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martedì 23 novembre
2010
Tav: come ridurre
la val Susa a un corridoio di morti
Riccardo Humbert
Non vorrei sembrare troppo pessimista ma, secondo me, sulla questione Tav la
valle di Susa ha comunque perso. Ha perso se la faranno, poiché all’oligarchia
medievale di questa repubblica afghana poco importa la sorte di 80.000 sudditi
intubati in un corridoio di morti. Il potere politico ed economico – che sono
poi la stessa cosa – sa perfettamente che i soldi non ci sono ma non può più
permettersi di rimandare un’opera già lottizzata e divisa tra famiglie di
potenti. Che la Tav sia l’opera più inutile e costosa del XXI secolo lo
sostengono tutti i più grandi economisti d’Europa, ma non importa: per noi
resterà sempre un’“imperdibile occasione di lavoro e di sviluppo per il
territorio”.
Il rischio, più reale che fittizio, è che l’opera venga iniziata per proseguire
nei secoli dei secoli come una Salerno-Reggio Calabria di proporzioni bibliche,
una sorta di pozzo di San Patrizio al quale attingere senza troppa fretta.
Abbiamo già in valle un piccolo e misconosciuto esempio di lavori ad libitum:
l’ascensore del forte di Exilles. Le istituzioni spergiuravano per un anno di
lavoro; ora, dopo tre anni, la ferita inferta alla roccia è ancora lì, “mimetica
ma visibile”, su quel forte intoccabile e ispiratore di una lunga serie di
vincoli paesaggistici che tanto hanno influito sulle teste e sulle tasche degli
exillesi ma per il quale, evidentemente, non valgono più di tanto. Misteri del
potere!....
Per quanto riguarda il “lavoro e lo sviluppo del territorio” non sarebbe
improprio ricordare che per la costruzione dell’autostrada del Fréjus era stata
fatta la stessa promessa: lavoro ai valligiani. Ma con le dita incrociate dietro
alla schiena, altrimenti non si spiegherebbe perché è venuto su un intero paese
della Calabria. Siamo stati zitti per non essere tacciati di razzismo ma poi,
per le Olimpiadi, si è riesumato il pinocchio di turno: per i lavori sarà data
la precedenza ai valligiani. Infatti arrivarono i romeni a 250 euro al mese e i
cinesi stipati in 80 nelle casermette di Beaulard in camerate che al massimo
potevano ospitarne 30. Ma tanto loro sono piccoli. Questo la dice lunga sul
senso etico dei nostri imprenditori e adesso vogliono farci credere che la Tav
diventerà una palestra d’ardimento e di formazione per grandi e per piccini da
Almese a Chiomonte.
Suvvia, signori, siate seri. Poi si lamentano quando la popolazione scende in
piazza! Ho detto volutamente “popolazione” e non “popolo”. Nel ventesimo secolo
il termine “popolo” è stato storicamente infangato e usurato da fallimentari
ideologie di destra e di sinistra, mentre “popolazione” è decisamente meno
classificabile politicamente. Popolazione significa uomini, donne, bambini e
vecchi che poi siano di destra, di sinistra, gay, berlusconiani, dediti
all’alcool o alle donne è una condizione secondaria. Popolazione significa
pensiero comune e pensiero comune significa volontà di sopravvivenza. I lucumoni
manichei del rosso e del nero sono spaventati e spiazzati dalla “popolazione”
poiché non riescono a collocarla politicamente ed è allora che nascono le grandi
menzogne: sono solo quattro gatti, sono una minoranza, montanari ignoranti e via
dicendo con la limitata fantasia di chi ragiona solo in termini di Pil.
Del resto in una nazione in cui non ci sono più intellettuali al potere ma solo
imprenditori, affaristi, ex veline, finanzieri e palazzinari dediti allo
sfruttamento della prostituzione lo sport più praticato, prima ancora che il
calcio, non può che essere l’ipocrisia. Dunque, al di là delle note e
sostanziali motivazioni di salute pubblica e scempio del territorio che tutti
conosciamo meno che i proprietari delle trivelle (ma nessuno è più sordo di chi
non vuol sentire) iniziare tale Armageddon ferroviario costituirebbe per la
valle un sonora débacle. Se la lugubre e gotica prospettiva del disastro
ambientale annunciato non si realizzasse la valle di Susa avrebbe comunque
perso. La ritorsione dei feudatari sarebbe inevitabile e non farebbe che
aumentare il nostro isolamento. Rimarremmo inevitabilmente soli.
