
Colui che gli Dei vogliono distruggere
di Gianluca Freda -
22/06/2009
Fonte:
blogghete
“E’ questo che ci succede? Una vita di conflitto, senza tempo per gli
amici... così che quando è finita solo i nostri nemici portano rose.”
(Alan Moore, Watchmen)
“Si nasce incendiari e si muore pompieri”, diceva un sindacalista mia vecchia
conoscenza. Questo blog aprì nel 2006 a pochi giorni dalle elezioni politiche,
nelle quali speravo di assistere ad una sconfitta irrimediabile e schiacciante
del centrodestra berlusconiano, che in cinque anni di governo mi aveva
disgustato al di là di ogni limite. Ora che Berlusconi e la sua corte di
lestofanti sembrano davvero sull’orlo dell’evaporazione politica, ecco che
imprevedibilmente mi tocca difendere il nano priapeo, negando a me stesso anche
la modesta gioia di assistere alla sua esecuzione. La vita è strana e ci conduce
per sentieri inattesi.
Pare che i colloqui di Berlusconi con Obama, a cui facevo riferimento qualche
giorno fa, non siano andati bene. Lo deduco dall’incarognirsi della campagna di
diffamazione che il capo del governo ha trovato ad attenderlo al suo ritorno in
Italia. Una campagna diffamatoria di stampo sessual-scandalistico, di chiara
impronta anglosassone, mai vista con intensità tale nel nostro paese.
Praticamente, una firma. Altri festini, altre veline, altre mutandanti bagasce
fotografate in compagnia del boss e schiaffate sulle splash page dei quotidiani
incartapesce come Repubblica. Mi sembra piuttosto evidente che i burattinai di
Obama, a prescindere dai sorrisi sfoderati nel meeting, non siano rimasti
soddisfatti degli inchini e delle affettate promesse di collaborazione del
liftato e abbiano impartito ai loro sicari mediatici un ordine preciso e
definitivo: buttatelo ai pesci. Berlusconi è troppo imprevedibile.
Fin dal 1994 ha dato del filo da torcere ai progetti americani di sostituire
l’intera classe politica italiana con servitorame USA in livrea. Non ha voluto
piegarsi più di tanto alle pressanti richieste di “riforme” periodicamente
ripetute dall’FMI. Non ha mosso un dito a favore della FIAT durante il duello
con Magna, nonostante sapesse benissimo dell’intenzione americana di trasformare
il brontosauro torinese in una testa di ponte industrial-finanziaria americana
in Italia. Anzi: non ha mosso un dito proprio per questo. Ha insistito ad
intrattenere ottimi rapporti con Russia, Libia e Iran, nonostante le diffide d’oltreatlantico.
Ha giustificato la reazione russa in Georgia, rendendo chiara la sua scarsa
fedeltà al progetto di New World Order stilato dagli USraeliani. Ha favorito
accordi tra l’Eni e la russa Gazprom, mettendo a repentaglio la signoria
energetica USraeliana in Europa, così faticosamente costruita dall’11 settembre
in poi. Dulcis in fundo ha invitato in Italia Gheddafi che ha osato paragonare
Reagan al povero Bin Laden, il quale dovrebbe mangiarne di pappa per arrivare a
quei livelli. Il suo destino, a questo punto, sembra segnato. La ridicola
promessa di rimpinguare il contingente italiano in Afghanistan con qualche altro
cazzone pronto a sparacchiare sulle ambulanze si è rivelata pateticamente
insufficiente a placare l’ira dei signori del mondo. E’ dal 1994 che i media
filo-USA cercano di tenere a bada Berlusconi lanciandogli contro i molti
scheletri del suo luridissimo armadio. E’ dal 1994 che lo avvertono: “stattene
buono e ubbidisci, altrimenti...”. Stavolta, a giudicare almeno dalla virulenza
della campagna di stampa, sembra che l’epoca degli avvertimenti sia finita e che
i sicari siano pronti a sferrare il colpo di grazia.
