Anche
il linguaggio
fa parte a pieno titolo delle armi di distrazione di massa,
utilizzate per metterci in mutande mentre ostentiamo un
ebete sorriso sulle labbra e continuiamo a ripeterci che
anche se sta arrivando l’inverno in fondo si sta bene pure
così.
Il termine riforme, usato ed abusato a vario titolo nel corso degli ultimi decenni è una delle parole chiave utilizzate per veicolare impunemente nefandezze di ogni genere, non ultime guerre di occupazione e sterminio di popoli innocenti.
Il giochetto risulta in fondo di una semplicità disarmante, si sceglie un termine (come appunto riforme) privo di qualsiasi valenza intrinseca e lo si carica di un significato positivo che non ha ragione di essere, per poi radicarlo in questa forma deviata presso l’immaginario collettivo, dove diventerà sinonimo di buono, bello, moderno, efficace, utile ed irrinunciabile.
Il termine riforme in realtà è assolutamente neutro, né bello, né brutto, né positivo, né negativo, dal momento che la sua valenza sarà determinata solo ed esclusivamente dal merito delle riforme stesse che potranno risultare migliorative o peggiorative in funzione del loro contenuto e della situazione soggettiva dalla quale se ne subiscono le conseguenze.
Una riforma che elimini le eccessive pastoie burocratiche per i cittadini potrà avere le prerogative per migliorare la vita degli stessi, una riforma che innalzi l’età pensionabile nuocerà a chi aspira ad andare in pensione, ma gioverà ai conti dello stato, una riforma che permetta il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori statali metterà un milione di persone in mezzo ad una strada e via discorrendo…..
Il termine riforme, usato ed abusato a vario titolo nel corso degli ultimi decenni è una delle parole chiave utilizzate per veicolare impunemente nefandezze di ogni genere, non ultime guerre di occupazione e sterminio di popoli innocenti.
Il giochetto risulta in fondo di una semplicità disarmante, si sceglie un termine (come appunto riforme) privo di qualsiasi valenza intrinseca e lo si carica di un significato positivo che non ha ragione di essere, per poi radicarlo in questa forma deviata presso l’immaginario collettivo, dove diventerà sinonimo di buono, bello, moderno, efficace, utile ed irrinunciabile.
Il termine riforme in realtà è assolutamente neutro, né bello, né brutto, né positivo, né negativo, dal momento che la sua valenza sarà determinata solo ed esclusivamente dal merito delle riforme stesse che potranno risultare migliorative o peggiorative in funzione del loro contenuto e della situazione soggettiva dalla quale se ne subiscono le conseguenze.
Una riforma che elimini le eccessive pastoie burocratiche per i cittadini potrà avere le prerogative per migliorare la vita degli stessi, una riforma che innalzi l’età pensionabile nuocerà a chi aspira ad andare in pensione, ma gioverà ai conti dello stato, una riforma che permetta il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori statali metterà un milione di persone in mezzo ad una strada e via discorrendo…..
Nonostante queste prerogative incontrovertibili e l’assoluta neutralità del termine, lo stesso ha assunto all’interno dell’immaginario collettivo una valenza di “cosa buona e giusta” che prescinde in maniera scellerata dal contenuto con cui il termine verrà riempito.
Sono nati negli anni movimenti e partiti autodefinitisi riformisti, sono state condotte guerre di occupazione avallate dalla necessità di democrazia e riforme, si mistifica senza alcun pudore la macelleria sociale sotto le mentite spoglie di riforme coraggiose ed indispensabili. Mentre la BCE ed i banchieri ordinano “riforme subito” i partiti politici in maniera assolutamente bypartisan inneggiano alle riforme, Emma Marcegaglia strilla quotidianamente pretendendo le riforme, gli economisti raccontano che si è giunti a questo punto perché si è tardato a fare le riforme, i mezzibusti in TV auspicano la venuta di un governo forte che possa portare a compimento le riforme di cui abbiamo assolutamente bisogno, i cittadini attendono l’arrivo delle riforme come una venuta salvifica purificatrice che epurerà il male dal paese.
