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Una nuova organizzazione internazionale sta nascendo in
mezzo a tante difficoltà, e in un momento assai difficile e incerto.
Le nazioni piccole del Quinto Mondo che aderiscono
all'Organizzazione del Quarto e Quinto Mondo sono:
Il sito in inglese, sotto costruzione,
dell'Organizzazione del Quarto e Quinto Mondo si trova qui:
Auguri di Buona Pasqua 2009
Centro di documentazione «Paolo Otelli» di Chivasso (www.centrotelli.blogspot.com)
Cari amici, vi invitiamo alla presentazione del libro di
Marco Cedolin
Grandi opere. Le infrastrutture dell’assurdo
Sarà presente l’autore
Venerdì 6 febbraio 2009 ore 21 Sala del Consiglio comunale Piazza Carlo Alberto dalla Chiesa (Piazza del Municipio) CHIVASSO
Il libro sarà in vendita nel corso della presentazione In allegato due articoli dell'autore sul TAV in Val di Susa. Nel secondo viene presentato un altro libro di Cedolin, che sarà anch'esso in vendita durante la serata: “TAV in Val di Susa. Un buio tunnel nella democrazia (2006)”
IL LIBRO Le Grandi Opere sono il simbolo di un mondo antiquato, corrotto e cadente: sono superate e inutili per chi intende percorrere strade diverse dalle solite. La costruzione delle grandi opere infrastrutturali imposta dai governi di vari paesi ai propri cittadini sta seriamente minacciando la qualità della vita delle zone coinvolte a causa dell’impoverimento delle risorse economiche, energetiche e ambientali che la realizzazione di queste infrastrutture comporta. Dalla TAV al Mose, dalla diga delle Tre Gole in Cina alle 300 isole artificiali al largo di Dubai, dal deposito per le scorie nucleari di Yucca Mountain all'Eurotunnel, dalla Stazione Spaziale Internazionale ISS all'oleodotto BTC, le grandi opere arricchiscono enormemente i grandi gruppi finanziari e industriali, ma producono miseria e sofferenza tra le popolazioni che sono chiamate a finanziarle. In questo contesto, l'autore ricostruisce con dovizia di particolari gli intrecci che legano economia, potere e criminalità, e che stanno alla base dell’assurda convinzione secondo cui solo la crescita del prodotto interno lordo può favorire il miglioramento della qualità della vita. Ma il testo non si ferma alla denuncia: nelle parole dell'autore si trova infatti una proposta di società alternativa molto più gradevole, gradita e gratificante, profondamente ispirata ai principi della decrescita, della sobrietà, del risparmio e dell'autoproduzione, dove i talenti e la creatività delle persone abbiano occasione di esprimersi e di emergere, e in cui l'ingerenza dell'economia e la schiavitù dal lavoro siano ridotte e allontanate dalle nostre vite.
L’AUTORE Marco Cedolin, nato a Torino nel 1963 vive in Val di Susa nel piccolo comune di Mompantero. Scrittore e studioso di economia, ambiente e comunicazione, collabora da anni con alcuni fra i più importanti siti web. E' fra i soci fondatori del Movimento per la Decrescita Felice di Maurizio Pallante e fa parte del Movimento NO TAV valsusino. Ha pubblicato “TAV in Val di Susa un buio tunnel nella democrazia” (Arianna editrice 2006), ha contribuito alla pubblicazione di "Un programma politico per la decrescita" Edizioni per la decrescita felice 2008 curato da Maurizio Pallante [che è stato presentato a Chivasso il 21 novembre a cura del Centro Otelli] e "Lo Stivale di Barabba" Macroedizioni 2008 curato da Stefano Montanari. Collabora regolarmente alla rivista Il Consapevole ed al giornale web Terranauta ed ha al suo attivo centinaia di articoli aventi per oggetto tematiche sociali, ambientali e politiche.
