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La Germania problema d'Europa
di Stefano Sylos Labini -
08/02/2012
Fonte: sbilanciamoci.info
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I tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito pubblico spinga la Banca
centrale europea a stampare grandi quantità di moneta che farebbe scoppiare
l’inflazione. Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul
risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua
posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di
titoli del debito pubblico da parte della Bce, sta spingendo l’Europa in una
pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere
conseguenze devastanti. Ma i tedeschi, che hanno l’economia con la
produttività più elevata d’Europa, dovrebbero ricordarsi di ciò che accadde
dopo la prima guerra mondiale e di conseguenza dovrebbero essere più
lungimiranti per evitare di ripetere gli stessi errori che loro furono
costretti a subire.
Lezioni di storia
Il Trattato di Versailles fu imposto alla Germania con la minaccia
dell’occupazione militare e del blocco economico. Il Trattato istituì una
commissione che doveva determinare le esatte dimensioni delle riparazioni
che dovevano essere pagate dalla Germania. Nel 1921, questa cifra fu
ufficialmente stabilita in 33 miliardi di dollari. John Maynard Keynes
criticò duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa
economica e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania
avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una
pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic
Consequences of the Peace. I problemi economici che questi pagamenti
comportarono sono spesso citati come la principale causa della fine della
Repubblica di Weimar e dell’ascesa di Adolf Hitler, che inevitabilmente
portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20%
della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della
malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti
con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Ma, tra il 1933 e il 1936,
si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna,
anche più significativo del tanto celebrato “New Deal” di F.D. Roosevelt. E
non furono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera; i settori
trainanti furono quello dell'edilizia, dell’automobile e della metallurgia.
L’edilizia, grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione
della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita
dall'industria dell'automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%).
Nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati
una teoria monetaria che suonava pressappoco così: “le banconote si possono
moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi.
Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e
mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con
entrambe”.
Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista
fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e
Presidente della Banca centrale del Reich. “Il dottor Schacht è inciampato
per disperazione in qualcosa di nuovo che aveva in sé i germi di un buon
accorgimento tecnico. L’accorgimento consisteva nel risolvere il problema
eliminando l’uso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con
qualcosa che risultava un baratto, non però fra individui, bensì fra diverse
unità economiche.
In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario
del commercio, sopprimendo l’apparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che
di fatto lo stava strangolando. Tale innovazione funzionò bene,
straordinariamente bene, per coloro che l’avevano introdotta, e permise a
una Germania impoverita di accumulare le riserve senza le quali non avrebbe
potuto imbarcarsi nella guerra. Tuttavia, come osserva Henderson, il fatto
che tale metodo sia stato usato a servizio del male non deve impedirci di
vedere il vantaggio tecnico che offrirebbe al servizio di una buona causa”.
(1)
Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare
gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria
tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto
per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore
manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano
pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso
dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Certamente, il
protezionismo prima e l'autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in
cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione
di beni per lo stato e/o per il consumatore tedesco. Il controllo nazista
dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova
libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere
d'acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello
sui mercati valutari anglo-americani.
Cambiali garantite dallo Stato per le imprese
Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento
in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove
attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E
ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con
una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il
pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale
consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.
In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il
principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO, obbligazioni
emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo. In questo sistema è
direttamente la Banca centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli
industriali i capitali di cui hanno bisogno.
Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli
imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. Con queste
promesse di pagamento gli imprenditori pagano i fornitori. In teoria, questi
ultimi possono scontarle presso la Reichsbank in ogni momento, e qui sta il
rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all'incasso massicciamente
e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del
circolante e dunque dell'inflazione. Di fatto, però questo non avviene nel
Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO
come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso;
risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto.
Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso
delle imprese, a circolazione fiduciaria.
Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e
alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia
che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini e le sue classi dirigenti,
una fiducia ottenuta non solo con la propaganda e la coercizione, ma anche
attraverso il progressivo miglioramento delle condizioni economiche della
popolazione. Hjalmar Schacht fu l'inventore del sistema rendendo invisibile
l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande
pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo
di effetti psicologici.
In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole)
spiegò d'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro,
officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti
inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero
fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a
mancare nelle casse, non la manodopera. E Schacht sapeva che la prosperità
della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti con elevato
interesse a nazioni in difficoltà economica.
