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Mitologia europea
di Jorge
Cadima*
su Avante
del 21/05/2010
“Avante”, 20
maggio 2010
Traduzione a cura di l’Ernesto online: http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19440
Avante è il settimanale del Partito Comunista Portoghese
Negli ultimi due anni molti miti sono crollati. E’ risultato chiaro che, come
nel 1929, il capitalismo, funzionando in accordo con le sue leggi, ha generato
una gigantesca crisi mondiale. E che si sta facendo di tutto per salvare il
grande capitale finanziario, responsabile delle enormi proporzioni della crisi.
In quanto ai lavoratori, ad essi toccherà loro la disoccupazione, In quanto agli
stati nazionali (a conferma di chi sono al servizio) ad essi toccheranno i
danni, i debiti, i “titoli tossici” e i rischi. Senza esigere nulla in cambio,
senza alterare le “regole del gioco”, senza limitare il potere e i profitti del
grande capitale. Ora affermano che la situazione finanziaria degli stati è
insostenibile. Ma ciò è il risultato diretto del salvataggio del grande capitale
finanziario. E così non solo in Grecia o in Portogallo, ma in numerosi paesi, a
cominciare dagli Stati Uniti e l’Inghilterra.
Ma oggi anche altri miti si sfaldano. E’ ovvio che non stiamo “uscendo dalla
crisi”. Chi accreditava che “l’Europa con noi” e l’Euro erano un “porto sicuro”
nel cui nome si doveva sacrificare la sovranità nazionale, si trova di fronte la
realtà di mercati speculatori. A coloro che credevano nel “modello sociale
europeo” o nella “solidarietà dei nostri partner europei”, è la Commissione
Europea che impone l’abbassamento dei salari, il taglio delle pensioni, il
licenziamento di migliaia di impiegati pubblici, l’abbattimento dei servizi
sociali. Nulla viene fatto per “aiutare” i paesi in difficoltà nel pagamento del
debito, ma si aiutano le banche creditrici, che sono soprattutto francesi e
tedesche. Per coloro che affermano che l’UE e l’Euro sono “inevitabili” e
“irreversibili”, ecco la notizia di El Pais (14.5.10): secondo Zapatero, Sarkozy
avrebbe minacciato (con un pugno sul tavolo) l’abbandono dell’Euro da parte
della Francia, nel caso in cui la Germania non dia via libera al più recente
pacchetto di misure. O le dichiarazioni di Angela Merkel, secondo le quali
alcuni paesi potrebbero essere esclusi dall’Euro. Il che abbatte un altro mito,
quello della “sovranità condivisa”. La “sovranità” nell’UE è delle grandi
potenze. E’ quello che si è visto quando è toccato a Germania e Francia di
essere multate per avere superato il limite del 3% del deficit di bilancio:
hanno deciso di sospendere le regole. E’ proprio il caso di dire che alcuni sono
più eguali di altri.
E’ oggi evidente che la lotta di classe, lungi dall’essere una cosa del passato,
è la parola d’ordine della Commissione Europea e dei suoi referenti in ogni
paese. Sta approfittando della crisi per accelerare quelle misure di classe che
già si era deciso di adottare e per nuovi salti di qualità nella sempre più
tirannica “integrazione europea” al servizio del grande capitale delle grandi
potenze. Il capitalismo senile dei nostri giorni, lungi dall’essere un sistema
“efficiente”, “dinamico”, che “crea ricchezza e che la “distribuisce dall’alto
verso il basso”, è un gigantesco aspiratore che succhia tutta la ricchezza del
pianeta ed, esattamente come la piaga delle cavallette, distrugge tutto quello
che incontra sulla sua strada: industrie, regioni, paesi, continenti. Nessun
popolo è immune da questa piaga, né nei paesi della periferia né in quelli del
centro del sistema.
Che nessuno si lasci ingannare dal mito secondo cui “tutti dobbiamo fare
sacrifici per uscire dalla crisi”. Non ci saranno sacrifici del grande capitale.
E neppure ci sarà l’uscita dalla crisi. Le misure ora assunte non sazieranno gli
appetiti del mostro. E’ già ovvio che il pacchetto di 750 mila milioni di Euro
dell’UE e del FMI, approvato per “tranquillizzare i mercati” (che alla vigilia
erano “speculatori”) non risolverà nulla (Martin Wolf, Financial Times,
12.5.10). Se il problema è l’eccesso del debito, un ancor maggiore
indebitamento, accompagnato dalla contrazione dell’attività economica, aumenterà
solo le dimensioni del problema.
Chi ha venduto l’UE ai portoghesi, ha venduto l’illusione che ci saremmo potuti
trasformare in una piccola Germania. La verità è che ci stiamo trasformando in
una piccola Argentina. Invece della produzione nazionale, ci troviamo a fare i
conti con i debiti. Al posto della sovranità, ci troviamo i controllori dell’UE
che sostituiscono l’Assemblea della Repubblica. E’ venuto il tempo di respingere
i miti e di affrontare la realtà. I popoli hanno solo una strada: resistere,
lottare, sollevarsi.
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