http://ilcorrosivo.blogspot.com/
Newsletter No Euro n. 1/2009 1999-2009 dieci
anni di Euro, chi la festa la fa e chi la subisce. Sono passati dieci anni dall’introduzione, seppur virtuale, dell’Euro (allora ECU, moneta interbancaria con valore 1:1 rispetto all’Euro), che ha segnato un deciso balzo in avanti nel processo di integrazione europea. Integrazione che, ormai viene detto anche dai più strenui sostenitori del progetto in corso, risulta riuscita solo sotto il profilo della creazione di una grande area di cointeressenza macroeconomica, dove però vige un forte deficit di democraticità e partecipazione. Sicuramente l’Euro ha compiuto dei poderosi progressi nel contesto dei mercati valutari globali, posizionandosi quasi ex-aequo con il dollaro come moneta di riferimento negli scambi. E’ lecito tuttavia domandarsi chi si sia accollato la parte più onerosa di questa grande operazione monetaria, quali siano stati vantaggi e svantaggi e quali, soprattutto, le prospettive alla luce della crisi che sta investendo tutte le economie del pianeta. E, mi permetto di dire, anche il modo di “fare economia” su scala globale…. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Zampieri, economista e analista finanziario, che da epoche non sospette pone all’attenzione del pubblico le problematiche connesse con l’integrazione monetaria e le sue implicazioni, specie sul contesto italiano. · Dieci anni di euro, quali le sue considerazioni generali? Quali i vantaggi e quali gli svantaggi più evidenti che vuole anzitutto sottolineare? Secondo me sarebbe forse più
giusto porre questa domanda al pensionato, alla casalinga, al dipendente
pubblico, all'artigiano, al piccolo imprenditore, allo studente, insomma alla
maggioranza degli Italiani che lavora e mantiene lo Stato con il pagamento delle
tasse, e sarebbe giusto sentire il loro parere, basato sulla realtà della vita
quotidiana. Secondo voi sarebbero così positivi i giudizi sull'Euro..??. A parte questa considerazione
iniziale, comincerei senza dubbio ad elencare gli svantaggi portati dalla
nuova valuta, naturalmente secondo il mio punto di vista: - il costo reale
della vita, ad oggi, è aumentato in media del 60-80%, in alcuni settori
anche del 100%, nonostante le inattendibili, inaffidabili e poco trasparenti
rilevazioni dell’Istat che ci raccontano il discreto andamento dell’economia,
almeno fino a qualche mese fa, quando anche l’Ente pubblico ha dovuto ammettere
che effettivamente il caro vita ha avuto incrementi maggiori di quelli
pubblicati anche in seguito all'arrivo della crisi finanziaria-economica
globale. Il problema però sta nel fatto che le retribuzioni e le pensioni degli
italiani non hanno certamente seguito il medesimo trend ascendente dei costi.
E non fatevi
incantare dai falsi palcoscenici televisivi dove vengono organizzate ad arte
zuffe e litigi tra Associazioni dei consumatori, commercianti e cittadini per
tentare di trovare i responsabili di tali indiscriminati aumenti poiché i
principali colpevoli sono ben altri e non vengono citati in giudizio: il vero
colpevole è lo Stato e le principali Amministrazioni Pubbliche che, subito dopo
l’introduzione dell’Euro, hanno aumentato le tariffe postali, quelle dei
pubblici servizi, dei trasporti, hanno permesso l’incremento delle bollette
energetiche, ed ovviamente non hanno attuato nessun tipo di controllo sui
prezzi. Ciò ha naturalmente legittimato anche le altre categorie private ad
attuare le stesse manovre; - i tassi
d’interesse sicuramente partiti da livelli bassi (il tasso ufficiale
di sconto nell’area Euro era al 2% ad inizio 2002) sono raddoppiati e rimasti su
alti livelli (come nel periodo pre-Euro) fino a qualche mese fa in concomitanza
dell'arrivo della crisi finanziaria, di fronte alla quale anche la BCE, filo
tedesca ed americana ha dovuto iniziare a ridurre i tassi, a furor di popolo. E
non credo sia necessario essere degli economisti per capire che ad ogni aumento
del Tasso Ufficiale di Sconto, e quindi anche di tutti gli altri tassi
interbancari collegati, corrisponde un aumento dell’importo della rata del mutuo
o del prestito di un normale cittadino o ancora del finanziamento di una piccola
e media impresa locale. Questo mix, composto dal costo della vita e dall'alto
livello dei tassi d’interesse, sta facendo registrare incrementi a livello di
record di espropri immobiliari (più del doppio nell’arco dell’ultimo anno
in Italia), dovuti al mancato pagamento dei mutui da parte dei cittadini, e di
cessazioni di attività imprenditoriali di piccole e medie dimensioni; quelle di