Berlusconi non è un salvatore della patria. Da quando è entrato in politica si è
interessato unicamente dei propri affari personali, mettendo sotto le suole
rialzate dei suoi calzari tutto ciò che rischiava di limitare il suo business,
popolo italiano compreso. Questa è la differenza principale tra lui e il
centrosinistra. Berlusconi sfrutta la politica per realizzare il proprio
tornaconto. La sinistra sfrutta la politica per realizzare il tornaconto di
potenze straniere, alle quali, dopo il crollo dell’URSS, si è prostrata in
ginocchio implorando di aver salva la vita. Senza il sostegno e le direttive
USraeliane, la sinistra cesserebbe di esistere. Senza il sostegno e le direttive
USraeliane, Berlusconi, invece, continuerebbe ad esistere e ne guadagnerebbe in
salute. Per questo ai padroni non piace. Per questo va messo nell’impossibilità
di nuocere.
Tuttavia, non è facile linciare Silvio Berlusconi. Nel vasto carnet di bersagli
da eliminare scritto nell’agenda dei dominanti, egli non è esattamente una
sitting duck. Possiede giornali, TV e mezzi d’informazione, non certo
onnipotenti, come si vorrebbe far credere (altrimenti non si spiegherebbe come
mai egli sia stato e sia tuttora il politico italiano più bersagliato e infamato
dagli apparati di propaganda), ma che si sono mostrati perfettamente in grado –
finora – di reagire agli attacchi. La forza di Berlusconi è il suo esercito di
giornalisti formati nel culto della personalità del capo. La debolezza di
Berlusconi sta nel fatto che i suoi giornalisti sono dei babbei. Vivono di
manicheismi e dicotomie d’inaudita scemità, risalenti all’epoca di Don Camillo e
Peppone. Pur di rendere pan per focaccia alla “sinistra”, che reputano l’unica
spina nel fianco del boss, hanno magnificato ed esaltato per anni il modello
politico USA e l’American way, la quale nel loro immaginario sessantottesco
costituirebbe il nemico naturale del comunismo che essi continuano a vedere
presente e radicato nella società italiana così come a Medjugorie si vede la
Madonna. Quando Berlusconi viene attaccato dalla stampa anglosassone (ormai con
cadenza quotidiana e con modulazioni sempre più incomposte) la loro costante
giaculatoria è: “la sinistra aizza la stampa estera contro Berlusconi”. Non
capiscono che è esattamente il contrario: è il mondo della finanza e della
politica anglosassone, inglese e americana, che si serve di ciò che chiamiamo
“sinistra” per togliere di mezzo un intralcio ai loro progetti. Americani e
israeliani non sono affatto nemesi della “sinistra”, ma i loro intransigenti
datori di lavoro. Gli scribacchini di Berlusconi non vedono il nemico. O forse
lo vedono benissimo, ma ormai, dopo anni di estasiati panegirici, non possono
più invertire la rotta senza perdere la faccia. Come tutti gli idioti, andranno
incontro al loro carnefice sorridendo e tendendo la mano, perché ammettere di
essersi sbagliati e ricostruire dalle fondamenta il proprio mondo ideologico è
troppo faticoso e doloroso. Una coltellata in pieno petto provoca molto meno
dolore: dieci brevi minuti di agonia ed è finita.
La situazione è ormai così degenerata che perfino il boss in persona – che
nonostante le apparenze è meno scemo dei suoi sottoposti – inizia a lasciar
trapelare qualche ammissione, qualche allusione, qualche “vorrei dire ma non
posso”. Così eccolo accennare a “poteri forti”, a “trame oscure”, a complotti
dietro le quinte di cui sa di non poter parlare in modo più esplicito senza
subirne le conseguenze. E’ la strategia della disperazione che fu adottata anche
dal povero (si fa per dire) Craxi, quando si rese conto di quali fossero i
poteri che stavano spazzando via il suo partito, insieme al resto della classe
politica italiana, attraverso la grande truffa di Mani Pulite. Rispetto a Craxi,
Berlusconi è un po’ meno indifeso, ma nonostante il suo violento egocentrismo
non mi sembra possedere né la cultura, né la capacità progettuale, né l’astuzia,
né la lungimiranza politica, né le palle per uscire vittorioso da un fuoco
concentrico di queste dimensioni.