Ma davvero sarà sufficiente “vendere” la macelleria sociale
con l’abitino chic della riforma, per far si che i riformati
plaudano alla nuova condizione di miseria con riconoscenza e
fervore mistico? O con uno scatto d’orgoglio gli italiani
riformati e messi in mezzo ad una strada inizieranno a
raccoglierne i ciottoli per farne un uso poco consono ma
assai indicativo del proprio umore?
Con tutta probabilità nei prossimi mesi
comprenderemo fino a che punto il condizionamento delle
parole è in grado d’inebetire il giudizio di chi le ascolta
e capiremo se le armi di distrazione di massa continuano a
funzionare alla perfezione anche dopo essersi scontrate con
la realtà o si renda necessario l’uso di armi di altra
natura della fattispecie di quelle già sperimentate con
successo in
Val di Susa.
Riformati, deformati, disinformati e menati per il naso non
ci resta che attendere.
° ° ° ° ° ° ° ° °
° ° ° ° ° ° ° ° °
martedì 15 novembre 2011
Il ricatto in tempo reale
Marco Cedolin
“Btp sopra la soglia di allarme, ma
la situazione migliora dopo il sì al
nuovo governo dei due principali
partiti.”
Era uno dei titoli che stamane
popolavano l’home page di Repubblica e
lascia intuire con chiarezza adamantina
quale sarà la strategia applicata
nell’Italia in
stato di occupazione nel corso dei
prossimi mesi.
Qualche remora nell’applicazione di
nuove tassazioni a carico del
contribuente? Lo spread inizia a salire
in maniera vertiginosa e la cifra (500 –
520 – 550 – 600 – 610 - 700) campeggia a
caratteri cubitali sui giornali e sugli
schermi TV, mentre gli “esperti”
vaticinano il crollo del paese nel
baratro del default. Le remore vengono
immediatamente meno, facendo si che si
possa tassare a profusione e lo spread
inizia a scendere gradualmente, ma non
troppo, perché continui a restare un
monito per chiunque osi mettere i
bastoni fra le ruote alla megamacchina
tecnofinanziaria.
Le proteste per i previsti 300mila
licenziamenti iniziano a prendere piede
e perfino qualche
improvvido sindacalista fulminato
sulla via di Damasco osa esprimere
malcelato scetticismo? Ecco che lo
spread sale alle stelle.....
e di fronte alla
prospettiva di una sciagura di proporzioni
inenarrabile i 300mila poveracci buttati in
mezzo ad una strada diventano in fondo poca
cosa, trasmutando allo stato di sacrificio
tutto sommato accettabile. Il sindacalista
improvvido e “antipatriota” bacchettato da
Napolitano ritorna nei ranghi, la gente
mormora ma resta in casa e lo spread inizia
a scendere, ma di poco, perché lo spettro
della catastrofe deve rimanere tangibile e
reale.
Le privatizzazioni incontrano qualche
sacca di resistenza? Ecco il diavoletto
dello spread che prende il volo per
compiere lo sterminio annunciato, mentre
immediatamente le sacche di resistenza
si dissolvono come neve al sole.
Protesti per la bastonata? Guarda che lo
dico al direttore e lui ti pesta a
sangue fino a lasciarti esanime sul
pavimento, hai compreso come funziona da
oggi in poi?
Una catastrofe costruita
progressivamente nel corso dei mesi, con
il consenso delle forze politiche e dei
cittadini, ottenuto paventando una
catastrofe di dimensioni ancora maggiori
che come una spada di Damocle verrà
alzata sulle teste di noi tutti, ogni
qualvolta si renda necessario reiterare
il monito.
Anziché strisciare piagnucolando, con lo
sguardo terrorizzato rivolto all’insù,
bisognerebbe forse trovare il coraggio
di alzarsi in piedi e spezzare il
braccio che brandisce la spada, ma per
farlo occorrerebbe essere uomini e donne
e non semplici burattini modello i phone.