grandi dimensioni per il momento riescono a far fronte alla congiuntura negativa
con licenziamenti e delocalizzazioni produttive. Ma il problema è ancor più
negativo proprio ora, con la riduzione dei tassi a seguito della grave crisi
economica degli ultimi mesi: infatti, ad un taglio dei tassi ufficiali (sconto,
Euribor, interbancari) la maggior parte delle Banche ha risposto con un
allargamento degli spread (ovvero quella porzione di tasso d'interesse
aggiuntivo a quello base che rappresenta il loro profitto), vanificando quindi
gli effetti positivi per i risparmiatori e mantenendo tuttora alto il costo del
denaro. - E
che dire relativamente alla stabilità dei cambi, sbandierata come
un’altra delle positività della nuova valuta..?; ebbene l’Euro è tutt’altro che
stabile, anzi è una valuta che dopo un inizio incerto di debolezza, si è
apprezzata notevolmente nei confronti di tutte le principali monete
(raggiungendo il massimo storico contro il dollaro Usa di 1,6150!!!, appena
qualche mese fa; di 170 contro lo Yen giapponese a luglio scorso –altro record
storico da 15 anni-; e così via rispetto anche alle altre principali valute
internazionali). Ed ancora una volta non è necessario essere un esperto
economista per comprendere che un Euro forte penalizza fortemente le
esportazioni (vendite) delle aziende europee. Sono molte le imprese italiane in
difficoltà a seguito di questo fenomeno, che hanno registrato ingenti cali di
vendite e riduzioni di fatturato, il tutto con gravi ripercussioni sulla
produzione e sull’occupazione. E non fatevi nemmeno influenzare da chi sostiene
che, grazie ad un Euro forte, possiamo rallegrarci poiché altrimenti
assisteremmo ad aumenti esagerati del prezzo di benzina, gasolio e delle
principali materie prime; in verità i prezzi di petrolio, oro, palladio, mais,
ecc.. (quotati in dollari), salgono a causa della debolezza della valuta
americana; e poi abbiamo ugualmente assistito ad aumenti esagerati ed
esorbitanti delle quotazioni di petrolio, materie prime e commodities varie fino
a qualche mese fa (petrolio a 147 dollari...).
Attualmente, l'Euro si è
deprezzato rispetto alle principali valute, a parte la Sterlina inglese (massimi
storici) ma i danni per le nostre aziende permangono ed anzi sono accentuati
dall'arrivo della crisi internazionale. Ed ora passiamo ai
vantaggi: -
senza dubbio uno degli aspetti positivi portati dall'Euro è costituito dal fatto
che ora tutte le transazioni in valuta tra gli operatori (privati e pubblici)
dei Paesi aderenti all'Unione Monetaria non sono più soggette ai costi
relativi al cambio della valuta (in precedenza, un'azienda che acquistava in
Germania era costretta a cambiare le Lire in Marchi con aggravio di costi
amministrativi da parte delle Banche; e pensiamo anche ai turisti che si recano
in vacanza presso i Paesi dell'Unione: ora non sono più costretti a convertire
la loro valuta in quella del Paese straniero con costi di provvigione, di cambio
e spread sui prezzi applicati dalle Banche e dai cambiavalute locali). Ma tale vantaggio
purtroppo si sta trasformando, con il passare del tempo, sempre più in uno
svantaggio poiché il sistema bancario ha pensato bene, in seguito ad un loro
minore introito derivante dall'eliminazione delle transazioni sui cambi, di
aumentare il costo dei servizi bancari in generale (è noto che in Italia il
costo del Conto Corrente, a carico del cliente, è tra i più alti nel mondo...); -
direi che l'introduzione dell'Euro ha invece rappresentato un notevole vantaggio
soprattutto per il sistema bancario/finanziario: con l'Euro, il monopolio
delle Banche ordinarie e delle Banche Centrali, mediante la BCE, si è
ulteriormente rafforzato; i controlli sul loro operato sono divenuti meno
pressanti (il potere politico ha sempre meno influenza sulle loro azioni); gli
utili dei loro bilanci sono sempre stati a 2 cifre (a parte quelli del 2008, a
causa della crisi innescata proprio da loro e dalla libertà di azione avuta); a
seguito di fusioni ed incorporazioni hanno imposto aumenti dei costi sui servizi
generalizzati; e grazie alla globalizzazione dei mercati finanziari hanno potuto
vendere a qualsiasi tipologia di risparmiatore prodotti tossici, di scarsa
qualità, a basso rendimento, ecc... Ed ora, in questo periodo
di crisi finanziaria acuta, le Banche sembrano non preoccuparsi più di tanto
poiché sanno che i Governi interverranno con vari Decreti per il loro
salvataggio, naturalmente sempre a carico dei cittadini comuni e dei
risparmiatori.
