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-----Messaggio originale-----
Da: infoATfrontefriulano.org [mailto:infoATfrontefriulano.org]
Inviato: giovedì 14 febbraio 2008 11.04
A: Recipient List Suppressed
Oggetto: Fwd: Bestiame elettorale

 

Vi inoltro un' interessante corsivo che potrebbe anticipare

la nostra posizione riguardo la prossima tornata elettorale.

Buona lettura

 

 

DI GIANLUCA FREDA

Blogghete!

 

“In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti

quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la

stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il

bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista

della conquista della “felicità immediata”, restando

partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i

nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO!

E adesso alle urne, bestiame!”

(Manifesto dei redattori del giornale francese

“L’Anarchie”, 1906)

 

Comprereste un governo usato da quest’uomo? Io neanche se

me lo regalasse.

 

Walter Veltroni ha iniziato la sua campagna elettorale

esattamente come mi aspettavo: con la prepotenza, la

retorica e la cialtroneria di un quisling perfetto. Dietro

di lui ci sono gli Stati Uniti e Israele, le loro guerre e i

loro orrori. Ma occupati come sono a creare nuovi burattini,

questi due stati-canaglia non hanno pensato a rinnovare il

copione della commedia. Che essendo da sessant’anni sempre

la stessa, tende ormai a provocare insofferenza e fitte

intestinali anche nel pubblico più robusto di stomaco.

Questa volta la rappresentazione potrebbe finire con un

fitto lancio di ortofrutta stagionata, prospettiva che è

tra quelle da me più accarezzate.

 

Veltroni ha concluso la passata, inqualificabile legislatura

con un tentativo di inciucio bipartisan con lo stesso

“pericolo per la democrazia” di cui i suoi elettori

ubriachi si riempiono la bocca. E non desiste. Oggi

Repubblica, il giornale che funge da PR al quattrocchi,

riporta ancora, in prima pagina, le sue invocazioni alla

cessazione immediata del “muro contro muro”. Gli

sbandati seguaci del John Fitzgerald del Gianicolo credono

davvero che il loro partito sia – o sia mai stato – un

muro contro la coalizione avversaria? Se è così sono

ormai così irrimediabilmente fumati da non riuscire

nemmeno più a distinguere un muro da uno scendiletto. Il

13 e 14 aprile sbatteranno contro l’impietoso muro degli

exit poll e questo potrebbe aiutarli a intuire la

differenza, sempre che sopravvivano allo schianto. Veltroni,

invece, non corre alcun pericolo. In un modo o nell’altro,

che vincano o che perdano le elezioni, saranno le sue truppe

a gestire e amministrare il potere nei prossimi anni.

Perché, per coloro che ancora non lo avessero capito,

questo paese non si amministra dal Parlamento o dal Governo.

Si amministra dalle poltrone degli enti pubblici, dalle sedi

bancarie internazionali, dai consigli d’amministrazione

delle multinazionali italiane e straniere, dalla Knesset e

da Wall Street. E questi poteri hanno già deciso chi

sarà il loro vicerè per l’immediato futuro. Non certo

il patetico nano di Arcore, troppo ricco per essere

manipolabile e troppo ignorante per essere prevedibile. Ma

proprio il vecchio Walter, l’uomo che si presentò

all’elettorato italiano pigolando “I Care”. Il

“democratico” che plaude alla censura di un blog

fastidioso per i suoi comandanti vomitando ettolitri di

sciocchezze e di menzogne. Il più scrupoloso e fedele dei

maggiordomi. Non ha nessun bisogno di essere al governo per

esercitare questo prestigioso incarico. Il governo, le

elezioni, la campagna elettorale fatta di urla, spintoni e

strillazzi di Repubblica, sono favole per le vecchie. Che

Berlusconi si pigli pure la maggioranza schiacciante di

tutte queste scatole vuote. La situazione non cambierà di

mezza virgola. Sarà sempre Walter a gestire la situazione,

per conto di Mangiafuoco, il burattinaio che non tollera

errori. E’ per questo che Walter tende la mano ai

burattini avversari. Perché non si può recitare la

grande commedia della “democrazia” con un burattino

solo. Gli altri fantocci devono capire bene qual è il

copione e convincersi che se il pubblico in sala non

trovasse la recita convincente, Mangiafuoco ne sarebbe

molto, ma molto contrariato.

