|
|
Blocco delle auto cosiddette “non ecologiche”: una carognata contro la povera gente 16 gennaio 2007 Qualche volta può capitare di leggere persino su “La Busiarda” articoli che, forse involontariamente, mettono a nudo scabrose verità. Ci pregiamo pertanto di riportare parte di quanto pubblicato il 14 gennaio 2007 da “La Stampa” nella cronaca di Alessandria, a pag. 55, nell’articolo titolato “Dai rivenditori a caccia di auto a prova di smog: impennata di richieste per le vetture più economiche, in testa Panda e 600”, a firma di Giorgio Longo: (...) «La notizia del blocco della circolazione ha avuto un notevole impatto emotivo - dicono in una concessionaria Fiat alessandrina -. A breve prevediamo un’impennata di richieste. In testa alle ’’visitatissime’’ c’è la Panda, seguita dalla 600, magari senza optional: né climatizzatore, né vernice metallizzata; molti chiedono addirittura i finestrini ad apertura manuale invece che con alzacristalli elettrico». «Per tanti automobilisti, si tratta di una spesa imprevista - aggiungono nelle concessionarie -, fuori dal ’’budget’’. Per questo cercheremo di agevolarli in ogni modo. Va detto che anche per noi si tratta di una vera occasione, in un momento in cui il mercato era pressoché saturo». Le Case automobilistiche fanno piovere le offerte: mettono a disposizione della clientela, come in una gara, contributi per la rottamazione super maggiorati. Poi c’è il bonus della Regione per la rottamazione dei mezzi più vecchi: per coloro che hanno un reddito inferiore ai 15 mila euro lordi all’anno (nell’ambito di un reddito familiare lordo annuo di 25 mila euro) il contributo sale da 600 a 1000 euro. (...) Questa è l’ennesima conferma che la manovra governativa per mettere fuori gioco le auto Euro 0 a benzina ed Euro 1 diesel altro non è che un’autentica carognata contro i cittadini più deboli a vantaggio del monopolista nazionale nella produzione di automobili. Ma, del resto, che cosa ci si poteva aspettare da un governo guidato dal personaggio che, quando era alla testa dell’IRI, pensò bene di girare a prezzi di favore l’Alfa Romeo al predetto monopolista (che diventò tale proprio in quella occasione), rispedendo al mittente[1] la proposta di acquisizione della Ford, che aveva in tasca un vero progetto industriale di sviluppo per la Casa del Biscione, oltretutto nel rispetto della sua continuità aziendale? Come se non bastasse c’è persino un sindaco (guarda caso proprio quello di Torino) che, forse per contiguità fisica con la corte de “La Feroce”, non trova niente di meglio da fare che essere più realista del re, mandando fuori legge persino le auto euro 2 a benzina dal centro della sua città, non proprio all’avanguardia nella qualità del trasporto pubblico e che si è distinta, sotto le giunte di sinistra, nella sua pervicace politica atta ad eliminare dal territorio urbano tram e filobus, nonché nella costruzione, in pieno centro cittadino, di assurdi parcheggi sotterranei, che portano il traffico in città anziché tenerlo fuori le mura. Per capire come l’emergenza smog altro non sia che una foglia di fico, messa a coprire l’ennesima violenza sociale perpetrata dall’establishment dominante a danno della gente comune, sono sufficienti alcune semplici considerazioni: a) per calcolare quanto realmente inquina un’autovettura non basta misurare il suo teorico livello di emissioni, ma occorre moltiplicare questo dato per i chilometri effettivamente percorsi. Un’auto a benzina euro 4 che viaggia per sessanta km in città non inquina certamente meno di una euro 0 con tanto di bollino blu che ne percorre cinque. E le auto anziane hanno normalmente una percorrenza media giornaliera molto bassa: innanzi tutto perché se venissero usate molto avrebbero già concluso da un pezzo il loro ciclo di vita; in secondo luogo perché (e per questo basta guardarsi intorno) la maggior parte dei veicoli con più di dieci anni d’età sono in mano a casalinghe e pensionati, che l’auto l’adoperano per una manciata di chilometri al giorno, magari per portare i ragazzi a scuola e poi andare a fare la spesa al supermercato; b) che, stranamente, per