· Lei non trova dannoso ad un serio dibattito sull’integrazione europea che non si possa in nessun modo mettere in discussione lo status quo relativamente alla politica monetaria e alla sua gestione, specie per quanto concerne l’autonomia, ma oserei dire l’assoluta scissione da qualunque forma di rappresentatività politica, della BCE, specie se pensiamo alla segretezza delle riunioni o alla sostanziale condizione “castuale” dei suoi esponenti più in vista? L'unione Monetaria non è stata
voluta dai cittadini europei ma è stata progettata ed attuata essenzialmente
dalle Istituzioni bancarie e finanziarie. Basti pensare ai Paesi della Cee dove
è stato proposto un referendum sull'Euro (Danimarca, Svezia) e la popolazione ha
nettamente votato per il “no”. Altro caso è quello della Gran Bretagna la quale
ha pensato bene di rimanere al di fuori della nuova valuta ma pur conservando un
posto ed avendo quindi un certo potere operativo all'interno della Banca
Centrale Europea. Sintomatici del rifiuto all'Euro e ad un'Europa unita sono
stati anche i vari referendum relativi al recepimento della nuova Costituzione
Europea, bocciati in diversi Paesi della Comunità Europea, anche se poi
riproposti e recepiti “furbescamente” attraverso il Trattato di Lisbona (vedi
Francia). In Italia purtroppo, per atto costitutivo, non si è dato in alcun modo
possibilità ai cittadini di scelta in relazione a tali tematiche; in caso
contrario, sono piuttosto sicuro che, ora, non adotteremo l'Euro... Relativamente all'indipendenza e
all'autonomia della BCE, preferirei trattare l'argomento in una delle prossime
domande. · Come valuta le enormi immissioni di liquidità avute a tassi nettamente inferiori a quelli di mercato che si sono susseguite per sostenere banche d’affari particolarmente esposte in operazioni ad alto rischio? Non reputa ciò vergognoso specie se raffrontato con le crisi di cassa e liquidità che affliggono moltissime imprese produttive e che danno da vivere a migliaia di famiglie? Le prime sono lautamente sostenute dai governi e dalle banche centrali, le seconde, invece, sono in balia del mercato e della concorrenza sleale di paesi esteri… Dove sta la coerenza in tutto ciò? Le enormi immissioni liquidità,
ovvero prestiti a tassi particolarmente vantaggiosi da parte delle Banche
Centrali mondiali a favore delle Banche e Società Assicuratrici, sono state
giustificate con il fatto ché, se fosse collassato il sistema
bancario/finanziario globale, conseguentemente sarebbe crollato anche il sistema
produttivo della maggior parte dei Paesi industrializzati. Secondo i Governi
quindi si è trattata di una misura straordinaria, in un momento assai critico,
attuata per scongiurare in definitiva una crisi ancor più grave e generalizzata.
