In Val di Susa durante l'ultima settimana,
che ha fatto seguito alla
grande manifestazione
del 9 ottobre con corteo da Vaie a S. Ambrogio, si respira per molti
versi un'aria di vittoria.
Il velo mediatico omertoso calato a
nascondere all'opinione pubblica il corteo dello scorso sabato. La
rabbiosa reazione della poitica sbavante di rabbia ad iniziare dai
mestieranti del PD. La campagna di stampa denigratoria messa in scena
dai giornali nel tentativo di screditare i contestatori valsusini. I
fantasiosi "aggiustamenti" del progetto promessi da un Virano con lo
sguardo sempre più allucinato. I
filmati stile cartoon, infarciti di
dati falsi e costruiti con lo scopo d'illudere i cittadini raccontando
loro che bucare le montagne, lasciare i paesi senza acqua, estrarre
tonnellate di smarino contenente amianto, mettere a repentaglio
centinaia di abitazioni, creare voragini nel debito pubblico, il tutto
senza che esista una sola ragione per farlo, costituirebbe una pratica
virtuosa ed ecologica, nonchè economicamente conveniente.
Le pesanti minacce legali nei confronti degli
esponenti più in vista del movimento. I maldestri tentativi di forzare
la mano al governo, per ottenere finanziamenti (che non esistono) e
bruciare le tappe dell'iter politico e burocratico del progetto.
Tutta, ma proprio tutta questa serie di
azioni schizofreniche al limite dell'autolesionismo, molto somigliano
al gesto disperato di una belva ferita che colpisce alla cieca, ben
comprendendo di ritrovarsi ormai in un angolo dal quale non uscirà mai
più.....
La manifestazione dello scorso 9 ottobre ha
infatti domostrato l'assoluto fallimento dei cinque anni di strategia
Virano. Anni che sono sicuramente serviti a rimpinguare il conto in
banca dell'architetto, ma non hanno in tutta evidenza prodotto
risultati in termini di condivisione nei confronti di un'opera che in
Valle di Susa quasi nessuno, amministratori compresi, vuole.
Il NO a qualsiasi nuova infrastruttura
ferroviaria, ribadito da cinquantamila persone (la grande maggioranza
delle quali abitanti di una valle che conta circa 60000 residenti,
neonati e anziani immobilizzati compresi) ha di fatto chiuso ogni
prospettiva di successo per la banda del TAV.
La congrega politico/prenditoriale che da
decenni sponsorizza l'opera potrà infatti censurare (come ha fatto)
l'avvenimento e fingersi "analfabeta" ed incapace di leggere il
significato dell'accaduto, ma la realtà continua a rimanere una sola e
prima o poi sarà giocoforza costretta a prenderne coscienza.
In Val di Susa la stragrande maggioranza dei
cittadini (e di conseguenza dei loro amministratori locali) il TAV non
lo vuole nè ora nè mai ed è disposta a scendere in strada per bloccare
qualunque cantiere sia funzionale a dare la stura alla costruzione
dell'opera.
Di fronte a queta evidenza, chiara anche ad
un bambino, si può forse invocare l'invio dell'esercito così come fa
l'esponente del PD Stefano Esposito. Si può auspicare la
militarizzazione per decenni dell'intero territorio. Ventilare la
deportazione in massa di decine di migliaia di cittadini contestatori.
Mandare all'ospedale a bastonate ogni cittadino che si oppone, magari
iniziando dalle donne e dagli anziani. Perfino mettere in galera i
padri e poi i figli e poi le madri, arrivando a costruire una nuova
"Gaza" in casa nostra.
Oppure ammettere, di fronte all'evidenza dei
numeri, di avere perso.
L'alta velocità in Val di Susa è stata
bocciata definitivamente e senza appelli.
E' giunta l'ora che i camerieri della
politica e della stampa trovino il coraggio di dirlo.
Prima che sia troppo tardi e si corra il
rischio di condurre cittadini e forze dell'ordine ad un confronto
tanto pericoloso quanto privo di senso, di cui essi soli sarebbero gli
unici responsabili.