 

Gli zotici nel loggione, da sempre, si appassionano

all’operetta. Soffrono e s’immedesimano. Si sentono nel

“mondo reale” e non vedono il palcoscenico di legno, il

cielo dipinto. Applaudono a scena aperta i frizzi e lazzi

dei pupazzi. S’indignano o esultano all’arrivo in scena

del loro beniamino, alle avventure e disavventure ora

dell’una, ora dell’altra parte in commedia. Fremono

d’orrore alla comparsa dei malvagi sullo sfondo di

cartapesta. Ecco il maligno antisemita, nemico del genere

umano, pronto a ridurre in sapone l’intero pubblico

pagante! Tremate, bifolchi! Invocate il vostro eroe, quale

che sia, ed egli arriverà a razzo in vostro soccorso,

sputando sentenze e mandati di cattura. Ecco il truce

neonazista con la sua bella svastica di truciolato a

listelle e i suoi baffetti di spago, che v’invaderà la

Polonia per tutta la vita se solo distogliete per un attimo

lo sguardo! Aita, bifolchi! Belate in coro il nome dei

liberatori e delle sante vittime dell’olocausto ed egli

sparirà in una nuvola di zolfo! Ecco il bieco comunista,

col suo carretto puzzolente di purgati siberiani! Ecco il

pedofilo feroce, che vi schiaffa la prole su internet e se

la vende su E-bay. Nessun timore, ovini! Walter e Silvio

sono qui per salvarvi, a turno, il primo nei giorni pari,

l’altro nei giorni dispari.

 

Quando venne il suo turno (nei giorni pari) Silvio, povero

scemo, era convinto di poter fare il sovrano assoluto solo

perché aveva vinto le elezioni con una maggioranza

bulgara. Dovette capire ben presto, e con somma

costernazione, chi comanda davvero in questo e altri paesi.

La sua maggioranza bulgara fu appena sufficiente a sfornare

leggi su leggi per salvarlo dai processi penali che

incessantemente si affastellavano contro di lui. Non dico

che non avrebbe strameritato un milione di volte di andare

in galera. Dico che per tutti i suoi cinque anni di

legislatura bulgara fu tenuto sotto schiaffo dai magistrati

e non potè fare altro che fuggire disperatamente in cerca

di salvezza. Non appena conclusa la legislatura, guarda

caso, i processi contro di lui si fecero improvvisamente

più blandi, le accuse furono lasciate cadere, le

leggi-vergogna furono tenute in vita dai suoi “acerrimi

nemici”, libere di produrre i sospirati effetti

assolutori. Berlusconi, ormai domato e messo sull’avviso

di chi è che porta i pantaloni, andava adesso

salvaguardato nella funzione di “spalla” del teatrino

repubblican-democratico, di cui aveva ora imparato a

conoscere le regole. Quei processi, per quanto fondati su

malefatte autentiche, non erano autentici. Erano un

consiglio, un avvertimento se volete: vedi di rigare dritto

o ti sostituiamo col primo che passa dall’oggi al domani e

finisci a coltivare carciofi. Questo è quel che è

successo all’uomo con la maggioranza parlamentare più

robusta della storia repubblicana, questo è quello che gli

succederà ancora se non si rassegna a recitare la sua

parte in commedia. Non a caso – leggo oggi sui giornali

– il suo atteggiamento elettorale è oggi tanto mite,

tutto un “parliamone”, “dialoghiamo”, “facciamo le

larghe intese”. L’uomo ha visto la luce. Ha anche visto

cosa succede ai magistrati che tentano di indagare sui

favoriti di Mangiafuoco. Non si perde non dico una

legislatura, ma nemmeno una settimana, a difendersi da loro.