Il problema è che tali azioni non sono riuscite a guarire il sistema “malato”
poiché molte Banche, dopo aver ottenuto liquidità e risorse finanziarie
aggiuntive, invece di utilizzarle nella loro attività ordinaria al fine anche di
sostenere il credito e le aziende, hanno immobilizzato a loro volta questi fondi
presso le Banche Centrali ottenendo quindi un rendimento attivo superiore a
quello passivo. E la crisi, in origine solamente di tipo finanziario,
inevitabilmente ha ora colpito anche i settori reali e produttivi. · Lei non ritiene di estrema gravità il fatto che la BCE non sia un organismo comunitario in senso pieno, non essendo menzionata nell’art. 4 del trattato istitutivo CE, dunque non sottoposto ad un controllo giurisdizionale diretto da parte della Corte di Giustizia Europea? Come già detto prima, l'Unione
Monetaria e l'Euro sono stati fortemente voluti soprattutto dal sistema
bancario/finanziario, naturalmente con l'appoggio di determinate forze
politiche, ed è quindi naturale che il principale Ente monetario, la BCE -Banca
Centrale Europea-, goda di una tale autonomia e potere operativo. La Banca Centrale Europea è
praticamente una Banca privata, indipendente ed autonoma. E qui possiamo
rilevare una serie di fatti piuttosto preoccupanti: le Banche Centrali delle
singole nazioni europee, prima del Trattato di Maastricht, avevano
un’indipendenza dal potere politico variabile tra il 40 e il 65%; attualmente,
dopo l’introduzione dell’Euro, l’indipendenza si aggira intorno al 90%. Dunque,
mentre nessuna influenza può giungere dal potere politico alla BCE, dai vertici
monetari giungono invece ai nostri governanti continue indicazioni, parametri
cui attenersi, rigidi vincoli che coinvolgono l’intera vita e l’economia delle
nazioni. Inoltre, l’art. 4 del Trattato non
menziona la BCE tra le Istituzioni della Comunità (Parlamento Europeo,
Consiglio, Corte di Giustizia, Corte dei Conti e Commissione); alla BCE però il
Trattato conferisce personalità giuridica e lo Statuto ne riconosce la più ampia
capacità di agire all’interno di ciascuno degli Stati membri. Sotto il profilo
giuridico-formale, la BCE non è dunque un’Istituzione Comunitaria, ed i
singoli Paesi aderenti all’Unione Monetaria non possono interferire in alcun
modo con la sua politica economica; essa può quindi fissare a suo arbitrio il
livello del tasso ufficiale di sconto (TUS), la quantità di denaro da immettere
sul mercato, decidere la disponibilità ed il costo del finanziamento del sistema
bancario e qualsiasi altra azione di sua competenza, in modo indipendente (art.
7 del Protocollo SEBC: “Indipendenza”). Ed in aggiunta, mentre i dibattiti
e le sedute della Camera dei Deputati e del Senato sono aperti al pubblico e le
sentenze delle Corti di Giustizia devono essere dettagliatamente motivate e
pubblicizzate, dall’altra parte, le riunioni del Consiglio Direttivo della BCE
sono assolutamente secretate, ed è lo stesso Consiglio che, di volta in volta,
decide se pubblicare le proprie delibere, se pubblicarne solo alcune parti, o se
non pubblicarle affatto. Oltre tutto questo, i dirigenti della BCE godono di una
sostanziale immunità: non sono infatti previste, all’interno della BCE, sanzioni
per comportamenti impropri degli stessi dirigenti (art. 12 del Protocollo: “Responsabilità
degli organi decisionali”). Senza esagerazioni, il Trattato di
Maastricht ha fatto di loro membri intoccabili di una Società privata ed
autonoma, in parte segreta, che condiziona Stati e popoli. Ne deriva inoltre che i singoli
Stati dell’Unione Monetaria hanno perso la sovranità monetaria e legislativa in
campo monetario, sovranità che sono parti essenziali della sovranità nazionale. · L’Italia ha sicuramente beneficiato della fase di bassi tassi di interesse legata all’introduzione dell’Euro, che tuttavia si è con il tempo vanificata, ciò ha permesso una riduzione significativa (ca.70 miliardi di Euro) del costo per interessi sul debito pubblico. Come valuta la politica dei tassi tenuta dalla BCE? Ritiene moralmente giusto, prima come cittadino che come economista, che sei punti percentuali di PIL vadano a coprire interessi su un debito pubblico che va comunque in mano a fondi di investimento e altre realtà private?. I bassi tassi d'interesse, dopo
l'introduzione dell'Euro, hanno aiutato lo Stato italiano a ridurre l'importo
del costo degli interessi passivi sul debito pubblico solamente per un breve
periodo poiché, la politica monetaria della BCE è stata improntata, sin da
subito, ad un innalzamento dei tassi fino ai massimi livelli di qualche mese fa
(coincidenti con quelli pre-Euro). Ovviamente tale politica ha danneggiato tutti
gli Stati, compresa l'Italia, dotati di un alto debito pubblico. A conti fatti,
quindi l'Euro non ha portato questi grandi vantaggi prospettati. Inoltre bisogna evidenziare che
all’interno della stessa Banca Centrale Europea prevalgono gli interessi
tedeschi i quali sembrano avere come unico obiettivo quello della lotta
all’inflazione, a costo di mandare sul lastrico famiglie ed aziende, mantenendo
un alto livello di tassi d’interesse, e facendo finta di non accorgersi che la
maggioranza dei Paesi dell’area Euro non ha fondamentali così buoni come i loro.