La disoccupazione riassorbita
Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo
stesso concetto: "nel Terzo Reich, all'origine, gli ordinativi dello Stato
forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è
quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i
fondi necessari agli investimenti (con gli effetti MEFO, che sono
pseudo-capitale); l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro
crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve
termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare
gli interessi] e in qualche misura rimborsato". Così Hitler raggiunse il suo
scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei
salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono
spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler sale
al potere, i disoccupati sono oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si sono quasi
dimezzati e a giugno sono ormai 2,5 milioni; nel 1936 calano ancora, a 1,6
milioni e nel 1938 non sono più di 400 mila. Fu questa ripresa economica ad
accrescere il consenso di Adolf Hitler e a permettere alla Germania di
lanciare negli anni successivi una massiccia politica di riarmo che portò
allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Scarsa lungimiranza dei vincitori
Per evitare malintesi, tengo a precisare che considero il nazismo una
ideologia criminale. L’intento del mio articolo è quello di mettere in
evidenza la politica economica e monetaria seguita dalla Germania di Hitler
per risollevare un Paese allo stremo. Una politica che, con i dovuti
accorgimenti, potrebbe essere riproposta nell’Europa di oggi dove la
disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili. La Germania dovrebbe
tener presente che fu la scarsa lungimiranza delle nazioni che vinsero la
prima guerra mondiale a determinare l’esplosione del debito, la sua
monetizzazione e l’iperinflazione. Questo generò un sentimento profondo di
rivalsa nel popolo tedesco che si manifestò pienamente con il sostegno al
nazionalsocialismo dopo la grande depressione. Ma il consolidamento del
potere di Adolf Hitler fu reso possibile anche da una spettacolare ripresa
economica che in tempi brevi permise di ricostruire le infrastrutture, di
rilanciare l’industria civile e quindi di riassorbire l’enorme
disoccupazione.
Il miracolo economico fu promosso da Hjalmar Schacht che escogitò un
meccanismo monetario non inflazionistico in grado di fornire i capitali
all’industria tedesca. Esattamente ciò che, con le dovute differenze,
bisognerebbe fare oggi in Europa ma che viene impedito dalla politica
egoistica e suicida del governo di destra guidato da Angela Merkel che ha
come dogma l’indipendenza della Banca centrale europea dal potere politico e
si oppone alla possibilità di lanciare le obbligazioni europee che
potrebbero avere la stessa funzione delle obbligazioni MEFO ideate da
Schacht. Al riguardo, c’è chi ha obiettato che non si trattò di un diretto
finanziamento monetario del Tesoro, né di un immediato aumento del debito
pubblico, però, lo Stato e la Banca centrale del Reich ebbero un ruolo
determinante perché autorizzarono le emissioni e diedero la garanzia.
Italia, quali le strade percorribili?
Ma se in Europa in questo momento ci sono grandi difficoltà per finanziare
un progetto di crescita, qui in Italia quali sono le strade percorribili per
uscire dalla recessione che ci attanaglia? Se consideriamo il sistema delle
obbligazioni MEFO, forse la debolezza che deriva dall’enorme debito pubblico
potrebbe diventare un punto di forza. Più precisamente, i titoli del debito
pubblico potrebbero costituire una massa monetaria gigantesca in grado di
finanziare lo sviluppo dell’economia italiana. La possibilità che i titoli
pubblici possano essere utilizzati negli scambi e negli investimenti
sostituendo la moneta non sembra che sia stato compreso appieno sul piano
teorico; sul piano pratico invece sicuramente si era capito visto che con i
titoli pubblici si pagavano anche le tangenti! E proprio in questi giorni è
apparsa la notizia che il corposo debito della Pubblica amministrazione con
le imprese – circa 70 miliardi di euro – sia corrisposto in titoli di Stato
per dare fiato alle imprese strozzate dalla stretta creditizia. Un'ipotesi
ventilata già da alcune settimane, caldeggiata dal ministro Passera e che
non dispiace a Confindustria, artigiani e commercianti. Il dossier riscuote
per ora le perplessità di Ragioneria e Tesoro.