Oltretutto i congiurati non sono certo da ricercarsi nell’ambito della sola
sinistra: lo schieramento dei sicari usraeliani è assolutamente trasversale e
apartitico e conta una quantità di esponenti nella stessa coalizione del
sacrificando. Pensiamo all’ex ministro degli esteri Frattini, maître di casa
Giuda, affiancato da subito alla mina vagante per tenerla sotto controllo;
pensiamo a Paolo Guzzanti, uscito strepitando dal partito quando la linea
Berlusconi-Putin ha iniziato a farsi più netta; pensiamo a Gianfranco Fini, il
duce con la kippà, che ormai non si limita più a fare la fronda contro
l’alleato, ma lancia bordate a piena potenza per favorirne l’affondamento.
Le idi di marzo del tappo sciupafemmine sarebbero state per me uno spettacolo
lungamente atteso e tutto da gustare, sgranocchiando popcorn e facendo la ola ai
fendenti più micidiali, se a rovinarmi il divertimento non fosse giunta, dal
profondo della coscienza, una di quelle considerazioni politico-morali che non
sanno apprezzare l’entertainment e non capiscono mai quando è il momento di
starsene in silenzio e godersi la rappresentazione. Il fatto è che il tappo,
dopo aver commesso soperchierie titaniche e innumerabili, verrà tolto di mezzo
proprio nel momento in cui stava facendo qualcosa di buono: favorire
l’acquisizione di una microscopica particella d’indipendenza politica nei
confronti delle potenze straniere che da 65 anni tengono l’Italia sotto il loro
tallone. Certo, il suo tentativo di smarcarsi non rispondeva a lungimiranti
interessi politico-strategici d’autonomia nazionale, ma solo al meschino
desiderio di salvaguardare il proprio potere e il proprio impero economico da un
accerchiamento sempre più stretto. Ma quale capo di governo ha mai fatto gli
interessi del proprio paese prescindendo con abnegazione dal proprio interesse
personale? Oltretutto la sua dipartita non avrà – come dovrebbe essere evidente
a tutti – lo scopo di punire i suoi misfatti o di sostituire il suo canagliesco
entourage con una classe dirigente più presentabile e dedita alla prosperità del
paese. Al contrario, la sua scomparsa eliminerà il solo modesto ostacolo
all’asservimento totale dell’Italia allo straniero, sotto la guida di una nuova
maestranza più servile, famelica e furfantesca della precedente e per di più
senza sostanze personali con cui garantirsi un minimo di spazio di manovra.
Berlusconi non finirà in cella – come per molti versi meriterebbe – ma in un
comodo seggio parlamentare o in un’isola dei Caraibi, a godersi il frutto delle
sue malversazioni, senza aver avuto la possibilità di offrire all’Italia, a
parziale compensazione della propria esistenza, una speranza di riscatto contro
l’oppressore. Preparatevi ad una bella scossa, come dice D’Alema, ma soprattutto
all’impazzare dei predatori del dopo-terremoto, pronti a saccheggiare quel poco
di appetibile che è rimasto tra le rovine.
Tanti anni fa, durante un viaggio in treno, feci uno strano sogno. Sicuramente
avevo mangiato qualcosa di MOLTO pesante la sera prima, comunque il sogno era
questo: ero seduto sul divano di casa mia ed assistevo ad un messaggio
televisivo di Berlusconi alla nazione. Berlusconi arrivava con un malloppo di
fogli in mano e si metteva dietro una solenne scrivania in quercia come il
Presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno. In piedi, naturalmente,
per evitare di avere metà della faccia coperta dai fermacarte. Non sorrideva,
non raccontava barzellette ed era mortalmente serio e sereno. Aveva sul naso un
paio di occhiali con catenella che gli conferivano un gradevole aplomb
intellettuale. Diceva (più o meno): “Ci siete cascati. Vi ho preso per i
fondelli per anni e voi ci avete creduto. Pensavate sul serio che un magnate dei
media e della finanza potesse essere uno sghignazzante barzellettaio
semianalfabeta che fa le corna alle riunioni diplomatiche? Questa è solo
l’immagine che ho costruito per voi, cari italiani. Siete voi gli analfabeti. Io
ho letto Machiavelli e Guicciardini, conosco Marcuse e Rosa Luxemburg a memoria,
ho studiato Marx e Gramsci quando la maggior parte di voi non era nemmeno nata.