Gli interessi tedeschi devono però fare i conti con quelli americani, prevalenti
anch’essi all’interno della BCE: infatti molti esponenti e dirigenti della
stessa BCE provengono dalle grandi Banche d’affari Usa (Bini Smaghi, Mario
Draghi, ecc…), e sapendo che agli Stati Uniti serviva fino a qualche tempo fa un
Dollaro assai debole che permettesse loro di ridurre il notevole disavanzo
pubblico, in parte utilizzato per finanziare le varie guerre e missioni militari
nel mondo, e di rilanciare le esportazione delle loro aziende verso l’estero, si
comprende meglio come l'immobilismo della nostra Banca Centrale ha
favorito un Euro così “forte” e un Dollaro così debole. In termini economici, il
tutto si è tradotto in una notevole difficoltà per le nostre aziende di vendere
i propri prodotti/servizi all’estero, soprattutto nell'area dollaro.
Con questo mix di fattori, e data
la natura “privatistica” della nostra Banca Centrale è quindi facile capire come
gli europei stiano pagando il conto degli “amici” americani e come le politiche
monetarie della nostra BCE non facciano proprio gli interessi dei cittadini
comunitari. · Un ritorno ad una valuta nazionale, ipotetico seppur non astrattamente impossibile, come lei ha avuto modo di dimostrare in molti articoli, non sarebbe sostanzialmente inefficace se non correlato ad una reale nazionalizzazione dell’ente emittente, dal momento in cui anche la Banca d’Italia è controllata da soggetti privati che comunque ci “presterebbero” il denaro? Ossia, non si cambierebbe semplicemente “padrone”? Diventando peraltro un padrone “più piccolo” e più esposto alle intemperie internazionali?. In uno dei miei ultimi articoli
pubblicati, ho ipotizzato l'uscita dall'Euro dell'Italia ed il ritorno alla Lira
o ad un'altra valuta. La mia ipotesi è comunque fondata
su motivi tecnico-finanziari e non in base ad un puro sentimento anti-moneta
unica. Infatti è da diversi mesi che il differenziale tra i Btp italiani (titoli
di Stato a reddito fisso con durata decennale) e i Bund tedeschi, di colpo, è
salito a circa 60 punti base, il massimo dal 2001 (vigilia dell’entrata
dell’Euro), per toccare massimi di 150 punti in questi giorni (gennaio 2009). Ma
il fenomeno è ancor più strano poiché, dal momento che Btp e Bund sono emessi da
Paesi aderenti all’UE ed entrambi in euro, il differenziale dovrebbe essere pari
a zero; nonostante questo invece tale differenza è rimasta sullo 0,20 (20 punti
base) per questi anni, indicando un certo livello di diffidenza nei confronti
del nostro Paese; Francia e Spagna avevano un differenziale solamente dello 0,04
(4 punti base) rispetto alla Germania. Solitamente un differenziale così
ampio tra titoli di Stato anticipa un movimento o accadimento assai negativo, ed
ora il mercato inizia a muoversi sull’Italia, scommettendo sull’uscita dall’Euro
del nostro Paese. Secondo la mia opinione, è’ quindi solamente una questione di
tempo. Inoltre, in Italia, per rimanere a
casa nostra, la crescita è ormai negativa, tanto ché ora si è confermato
ufficialmente lo stato di recessione tecnica. E’ quindi doveroso insistere sul
fatto che se l’Italia rimarrà con questi valori ancora per molto, verrà
inesorabilmente buttata fuori dall’Euro nonostante la volontà contraria di
banchieri e politici. E non credete alle loro parole quando dichiarano, senza
cognizione di causa o perché spinti da loro interessi, che se non avessimo
adottato l’Euro, ora con la “vecchia” Lira saremmo in condizioni peggiori.., non
credetegli, che lo dimostrino tecnicamente. La gestione di un'eventuale uscita
dall'Euro e adozione di una nuova valuta però dovrebbe essere condotta da un
Ente monetario nazionale e statale e non certo da un organismo con le
caratteristiche dell'attuale Banca d'Italia, Banca privata, il cui pacchetto
azionario è detenuto per oltre il 90% da Banche private e Compagnie
