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lunedì 14 novembre 2011

Una riforma ci seppellirà?

Marco Cedolin
Anche il linguaggio fa parte a pieno titolo delle armi di distrazione di massa, utilizzate per metterci in mutande mentre ostentiamo un ebete sorriso sulle labbra e continuiamo a ripeterci che anche se sta arrivando l’inverno in fondo si sta bene pure così.
Il termine riforme, usato ed abusato a vario titolo nel corso degli ultimi decenni è una delle parole chiave utilizzate per veicolare impunemente nefandezze di ogni genere, non ultime guerre di occupazione e sterminio di popoli innocenti.
Il giochetto risulta in fondo di una
semplicità disarmante, si sceglie un termine (come appunto riforme) privo di qualsiasi valenza intrinseca e lo si carica di un significato positivo che non ha ragione di essere, per poi radicarlo in questa forma deviata presso l’immaginario collettivo, dove diventerà sinonimo di buono, bello, moderno, efficace, utile ed irrinunciabile.
Il termine riforme in realtà è assolutamente neutro, né bello, né brutto, né positivo, né negativo, dal momento che la sua valenza sarà determinata solo ed esclusivamente dal merito delle riforme stesse che potranno risultare migliorative o peggiorative in funzione del loro contenuto e della situazione soggettiva dalla quale se ne subiscono le conseguenze.
Una riforma che elimini le eccessive pastoie burocratiche per i cittadini potrà avere le prerogative per migliorare la vita degli stessi, una riforma che innalzi l’età pensionabile nuocerà a chi aspira ad andare in pensione, ma gioverà ai conti dello stato, una riforma che permetta il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori statali metterà un milione di persone in mezzo ad una strada e via discorrendo…..

Nonostante queste prerogative incontrovertibili e l’assoluta neutralità del termine, lo stesso ha assunto all’interno dell’immaginario collettivo una valenza di “cosa buona e giusta” che prescinde in maniera scellerata dal contenuto con cui il termine verrà riempito.
Sono nati negli anni movimenti e partiti autodefinitisi riformisti, sono state condotte guerre di occupazione avallate dalla necessità di democrazia e riforme, si mistifica senza alcun pudore la macelleria sociale sotto le mentite spoglie di riforme coraggiose ed indispensabili. Mentre la BCE ed i banchieri ordinano “riforme subito” i partiti politici in maniera assolutamente bypartisan inneggiano alle riforme, Emma Marcegaglia strilla quotidianamente pretendendo le riforme, gli economisti raccontano che si è giunti a questo punto perché si è tardato a fare le riforme, i mezzibusti in TV auspicano la venuta di un governo forte che possa portare a compimento le riforme di cui abbiamo assolutamente bisogno, i cittadini attendono l’arrivo delle riforme come una venuta salvifica purificatrice che epurerà il male dal paese.
Ma davvero sarà sufficiente “vendere” la macelleria sociale con l’abitino chic della riforma, per far si che i riformati plaudano alla nuova condizione di miseria con riconoscenza e fervore mistico? O con uno scatto d’orgoglio gli italiani riformati e messi in mezzo ad una strada inizieranno a raccoglierne i ciottoli per farne un uso poco consono ma assai indicativo del proprio umore?
 
Con tutta probabilità nei prossimi mesi comprenderemo fino a che punto il condizionamento delle parole è in grado d’inebetire il giudizio di chi le ascolta e capiremo se le armi di distrazione di massa continuano a funzionare alla perfezione anche dopo essersi scontrate con la realtà o si renda necessario l’uso di armi di altra natura della fattispecie di quelle già sperimentate con successo in Val di Susa.  
Riformati, deformati, disinformati e menati per il naso non ci resta che attendere.

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martedì 15 novembre 2011

Il ricatto in tempo reale

Marco Cedolin

“Btp sopra la soglia di allarme, ma la situazione migliora dopo il sì al nuovo governo dei due principali partiti.”
Era uno dei titoli che stamane popolavano l’home page di Repubblica e lascia intuire con chiarezza adamantina quale sarà la strategia applicata nell’Italia in stato di occupazione nel corso dei prossimi mesi.
Qualche remora nell’applicazione di nuove tassazioni a carico del contribuente? Lo spread inizia a salire in maniera vertiginosa e la cifra (500 – 520 – 550 – 600 – 610 - 700) campeggia a caratteri cubitali sui giornali e sugli schermi TV, mentre gli “esperti” vaticinano il crollo del paese nel baratro del default. Le remore vengono immediatamente meno, facendo si che si possa tassare a profusione e lo spread inizia a scendere gradualmente, ma non troppo, perché continui a restare un monito per chiunque osi mettere i bastoni fra le ruote alla megamacchina tecnofinanziaria.
Le proteste per i previsti 300mila licenziamenti iniziano a prendere piede e perfino qualche improvvido sindacalista fulminato sulla via di Damasco osa esprimere malcelato scetticismo? Ecco che lo spread sale alle stelle.....
e di fronte alla prospettiva di una sciagura di proporzioni inenarrabile i 300mila poveracci buttati in mezzo ad una strada diventano in fondo poca cosa, trasmutando allo stato di sacrificio tutto sommato accettabile. Il sindacalista improvvido e “antipatriota” bacchettato da Napolitano ritorna nei ranghi, la gente mormora ma resta in casa e lo spread inizia a scendere, ma di poco, perché lo spettro della catastrofe deve rimanere tangibile e reale.
Le privatizzazioni incontrano qualche sacca di resistenza? Ecco il diavoletto dello spread che prende il volo per compiere lo sterminio annunciato, mentre immediatamente le sacche di resistenza si dissolvono come neve al sole.
Protesti per la bastonata? Guarda che lo dico al direttore e lui ti pesta a sangue fino a lasciarti esanime sul pavimento, hai compreso come funziona da oggi in poi?
Una catastrofe costruita progressivamente nel corso dei mesi, con il consenso delle forze politiche e dei cittadini, ottenuto paventando una catastrofe di dimensioni ancora maggiori che come una spada di Damocle verrà alzata sulle teste di noi tutti, ogni qualvolta si renda necessario reiterare il monito.
Anziché strisciare piagnucolando, con lo sguardo terrorizzato rivolto all’insù, bisognerebbe forse trovare  il coraggio di alzarsi in piedi e spezzare il braccio che brandisce la spada, ma per farlo occorrerebbe essere uomini e donne e non semplici burattini modello i phone.