
Sensibilità e delicatezza verso le “culture” che uccidono in
nome di Dio, polizia e ricovero in psichiatria per i “non allineati”
“La Stampa”,
19 Agosto 2006”
Posta e risposta
di LUCIA
ANNUNZIATA
Rispetto
delle culture: verso gli altri e degli altri verso di noi
L’ARTICOLO di Farian Sabahi, «Hina e la cittadinanza
difficile», sulla prima pagina della Stampa di ieri, mi induce a due
considerazioni. La prima è che nei giorni scorsi molti pakistani, ma anche
italiani più o meno «esperti», hanno detto e scritto in varie sedi che nel
delitto di cui è stata vittima Hina Saleem a Brescia «l’Islam non c’entra».
Sabahi invece precisa che il Corano prevede per il comportamento di Hina un
certo numero di frustate, e la Sunna (la tradizione del profeta Maometto)
proprio la morte. Quindi l’Islam c’entra eccome, e sarebbe ora che certa gente
la smettesse di sostenere falsità in nome di un malinteso «politicamente
corretto».
La seconda considerazione è sulla frase finale
dell’articolo, dove si dice che un italiano nel corteggiare una ragazza islamica
dovrebbe, per non metterla in pericolo, non chiederle di convivere ma
«procedere, come farebbe un uomo serio ma forse d’altri tempi, a una decorosa
proposta di matrimonio». D’accordo, cerchiamo di non creare problemi a ragazze
prigioniere di tradizioni arcaiche, ma cerchiamo anche di non tornare noi stessi
indietro di mezzo secolo e più. Per fortuna oggi è decorosissimo convivere ed è
decorosissimo anche fare l’amore senza convivere, così come è decoroso, a mio
avviso, fare l’amore anche con più persone, e questo sia per un uomo che per una
donna: la cosa più decorosa di tutte è sempre la libertà. Io mi considero un
uomo serio anche se amo tre o quattro donne e non propongo nessun matrimonio.
Siamo comprensivi verso i problemi di altre culture, ma, per favore, evitiamo di
ripiombare noi in altri tempi. Che erano tempi oscuri e violenti d’oppressione,
checché ne dica qualche nostalgico anche nostrano.
Carlo Molinaro
SONO d’accordo su un punto della sua lettera: il
rispetto delle culture va in due direzioni, verso gli altri e degli altri verso
noi. Misurarsi con noi non vuol dire chiederci di rinnegare la nostra morale.
L’idea che un italiano debba, per corteggiare una ragazza, prima chiederne la
mano ai genitori è irrealistica. Ma la richiesta di un extra di delicatezza per
condizioni femminili difficili non costituisce nemmeno un attacco all’identità
culturale dell’uomo. Esiste anche la sensibilità che è, peraltro, spesso solo
questione di buon senso.

“La Stampa”,
19 Agosto 2006”
Nessun
carceriere ma una scelta di vita
Morena V.,
la figlia degli «eremiti» di via Madama, racconta la sua verità. Molto diversa,
da quanto è emerso sino a oggi su questa storia angosciante, ma ricca di
sfumature e di contraddizioni. Non è stato un dialogo facile; la giovane,
laureanda in lettere, è sotto choc per l’intervento di polizia, vigili del fuoco
e anche dell’«attacco violento dei media», rei di avere violato la loro privacy
e soprattutto, di avere riportato molte inesattezze, «alcune anche gravi»
Qual è il suo pensiero, lo dica adesso.
«Io credo che le scelte delle persone debbano essere
comunque rispettate... Se ai miei genitori, che vivono in una casa di loro
proprietà non va di usare la luce elettrica, di non vedere la tv, di non uscire,
saranno stati fatti loro o no? Cosa fanno i vostri, di genitori? E’ anche una
questione di rispetto, che va al di là della mia vicenda. A parte il tubo rotto,
che male avevano mai fatto agli altri? Alla società?».
Quindi lei considera quanto meno fuori luogo
l’intervento delle istituzioni?
«Certo. Va bene, c’era questo famoso tubo che perdeva
acqua ed era quindi ragionevole un intervento dall’esterno per ripararlo. Ma i
pompieri sono entrati dalla finestra, hanno fatto quello che hanno fatto, i
poliziotti idem, ma da qui a portare via i miei genitori contro la loro volontà,
francamente mi sembra un fatto assurdo, che non trova alcuna giustificazione. Io
non sono d’accordo, questo lo voglio sottolineare. Tutto questo clamore, un
fatto così delicato: sotto gli occhi di tutti».
Ma non pensa che sia quantomeno strano che due persone
si autosegreghino in casa per tanti anni?
«Ne sono consapevole. In questo periodo stavo discutendo
la tesi di laurea, ho concluso tutti gli esami, mi bastava ancora poco tempo e
mi sarei laureata, avrei trovato un buon lavoro e avrei messo in atto il mio
piano, avevo un piano per uscire da questa situazione. La stavo risolvendo, a
modo mio. Adesso non so, è diventato tutto più difficile, con i miei genitori
ricoverati in psichiatria...».
Le inesattezze?
«Tante. Alcuni giornalisti sono stati maleducati e pure
imprecisi. Intanto, io difendo mio padre sotto ogni aspetto. Non è vero che mi
abbia mai picchiata. Sono stati ottimi genitori, i miei. Portavano a casa due
buoni stipendi, grazie a loro ho avuto una buona vita e ora cercavo di aiutarli,
come qualsiasi figlio avrebbe fatto. Poi: non c’era immondizia in casa. C’era un
solo unico sacco, come in tutte le famiglie. Mia madre non dormiva “in un
giaciglio” ma in una camera da letto normalissima».
Sembrava fosse segregata da suo padre...
«Anche questo è falso. Noi abbiamo più case e loro si
alternavano a vivere in una o nell’altra. Mia madre non voleva uscire dalla
camera perché l’altra sera ha avuto paura di quella improvvisa intrusione. Le
chiavi della camera le aveva lei, e lei s’è chiusa dentro. Non è vero che non
andavano d’accordo. La loro è stata comunque una scelta condivisa. Non
meritavano di essere linciati in questo modo. E non è vero che mio padre è stato
denunciato in passato. Avevano un disagio, questo sì, e io, gradatamente, stavo
cercando di aiutarli».
Scusi, ma sette o più anni chiusi in casa... Lei è
sicura di avere fatto il possibile per evitare tutto questo?
«E’ molto facile, soprattutto ora, dare giudizi
dall’esterno, quando non sai nulla di cosa è accaduto in questi anni. Bisogna
esserci dentro, vivere ogni giorno la realtà. Loro hanno fatto moltissimo per
me, hanno pagato i miei studi, mi hanno aiutata sempre. Io stavo semplicemente
cercando di restituire il bene che mi hanno dato».
Morena, può spiegare quali sono state le vere ragioni
che hanno spinto i suoi genitori ad auto-rinchiudersi?
«No. Ma lo scoprirete».