Assicuratrici (i gruppi Intesa-San Paolo e Unicredit-Capitalia possiedono oltre
il 40% delle azioni di Banca d’Italia!). Credo siano degne di nota alcune
curiosità relativamente alla nostra Banca primaria: pensate che l’art. 3, ultimo
comma, dello Statuto di Banca d’Italia, stabiliva che la maggioranza delle quote
del suo capitale sociale doveva essere posseduta da Enti Pubblici; ebbene, sotto
l'ultimo Governo Prodi, tale articolo è stato abrogato, permettendo ora una
composizione azionaria siffatta. Ed ancora, tra i soci proprietari
di Banca d’Italia è presente anche Gruppo Banca Popolare Italiana, ex Banca
Popolare di Lodi, legata alle famose e drammatiche vicende finanziarie di
Fiorani & C. Ed altro fatto rilevante: gli
stipendi del personale Bankitalia, Banca privata, sono però a carico dei
contribuenti italiani, e sono stipendi enormi: un dipendente della nostra Banca
Centrale prende in media 110.000 eur l’anno, contro i circa 66.000 eur di un
dipendente della Banca Centrale Americana (FED). C’è quindi da chiedersi perché
i cittadini italiani devono pagare in modo così esagerato un servizio che, in
definitiva, non viene reso alla Comunità bensì ai veri proprietari (Banche
private). Il Governo italiano dovrebbe avere
il coraggio di ripristinare nuovamente l'art. 3, come già visto, e costringere
quindi le Banche proprietarie a vendere le loro quote ad Enti statali e a
ridurre la propria influenza sulle politiche operative dell'Istituto. La nuova
Banca d'Italia quindi non dovrebbe in primis appartenere a soggetti privati, né
perseguire fini privatistici, altrimenti, anche un'eventuale uscita dall'Euro,
non comporterebbe veri e reali vantaggi per i cittadini italiani. · Lei non ritiene, come prima tappa, che siano da rivedere i vincoli di bilancio imposti dal trattato di Maastricht, dal momento in cui sono stati concepiti in un momento di “vacche grasse” e comunque sono assolutamente inadatti a permettere una politica di riequilibrio anticiclico da parte della pubblica amministrazione, qualora questa ne avesse la necessità, come sta succedendo oggi?. I famosi parametri di Maastricht,
soprattutto alla luce di questa crisi globale, dovranno probabilmente essere
rivisti a breve introducendo elementi di maggiore flessibilità altrimenti la
maggior parte dei Paesi aderenti, compresa l'Italia, rischierebbe di
non riuscire a mantenerli e, dopo un periodo iniziale soggetto a sanzioni
come previsto dal Trattato, sarebbero costretti ad abbandonare la valuta comune. · Lei non ritiene che gli aumenti generalizzati dei prezzi siano da considerarsi quasi una conseguenza “minore” dell’introduzione dell’Euro, dal momento in cui, pur avendo colpito in modo pesante le fasce più deboli della popolazione, il fatto di aver delegato ad un ente sopranazionale la facoltà esclusiva di emettere e gestire la moneta sia da considerarsi in realtà una perdita di sovranità politica ben più grave e in palese violazione dell’art.1 della Costituzione italiana lì dove si dice che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione medesima? Purtroppo tutti gli Stati aderenti
all'Euro hanno perso la sovranità monetaria già da un bel po', ovvero da quando
le varie Banche Centrali sono diventate autonome e di proprietà di altri
Istituti Bancari. Con la nascita poi della BCE e con lo smisurato potere
attribuitogli, la facoltà di emettere e gestire la moneta è passata
definitivamente a questo organo privato. Conseguentemente si è violata la
Costituzione, ma questi sono argomenti poco conosciuti e tenuti ben nascosti ai
cittadini, anche con la complicità di molti organi d'informazione. · I fondamentali macroeconomici tedeschi, notoriamente i migliori d’Europa, sono così predominanti da permettere alla Germania di ricalcare sulle sue necessità una moneta che serve in realtà milioni di cittadini? Il problema geopolitico sotteso a questa “germanizzazione” dell’Europa, crede sia solo una questione da talk-show o ritiene una minaccia reale quella di servirci di una moneta, non solo che non ci appartiene, ma che addirittura è ritagliata su necessità e fondamentali macroeconomici diversissimi dai nostri?. Purtroppo mi devo ripetere