Li si fa fuori con un trasferimento, con un’incriminazione

davanti al CSM, con il linciaggio mediatico, in un

battibaleno. Chi tocca i maggiordomi dei potenti – quelli

veri e lontani - non solo muore, ma muore senza togliere

tempo prezioso agli affari. Il fantoccio di Arcore osserva

ammirato e sogna i suoi problemi con i De Magistris e le

Forleo del futuro risolti in un battito di ciglia dalla sua

cedevole affiliazione. Fare il maggiordomo, in fondo, non

è poi un mestiere così spiacevole.

 

C’è tuttavia, come dicevo all’inizio, un’incognita

che potrebbe mandare a monte l’ennesima, scialba replica

di questi decrepiti saltimbanchi. Quest’incognita è la

noia. Siamo appena all’ouverture dell’opera dei pupi e

già risuonano le stesse litanie ritrite, le stesse

chimeriche logorree già ascoltate fino all’intasamento

delle trombe d’Eustachio, fino alla somatizzazione

ansiogena. “Meno tasse, su i salari”, strilla il

quattrocchi entrando in scena. “Via gli immigrati”, gli

risponde a freddo il nano saltellante. E noi già sappiamo,

disperatamente sappiamo, che ne sarà di queste

promesse/minacce nel secondo atto della performance. Questa

volta il pubblico potrebbe anche decidere di cambiare

spettacolo. Potrebbe decidere di uscire dal teatro, di non

pagare, né con denaro, né con la propria presenza, per

assistere al miliardesimo allestimento di questa

rappresentazione primordiale. Potrebbe ricoprire Mangiafuoco

e i suoi sciancati pupazzi di tanta verdura fresca da

aprirci un mercatino; potrebbe abbandonarli al loro destino

e decidere di scindere, fuori, all’aperto, la propria vita

concreta dalla realtà virtuale di una recita in cui il

lavoro, i salari, l’immigrazione sono solo frasi scritte

su un canovaccio da un pessimo sceneggiatore. Il pubblico

potrebbe decidere di disertare la messinscena del 13 e 14

aprile e di lasciare i suoi burattinai a recitare davanti a

una sala vuota. Io ci spero un sacco.

 

Ma non ci conto. Il teatro - Pirandello insegna - possiede

una sua metadimensione, una volta entrati nella quale è

difficile distinguere il pubblico dagli attori, la realtà

dei personaggi del dramma dalla realtà di chi al dramma

assiste. Non è perciò inverosimile che il pubblico di

ovini si metta anche stavolta in fila, zitto zitto, per

salvare l’ItaGlia dal nazismo di Berlusconi o dal

comunismo di Veltroni. Non è detto che non ricominci a

ciarlare, perfino in quest’estrema notte delle speranze,

di mali minori e di “esercizio dei propri diritti” (è

così che viene chiamato l’accorrere dei ruminanti alla

tosa al risuonar del campanaccio pastorizio). Se così

sarà, questa volta sarò io a godermi lo spettacolo.

Guarderò ballare le marionette sulle assi della ribalta,

ma anche quelle nella sala gremita, tutte manovrate dagli

stessi fili, tutte rassegnate a vivere o morire secondo il

volere dei direttori artistici. Mi farà ridere e sentire

un po’ meno marionetta, anche se sono, in realtà, solo

una marionetta che ha la sciagura di vedere i suoi fili. E

che ha avuto la fortuna, per caso, per puro caso, di

scoprirsi un giorno di tanti anni fa in un teatro molto

più grande.

 

Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/

11.02.08

 

Fronte Friulano - Front Furlan

 

Il portavoce

Federico Simeoni

 

www.frontefriulano.org