
E opplà! Adesso i TAV sono due!
di Maurizio Gasparello, 30.04.2011
Dopo aver passato
anni a dire una marea di scemenze sul TAV merci-passeggeri (vedi la rubrica
all'indirizzo
http://europadeipopoli.org/No_Tav/Menu_No_Tav.htm),
l'accozzaglia politico-imprenditoriale del Sì-TAV si è finalmente accorta che
nei loro deliranti progetti qualcosa non quadrava (oppure si sono resi conto
che certe balle non potevano continuare a raccontarle all'infinito), ossia che
sulla linea TAV passeggeri non possono transitare le merci, per cui adesso
bisogna fare un'altra linea, secondo loro sempre ad alta velocità, proprio per
le merci. Tutto quello che avete visto (a cominciare dal non terminato
passante ferroviario di Torino) e sentito fino ad ora era solo uno scherzo, o
l'antipasto della grande abbuffata del raddoppio del TAV, sbucato come un
coniglio dal cappello a cilindro del picaresco corteo dei sostenitori di
questa rapina di stato. Leggetevelo bene questo articolo pubblicato su "La
Stampa" 28/04/2011, e confrontatelo con tutto quanto è
stato detto e scritto precedentemente dai fautori del TAV (ad iniziare da "http://europadeipopoli.org/Old_2009/Rassegna/2009/Tav_Metro.htm"):
potrete rendervi conto del degrado delle sedicenti classi dirigenti di questo
sciagurato paese, condizionato da una ciurmaglia di politicanti ed affaristi
del cemento e del tondino, spalleggiata da una ineffabile coorte di
pennivendoli che mai si è posta il problema di evidenziare almeno qualcuna
delle contraddizioni partorite dall'imbecillità criminogena di questa lobby:
Tunnel,
ponti, stazioni
Ecco la maxiopera
che cambierà Torino
La galleria dove si sta realizzando la Tav
Il progetto completo del tratto attorno al
capoluogo
Da Settimo Torinese a Chiusa
San Michele. Quarantaquattro chilometri e trecento metri di binari, di cui quasi
39 sottoterra. Quattordici comuni interessati. Ecco la Tratta Nazionale della
linea ferroviaria ad alta velocità. Un serpente disegnato sulle carte
geografiche. Scrutando i progetti monumentali di Italferr, bibbia tecnologica
del Tav, si scopre che l’opera è qualcosa di più. Ci sono ponti, stazioni,
viadotti, edifici di servizio, colline artificiali, aree verdi.
I tecnici dei movimenti No
Tav hanno passato notti intere a studiare quei documenti. Scoprendo che
villette, cascinali, impianti sportivi e pure una fabbrica metalmeccanica
saranno cancellati dai binari. Il frutto degli espropri. «Il territorio attorno
a Torino non sarà più lo stesso» dicono gli attivisti. Ma c’è chi, leggendo
quegli stessi documenti farciti di immagini al computer, intravede «dinamiche
evolutive» oppure opportunità di «riequilibrio territoriale». Il futuro,
insomma.
A Settimo Torinese, i binari
dell’Alta Velocità provenienti da Milano si tufferanno nel sottosuolo verso
Torino in due tunnel scavati di fronte all’ex acciaieria Lucchini. In quell’angolo
di terra, stretto tra l’autostrada e la linea ferroviaria storica, sorgerà un
impianto per la produzione di calcestruzzo. Uno dei tre previsti lungo tutto il
tratto torinese. Sarà grande all’incirca come 25 campi da calcio. Alla chiusura
del cantiere diventerà, nelle previsioni di Italferr, un parco con piste
ciclabili e strutture attrezzate. «Specchietti per le allodole», sostengono i No
Tav. Lì, all’imbocco del tunnel, sarà realizzata una delle uscite di sicurezza
con piattaforma di emergenza per l’elisoccorso.
Poi diventerà tunnel
profondo: la gronda. Quindici chilometri di percorso, fino a Grugliasco. Passerà
nel sottosuolo di Borgaro, correrà sotto il tracciato della tangenziale e il
torrente Stura, toccherà le profondità della discarica e attraverserà quel lembo
di Venaria che s’incunea nel territorio di Torino. Lì, all’angolo con via
Druento, non lontano dal carcere delle Vallette, sbucherà dal profondo, come la
branchia di un animale, un impianto di ventilazione. Unica traccia visibile in
superficie, in quel tratto, del tunnel profondo. Disegnando una curva, la gronda
supererà la Dora Riparia, Collegno e un altro margine di Torino, per poi
fondersi, così prevedono i progettisti, con l’interramento dell’asse di corso
Marche. Per «realizzare un unico corridoio infrastrutturale». Due opere in una.