nuovamente affermando che l'Euro è stato voluto dal sistema bancario con
l'appoggio di quello politico e non certo dai cittadini. Lo si può notare anche
a livello politico dove l'integrazione degli Stati appartenenti alla Comunità
Europea è assai difficile ed ogni nazione continua a mantenere la propria
lingua, il proprio Parlamento, i propri Ministri, ecc... La Banca Centrale Europea ha la
propria sede a Francoforte per accontentare i Tedeschi e la sua politica è
fortemente determinata dai loro interessi (vedasi tassi d'interesse e lotta
all'inflazione). Inoltre i fondamentali macroeconomici dei Paesi aderenti alla
moneta unica sono molto diversi, anche se devono sottostare a determinati
parametri, ed ora, con l'arrivo della crisi queste differenze si accentueranno
ancor di più. Da parte mia, vedo a breve, un fallimento dell'Euro o meglio la
reale possibilità di uscita di diversi Paesi. · Lei non trova che il concetto di “economia reale” declamato da tanti organi di informazione sia una confortante e stucchevole menzogna, dal momento in cui anche le imprese “produttive” e non speculative sono soggiogate nella loro operatività ordinaria a problematiche fortissime correlate con il contesto macroeconomico e monetario, penso ad esempio all’accesso al credito o alla politica dei tassi di interesse che ha inibito per anni gli investimenti in sviluppo, e talvolta anche quelli di rimpiazzo; aspetti questi che penalizzano proprio le piccole realtà che dovrebbero fare da volano alla ripresa dell’economia produttiva?. Purtroppo le nostre economie reali
sono fortemente influenzate e legate al sistema bancario, e lo si può notare
proprio in questi periodi negativi. Sappiamo ormai tutti che tale crisi
internazionale è stata causata da una grave crisi del sistema
bancario/finanziario, naturalmente tenuta ancora in parte nascosta (molte Banche
non hanno dichiarato ad oggi le effettive perdite e svalutazioni subite a causa
del loro operato improntato al profitto sconsiderato e smoderato degli ultimi
annin); i Governi hanno reagito programmando e disponendo ingenti aiuti
finanziari al sistema creditizio il quale, purtroppo, ha risposto di contro,
limitando l'accesso al credito e, in molti casi, “chiudendo i rubinetti”di
finanziamenti e prestiti concessi in precedenza. La naturale conseguenza di
questo fenomeno è stata e sarà una devastante caduta dei nostri settori
produttivi (basta leggere i giornali di questi tempi per notare articoli
relativi a licenziamenti, casse integrazioni, mobilità, perdite e riduzioni di
fatturati). E non saranno poche le imprese, soprattutto quelle che difficilmente
potranno accedere agli ammortizzatori sociali e agli aiuti di Stato, che
cesseranno le attività e subiranno gravi perdite in termini di fatturato ed
utili entro i prossimi mesi del 2009. *Fabrizio Zampieri é economista ed analista finanziario. Come consulente si occupa di: analisi e studio dei mercati finanziari, gestione del rischio di cambio e degli strumenti finanziari, gestione della tesoreria aziendale multivalutaria, gestione dell’indebitamento e dei rapporti con gli Istituti bancari, con target di clientela “Private” e “Corporate”. Come formatore collabora con Associazioni di categoria e Imprese attraverso progettazione e docenze di corsi F.S.E. (Fondo Sociale Europeo), seminari, incontri. E' anche docente di materie finanziarie presso la Libera e Privata Università di Lugano (ISFOA). Socio ordinario Assoconsulenza (Associazione Italiana Consulenti d'Investimento) . fabrifinanz@hotmail.com
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