maurizio Gasparello
www.europadeipopoli.org