Sarà allora che dovremo ricordarci che non abbiamo bisogno di treni che da
Milano vadano a Lione per fare ciao ciao con la manina vedendoli passare, ma
occorrono convogli anche un po’ più lenti da Susa, da Bussoleno, da Oulx a
Modane, a Gap, ad Annecy, e su una linea che già esiste ed è sottoutilizzata.
Sarà allora che dovremo ricordarci che nei primi anni del novecento i nostri più
grandi traffici erano con la Francia. Sarà allora che dovremo ricordarci che –
almeno noi dell’alta valle – per 400 anni siamo stati un’unica nazione con
l’altro versante delle montagne e non è certo uno stupido confine orografico a
farcelo dimenticare.
Sarà allora che dovremo rimboccarci le maniche per costruire una vera cerniera
tra Italia ed Europa che non sia solo un corridoio come qualcuno vorrebbe
trasformarci. Tutto ciò indipendentemente dalle ritorsioni romane e del potere.
Sara düra, sara düra in ogni caso poiché dovremo farcela da soli, però è l’unica
opportunità che possiamo avere dopo anni di abbandono della montagna, dopo il
disamore derivato dal miraggio della fabbrica, dopo la grande delusione della
crisi, dopo che abbiamo lasciato il nostro territorio in mano a speculatori e
affaristi. Qualcuno diceva che non esistono sconfitte, ma solo opportunità.
Mettiamola dunque così: se dobbiamo scegliere tra le due sconfitte scegliamo
almeno la seconda.
(Riccardo Humbert, “No Tav, la val Susa ha perso”, intervento diffuso sui
giornali locali della valle di Susa. Scrittore e regista, Riccardo Humbert vive
ad Exilles in alta val Susa).
MDF

Una delle cose migliori lette
negli ultimi anni. Aggiungo solo che il TAV non è un progetto per il futuro: a
Settimo Torinese, grazie alla linea TAV Torino-Milano che scorre lungo l'omonima
autostrada, è già stato realizzato (ben sei corse andata-ritorno al giorno,
rigorosamente passeggeri senza un treno merci che sia uno). Ricadute sullo
sviluppo e l'occupazione del territorio? La zona Settimo-Chivasso è quella con
più domande di riqualificazione professionale causa mobilità/disoccupazione
della provincia di Torino. Cercano di invilupparci il cervello rimandando sempre
a luminosi scenari futuri : la dura realtà sono solo i mostruosi cavalcavia (con
annessi e connessi) che lungo il TAV già costruito hanno distrutto centinaia di
ettari di terreni agricoli.
Il vecchio cavalcavia che a
Settimo Torinese attraversava via Leinì all'altezza dell'autostrada To-MI era
lungo sì e no 200 metri; ora, per passare sullo stesso tragitto, ci sono due
rotonde e un cavalcavia folle: lunghezza totale del percorso 1 km (misurato
personalmente). Provate a moltiplicare l'aumento di traffico (con collegate
perdite di tempo, aumento del consumo energetico e correlato inquinamento, per
non parlare dei futuri costi di manutenzione di tali strutture) per tutti gli
assurdi cavalcavia che sono stati colati lungo la tratta TO-MI del TAV, e avrete
un'ulteriore misura della bontà dell'opera in un'ottica di "sviluppo
insostenibile" (e di affossamento dei conti pubblici causa i futuri costi di
manutenzione di queste meravigliose "grandi opere").
In Valle avranno anche
l'aggravante che tutta questa profusione di mezzi calerà decisamente sullo
stretto, mente da noi, in pianura, almeno c'è un po' più di spazio: i No-Tav
sono molto preoccupati per le tratte del TAV che scorreranno sotto terra, ma
posso garantire che quello che rimane in superficie forse è anche peggio.
Non credo che la Valle di Susa
sarà comunque sconfitta anche se riuscirà a fermare il mostro TAV: i Piemontesi
autoctoni (da quelle parti ce ne sono ancora) e quelli di nuovo insediamento
che, respirando l'aria delle nostre valli, ne hanno acquisito lo spirito tenace
e pugnace, non sono gente che si lascia seppellire facilmente. E poi il tempo
gioca a favore: non so quanti se ne siano accorti, ma dal basso Piemonte al Sud
Tirolo, le nazioni si stanno ricompattando riprendendo la forma che avevano
prima delle fesserie di Cavour e dei suoi eredi guerrafondai.
Maurizio Gasparello