Per attuare una strategia di questo tipo sarebbe essenziale la
trasformazione del debito estero in debito interno (2). In questo modo si
potrebbe stabilizzare il valore dei titoli del debito pubblico (3) e sarebbe
possibile sfuggire alla “dittatura dei mercati finanziari” (4). Così i
titoli pubblici potrebbero circolare e potrebbero essere usati nel mercato
interno come strumenti di pagamento. Se, invece, i titoli pubblici sono
detenuti da soggetti esteri, grosse vendite fanno svalutare questi titoli
intaccando la possibilità di utilizzarli come strumenti di pagamento sul
mercato interno. Inoltre, poiché i titoli sono accumulati all’estero, essi
vengono sottratti alla circolazione e di conseguenza perdono la loro
funzione monetaria. Allora, si potrebbe pensare di far rientrare una parte
consistente dei Bot in Italia (5). "Consistente" significa di entità tale da
evitare operazioni speculative da parte delle banche d'affari detentrici dei
Bot italiani, che guadagnano non solo sulle pressioni al rialzo sui tassi di
interesse sui Bot di nuova emissione, ma, soprattutto, sul valore dei titoli
derivati che assicurano i titoli di Stato (Credit Default Swaps) (6). Quindi
bisognerebbe costruire di fatto un sistema di compensazione fra imprese
facendo funzionare i Bot rientrati come una moneta complementare (7). In
sostanza, il problema è quello di costruire una nuova regolazione dei Bot
italiani in circolazione tale da farli funzionare come monete complementari
(capaci di finanziare l'attività produttiva) e non come riserva di valore. È
probabile che un progetto del genere potrebbe essere più efficace se non
fosse limitato solo all'Italia ma venisse esteso almeno ai Paesi del bacino
mediterraneo, i quali sarebbero in grado di agire come un nuovo sistema
innovativo e commerciale.
In conclusione, i titoli pubblici sono un tipo di moneta che può essere
usata per fare pagamenti di una certa entità dove non serve il contante. Il
loro controvalore monetario si regge sulla fiducia nella capacità di
rispettare gli impegni di pagamento e uno Stato ricco come l’Italia, che ha
un bilancio pubblico sotto controllo, è in grado di assicurare questa
fiducia. Un progetto che si ponga l’obiettivo di utilizzare i Bot come
strumento di pagamento richiede delle misure per stabilizzare il valore dei
titoli di Stato. La stabilizzazione del valore dei titoli comporterebbe
diversi benefici in quanto permetterebbe di: allentare la morsa dei mercati
finanziari internazionali sulla finanza pubblica del nostro Paese; garantire
dei rendimenti sicuri al risparmio delle famiglie; utilizzare i titoli di
Stato come moneta complementare. Per questi motivi dobbiamo studiare le
esperienze del passato, quanto oggi viene fatto in altri paesi come il
Giappone e le esperienze sulle monete complementari che esistono nel mondo.
NOTE
(1) Keynes, J.M., "Il problema degli squilibri finanziari globali. La
politica valutaria del dopoguerra (8 Settembre 1941)", in Keynes, J.M., "Eutopia",
a cura di Luca Fantacci, et. al. 2011, p. 43-55.
(2) Giuseppe Guarino: “La trappola di Maastricht. Avviso ai governanti”. il
manifesto domenica 4 dicembre 2011.
(3) In Giappone, un paese che ha un debito pubblico doppio rispetto
all’Italia ma non ha il problema dello spread, è prevista l’emissione di
particolari certificati del Tesoro da riservare al risparmio delle famiglie
con rendimenti sicuri e ancorati all’inflazione, che sfuggono alle micidiali
aste. Per l’Italia è da segnalare la proposta di Claudio Gnesutta
sull’emissione di “Buoni eccezionali del Tesoro”, Sbilanciamoci,
(4) Si veda “La crisi degli Stati Uniti e l’esplosione della moneta
privata”, saggio di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini per Argomenti
Umani
(5) Queste considerazioni sono basate sui preziosi commenti di Stefano
Lucarelli, Professore presso l’Università degli Studi di Bergamo.
(6) Su questo punto si veda Andrea Fumagalli: “Prove (conclamate) di
dittatura finanziaria”, Uninomade,
(7) Sulle monete complementari si veda “Introduzione alle monete
complementari” di Massimo Amato e Luca Fantacci, . Di Luca Fantacci si veda
anche: "Rilancio: una nuova Bretton Woods a partire dalla proposta di Keynes
" in Keynes J.M., “Eutopia”, a cura di L. Fantacci, et. al., 2011.
Articolo in corso di pubblicazione sul numero 754 de "Il Calendario del
Popolo", www.calendariodelpopolo.it, che sarà disponibile nelle librerie dal
prossimo 12 febbraio
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