So come funzionano i meccanismi del potere, so bene quali sovrastrutture di
conflitto economico intercapitalista muovano i fili di ciò che voi, poveri
sprovveduti, chiamate “politica”. L’ho imparato negli anni della mia ascesa
imprenditoriale, mentre voi eravate occupati a sculettare in discoteca o a
strafarvi di marijuana alle feste rave. Siete voi che non sapete nulla, e io ne
ho approfittato, per il vostro bene. Voi leggete solo barzellette, e io vi ho
dato barzellette per mettervi a vostro agio. Voi parlate solo di calcio e di
pettegolezzi da comari, e io vi ho dato calcio e gossip, come si danno pezzetti
di legno colorati a un bambino autistico per tenerlo occupato. Voi adorate il
servilismo e l’arroganza dei potenti e io vi ho fornito l’immagine di un capo di
governo che fosse servile e arrogante oltre ogni vostra fantasia. L’ho fatto
perché l’unico modo di rendere legittimo il mio potere ai vostri occhi di servi
era quello di spogliarlo di ogni orpello democratico e presentarvelo nudo e
autoritario, come è e come piace a voi. Ma mentre facevo questo per
legittimarmi, lavoravo nel vostro interesse. Lavoravo per liberarvi, almeno in
piccola parte, della schiavitù di chi vi ha distrutto e umiliato sessant’anni fa
e che voi, anziché combattere, avete acclamato e ossequiato, come prostitute di
basso rango di fronte a un cliente danaroso. L’avevo promesso a Craxi prima che
quello stesso potere che vi ha asservito lo spazzasse via e ho mantenuto la mia
promessa. Non potevo condurre la lotta contro i nostri oppressori sotto i vostri
occhi, perché siete servili e vi sareste schierati senza esitare con il potere
più forte. Perciò l’ho condotta in sordina, tenendo un basso profilo, fingendomi
pazzo e scemo affinché continuaste a ridere e non intralciaste il mio lavoro.
Più i tuoi nemici ti ritengono stupido, più sorpresi saranno quando li
ucciderai. Non so se riuscirò a restituirvi un minimo di dignità nazionale: i
nostri oppressori sono troppo forti e voi siete un popolo senza più fierezza. Ma
ci ho provato e ci proverò fino all’ultimo, perché credo che le persone che si
lagnano della propria condizione siano inutili. Amo le persone che decidono in
quali condizioni vogliono vivere e se non le trovano, le creano. Buonasera e
buon anno a tutti”.
Il fatto che nel mio sogno Berlusconi pronunciasse espressioni quali
“sovrastrutture di conflitto economico intercapitalista” dimostra che esso era
tanto verosimile quanto quello che ho fatto qualche settimana fa, in cui
flirtavo con Halle Berry. Nella cruda realtà è assai probabile che Berlusconi
sia davvero scemo come sembra, o poco meno, e che il suo maldestro tentativo di
agevolare la nascita di un equilibrio geopolitico multipolare, che garantisca
all’Italia un minimo di autonomia politica, sia destinato a fallire proprio
perché condotto con l’inconsapevolezza culturale e la miseria strategica di un
bottegaio di periferia senz’altra prospettiva che il consolidamento della sua
piccola rivendita fra le quattro case del quartiere. E così sia.
Però in questo blog ho cantato il De profundis per l’uomo di Arcore – spesso con
lieti gorgheggi – più volte di quante riesca a ricordarne. Mi sono sempre
sbagliato. Ogni volta Berlusconi è caduto dal sesto piano, è rimbalzato su un
tendone o su un camion di materassi ed è atterrato in piedi senza un graffio,
con il sorriso smagliante e il completo grigio scuro neppure sgualcito. Per una
volta – e solo ed esclusivamente per questa volta – non sono sicuro di voler
intonare l’elegia funebre. Sarebbe un canto forzato e privo di autentica gioia.
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