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Esercito nelle città: strategia
internazionale per la sospensione della democrazia
26 giugno 2008
Berlusconi e Maroni mandano l' Esercito in missione (con
tanto di indennità di rischio, come in Afghanistan) nelle
nostre città per rassicurarci e difenderci contro la
criminalità che loro stessi importano dall' estero e a cui
sospendono i processi.
Noi che siamo andreottianamente malpensanti, abbiamo già
ipotizzato che ciò avviene in previsione delle proteste di
piazza che quest' autunno potrebbero generarsi a causa degli
aumenti delle tariffe energetiche e dei beni di consumo di
prima necessità (guarda caso quelli che confindustria non
vuole comprendere nel conteggio dell' 1,7% di inflazione
programmata).
Non per niente, una delle parti del Trattato di Lisbona che
è stato sottoscritto in silenzio dal Consiglio dei
Ministri italiano, prevede la delega al Consiglio UE del
coordinamento delle forze dell' ordine e di quelle armate
(sotto guida NATO) e la pena di morte per i responsabili di
sedizione.
Non a caso nel pacchetto sicurezza attualmente in
discussione alle camere, si prevede l' arresto di chi
diffonde notizie che potrebbero creare allarme sociale.
E, guarda guarda, la stessa cosa sta avvenendo anche in
altri paesi europei:
Leggete un po' questo sfizioso articolo della Stampa.
Chi ha orecchie per intendere intenda. Si preparano tempi
duri.
http://www.frontefriulano.org/rassegna.asp?ID_RASSEGNA=180&ID_AREA=1
Fronte Friulano - Front Furlan
Il portavoce
Federico Simeoni
www.frontefriulano.org
siccome al peggio non c'è mai limite, mi permetto di aggiungere che l'esercito servirà anche per
conquistare lo "spazio vitale" ai cantieri delle grandi opere, TAV e ponte sullo Stretto su tutte. Questa
repubblica delle banane a voce proclama di mandare l'esercito per combattere la criminalità organizzata
(e la cosa è già di per sé qualificante per metterci al livello politico-sociale della Colombia), nei fatti
userà l'esercito per proteggere il business delle mafie del cemento e del tondino. A questo punto
sorge spontanea una domanda: chi comanda veramente in italia?
Speriamo solo che i militari si ricordino che non devono ubbidire ad un ordine sbagliato.
Avremo sicuramente occasione (purtroppo) per tornare sull'argomento.

Rassegna Stampa
26/06/2008
Vietato protestare

25 giugno 2008
I giornali inglesi la buttano in politica e vedono nel voto in programma per
oggi alla Camera dei Comuni l’ennesima occasione nella quale il governo di
Gordon Brown potrebbe andare sotto.
Ma la legge che verrà votata (e che quasi sicuramente sarà approvata) a
Westminster avrà conseguenze molto più importanti e in un certo senso anche
storiche.
Per la prima volta, uno Stato democratico impedirà ai cittadini di fare valere
le loro proteste quando un’autostrada, un aeroporto, una ferrovia, una centrale
nucleare o un impianto eolico deve essere costruito sul loro territorio.
E’ la fine di una espressione tipicamente inglese, ma diventata abituale in
tutte le democrazie: «not in my backyard», non nel mio cortile, che in Italia è
stata applicata all’alta velocità della Valle di Susa come agli inceneritori
dell’immondizia di Napoli, per non parlare di quando si riaprirà seriamente il
dibattito sul ritorno al nucleare: sono opere sicuramente necessarie, ma - per
favore - fatele da un’altra parte.
Come tanti governi europei, anche quello di sinistra di Gordon Brown è stanco di
assistere alle continue proteste delle comunità locali ogni volta che si parla
di nuove opere che rivestono un’importanza strategica, come le turbine eoliche e
le moderne centrali nucleari che dovrebbero ridurre la dipendenza dal petrolio.
La legge inglese prevede che i cittadini possano trascinare in giudizio il
governo e che le decisioni possano essere riviste. Gli avvocati pronti a
perorare cause non mancano e anche nei casi migliori passano anni prima che si
arrivi ad una soluzione definitiva.
La nuova legge, il Planning Bill, stabilirà che sia un comitato formato da
esperti, nominati dal governo, a decidere in quali località installare i nuovi
impianti o fare passare le ferrovie ad alta velocità (il Network Rail è già
pronto a realizzare sei nuove tratte), costruire dighe o centri di raccolta e di
riciclaggio dei rifiuti, senza che le comunità locali abbiano la possibilità di
esprimersi. «E’ un’iniziativa antidemocratica - ha detto all’Independent Naomi
Ludhe Thompson, dell’associazione Amici della Terra - che impedisce alle persone
di essere coinvolte in scelte che modificheranno la loro vita. Finora la gente
poteva chiedere un’indagine, convocare testimoni ed esperti, ma ora potrà solo
protestare inutilmente senza che il governo sia obbligato a rispondere».
Molti parlamentari, sia laburisti che conservatori, hanno espresso dubbi sul
provvedimento, che conferirà tutti i poteri ad un comitato che nessuno avrà
eletto. Dal loro punto di vista, oltre alla democrazia, bisogna difendere la
rappresentatività parlamentare e - anche se non lo dicono - la possibilità di
sfilare in testa al corteo di protesta ed essere intervistati dalla tv. John
Grogan, uno dei leader dei laburisti ribelli, ha spiegato che c’è un limite ai
vantaggi del governare attraverso anonimi comitati di esperti. «Ogni progetto
deve avere una firma sotto, deve avere un parlamentare che si alzi e spieghi
alla gente perché è necessario». Il leader dell’opposizione, David Cameron,
sostiene che il provvedimento «è un divorzio dal processo democratico, che priva
le persone del fondamentale diritto di esprimersi sia a livello nazionale che
locale».
Nonostante un’opposizione trasversale è molto probabile che il progetto venga
approvato. Brown lo ha limato in questi giorni per renderlo più accettabile con
«comitati di verifica» che dovrebbero evitare di trasformare la commissione in
un organo dittatoriale. Inoltre, dopo due rinvii, il giorno del voto è stato
scelto con cura: alla vigilia dell’elezione del deputato di Henley al posto del
nuovo sindaco di Londra, Boris Johnson. L’elezione sarà un affare tra
conservatori e liberal-democratici e molti parlamentari dell’opposizione saranno
nel collegio per la campagna e non voteranno.
Comunque la si giudichi, la nuova legge inglese costituirà un precedente
importante per tutte le democrazie che sono alle prese con sfide che non
riescono a governare. Forse, se vorremo fermare la Cina, dovremo come i cinesi
fare prevalere l’interesse pubblico su quello privato, almeno nelle grandi
opere. Inoltre, molti autorevoli esperti sostengono che la crisi dell’energia,
del cibo e dei mutamenti climatici rappresentano ormai un pericolo maggiore del
terrorismo per la sicurezza nazionale degli stati.
Per affrontarlo con la fretta che è necessaria, sembra pensare Gordon Brown, non
c’è altro modo che sospendere la democrazia (come è stato in parte fatto per
combattere Al Qaeda), togliendo la parola a tutti gli ostinati difensori dei
cortili di casa.
di Vittorio Sabadin
da "La Stampa" 25.06.2008
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