Fuori dal tunnel. I treni
rispunteranno in superficie all’altezza del «bivio della Pronda», tra la zona
industriale di Collegno e il centro commerciale «Le Gru». Per far posto ai
binari del Tav andranno «ritoccati» i cavalcaferrovia esistenti in quella zona.
All’ingresso dello scalo ferroviario di Orbassano, sarà realizzato un nuovo
viadotto sulla tangenziale Sud. Lo scalo rivoluzionato. I fasci di binari
riorganizzati. Da lì passerà anche la linea ferroviaria metropolitana 5. Nei
progetti c’è anche una stazione metropolitana a ridosso dell’ospedale San Luigi.
L’Alta Velocità sfiorerà la stazione per poi infilarsi in una collina
artificiale alta una ventina di metri innalzata nel territorio di Rivalta, lungo
il torrente Sangone. La «collina degli orrori» la chiamano i No Tav. La
realizzeranno con la terra di scavo dei tunnel di Rivoli. I treni correranno in
una scatola di cemento foderata di terra. La sommità potrà ospitare, si legge
nelle carte di Italferr, una «viabilità pedonale e ciclabile con belvedere».
E poi di nuovo in tunnel.
Superata Rivalta, i binari torneranno sottoterra, forando la collina morenica di
Rivoli fino a Chiusa San Michele. A Buttigliera Alta sorgerà un’area tecnica con
uscita di sicurezza: una sorta di cordone ombelicale tra le profondità del Tav e
un eliporto. Più in su si svilupperà il tratto dell’alta Valle Susa. Ma questa è
tutta un’altra storia. Anche di No Tav.
Alcuni
spunti di riflessioni per il lettore:
1.
la linea sopra descritta è una linea TAV nuova per le merci, e non ha
nulla a che vedere con l'esistente tratta TAV passeggeri che scorre tra Torino e
Milano. Non per nulla il Sindaco di Settimo Torinese Aldo Corgiat - comune già
tagliato in tre fette dalla linea storica e dal TAV-Frecciarossa - ora pretende,
per far passare questa ulteriore linea merci, l'interramento della linea storica
(clicca qui per vedere l'articolo):
roba da mettere a soqquadro mezza città per anni e devastare definitivamente un
territorio già di per sé fragilissimo dal punto di vista idro-geologico;
2.
chi sosterrà i costi per la realizzazione (e la manutenzione) di questa
inutile follia?
3.
il tav produce danni di guerra in tempo di pace (villette, cascinali,
impianti sportivi e pure una fabbrica metalmeccanica distrutti per far posto ai
binari) e mutamenti paesaggistici paragonabili a quelli provocati dalle calamità
naturali come i terremoti (formazione di nuove colline e altri mutamenti nella
morfologia del territorio), segnali evidenti della spiritualità malata che è
alla base della TAV-follia;
4.
a quante altre opere utili (pensioni, scuola, ospedali, ricerca) dovremo
rinunciare per finanziare questa porcata?
5.
avete mai visto un treno merci ad alta velocità? Non crediamo, visto che
non esiste. Però provate ad immaginarvelo questo "sarchiapone"
ferroviario: ossia la massa di un lunghissimo e pesantissimo treno merci
lanciato a trecento all'ora sui binari... e chi lo ferma più?
6.
avete idea di quanta energia divora un treno ad alta velocità rispetto ad
un treno normale? (compreso il vecchio efficiente e veloce "Pendolino",
che andava benissimo anche sulle linee tradizionali, così come il TGV francese).
Osservate quante centrali elettriche ci sono lungo la tratta TAV passeggeri
Torino-Milano, così inizierete a farvene una... Per forza poi c'è bisogno,
secondo qualcuno, di costruire le centrali nucleari: se il trend dello sviluppo
voluto da questi pazzi è quello di costruire opere sempre più energivore,
l'ultima stazione non può essere che quella del collasso economico-sociale per
implosione del sistema.