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Affitto monolocale mansardato completamente arredato in Piazza Vittorio Veneto a Torino

La Stampa, 05 Novembre 2006

 

Padre Pio il più amato dagli italiani

di Lorenzo Mondo

NEL 1634 papa Urbano VIII emanava una Costituzione con la quale riservava alla Santa Sede la proclamazione ufficiale dei santi, fissando norme precise per il processo di canonizzazione e per il culto. «Caelestis Hierusalem cives», cominciava il documento che, inteso evidentemente a impedire abusi e intemperanze, sembrava tuttavia proiettare nel regno dei cieli i campioni della fede e della virtù, filtrando la loro lunga, secolare familiarità con il popolo cristiano, la sua scrupolosa certezza che essi avessero calcato, e potessero calcare, le orme terrestri. Ho sempre creduto comunque che, al di là delle pie e pur amabili leggende, delle acrobazie miracolistiche, il ragionevole culto dei santi rappresenti un acquisto per la Chiesa cattolica: offre grandi modelli di comportamento, esprime fiducia nella capacità di ognuno (a qualunque tempo o condizione sociale appartenga) di elevarsi e di operare il bene, provoca una salutare immersione nell’umanità. Dai medici protocristiani Cosma e Damiano alla suora Teresa di Calcutta.
Ma adesso leggo i risultati di un sondaggio pubblicato da Famiglia Cristiana che lascia, a dire poco, stupefatti. Risulta infatti che fra i santi più invocati dai fedeli, svetta Padre Pio. E pazienza se il frate di Pietralcina, in forza della recente promozione e della subitanea fama, lascia in ombra santi di prima grandezza. Ma supera di gran lunga la Madonna, con e senza il supporto di statue lacrimose, sbaraglia addirittura Gesù. Don Tonino Lasconi, un autorevole sacerdote, deduce da questi risultati la presenza in Italia di una radicata fede popolare, ma ravvisa anche il segno «che i nostri cristiani sono ignorantissimi, dopo anni di catechesi e di ora di religione». La fede popolare, tra pratiche superstiziose e addirittura neo pagane, sfuma in dissennatezza. Tocchi a chi tocca, ma urge un mea culpa. Sarebbe intanto una buona catechesi liberare gli edifici religiosi dall’accumulo indiscriminato di languorosi santini di gesso e plastica, espressione di una esclusiva devozione personale. Quei simulacri offendono in primo luogo i titolari che, pur dotati di una vigorosa, autenticamente popolare energia, non avrebbero voluto in nessun modo prevaricare l’immagine del Dio che si sono affannati nella loro vita a testimoniare.