i politicanti che stanno (s)governando il paese, ad inquinare pare siano rimaste solo le autovetture: non anche i 13 milioni di edifici che per riscaldarsi impiegano ogni anno in Italia 14 miliardi di mc di gas, 4,2 miliardi di kg di gasolio e 2,4 milioni di tonnellate di combustibili fossili. Ma l’Italia (con la lodevole eccezione della provincia di Bolzano, dove dal 2001 è partito il progetto CasaClima) è la patria del cemento facile, dove l’importante è tirare su ed in fretta tanti soldi con il mattone. Basti pensare che la quasi totalità delle nuove costruzioni fatte a Torino sul sistema delle “spine”, sorte dalla riconversione delle ex-aree industriali, ignorano qualsiasi elementare principio di bioarchitettura: interi quartieri sorti, anche con la scusa delle olimpiadi invernali, drammaticamente vecchi. Ma indirizzare incentivi pubblici verso le costruzioni e ristrutturazioni immobiliari che investono in tecnologie orientate al basso consumo finirebbe solo per dare lavoro a migliaia di artigiani e piccole e medie imprese che operano nei settori tecnologicamente innovativi dell’edilizia, anziché avvantaggiare i poteri forti confindustriali; c) pare che nemmeno gli scarichi degli aerei che, in fase di decollo ed atterraggio, sorvolano i centri abitati in prossimità agli aeroporti, diano il loro contributo ad aumentare l’effetto smog: forse perché l’aereo è il mezzo di trasporto dei vip (politici, industriali, finanzieri, dirigenti, professionisti, gente dello spettacolo e compagnia cantante), e quindi delle emissioni dei velivoli e sul loro effetto al suolo nemmeno si parla. A patire divieti e restrizioni si sottomettano, nel nome dell’ecologicamente corretto, gli straccioni del popolo che se ne stanno buoni buoni con i piedi per terra, e se vogliono viaggiare in auto si rassegnino a mettere mano al borsellino; d) il sistema degli incentivi alla rottamazione impone una gravosa corvée amministrativa e burocratica ai rivenditori di autoveicoli e allo Stato per la sua gestione, nel più puro e perverso spirito dirigista e statalista; e) come se non bastasse, l’aumento dei bolli auto colpirà maggiormente le auto solo teoricamente più inquinanti, con il bel risultato che, vista le predette scarse percorrenze di questi veicoli, chi viaggerà ed inquinerà di meno finirà per pagare di più. E’ pertanto del tutto evidente che il sinistro statalismo che ci governa ha messo le sue burocratiche, dispotiche e vessatorie vocazioni al servizio degli interessi di chi le auto le produce e non dei consumatori che le usano, e che in questo quadretto la tutela ambientale altro non è che l’ennesima trovata per prendere in giro il popolo. Una politica rispettosa dell’ambiente e dei cittadini avrebbe provveduto a: 1. abolire i bolli auto, compensando il mancato introito con un aumento delle imposte gravanti su benzina e gasolio, in modo da disincentivare l’uso dei carburanti più inquinanti e non rinnovabili in base al principio del “chi più inquina più paga”, agganciando quest’ultimo all’effettivo consumo dei carburanti più nocivi e non sui parametri delle teoriche emissioni inquinanti valutate in maniera disgiunta dall’effettivo utilizzo dei veicoli; 2. incentivare l’acquisto di carburanti e veicoli a basso impatto ambientale (metano, gpl, trazione elettrica, aria compressa, biocarburanti, idrogeno, ecc.) mediante il ricorso alla defiscalizzazione, che potrebbe essere agevolmente realizzata, senza l’aggravio di costi burocratici, con una riduzione dell’imposizione I.V.A. dal 20% al 4%; 3. rottamare in tempi brevissimi i veicoli inquinanti utilizzati nel trasporto pubblico urbano, sostituendoli con automezzi ecologici: ma per fare questo ci vorrebbe un governo incline alla realizzare di “grandi opere” veramente necessarie al bene comune, e non di quelle inutili e dannose come il TAV.
Maurizio Gasparello Movimento NO EURO
[1] appoggiato in questo, è doveroso ricordare, dalla triplice sindacale, che da anni non perde occasione per tutelare al meglio gli interessi dei lavoratori, come recentemente accaduto con il suo essere stata parte attiva nello scippo del TFR. |
|
|