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Da: infoATfrontefriulano.org [mailto:infoATfrontefriulano.org]
Inviato: lunedì 16 aprile 2007 16.34
A: Recipient List Suppressed
Oggetto: Fwd: Chi comanda veramente in italia?
Articolo molto interessante da leggere e
importantissimo da
far circolare il più possibile.
Mandi a ducj
Fronte Friulano - Front Furlan
Il portavoce
Federico Simeoni
www.frontefriulano.org
Chi comanda in
italia

L’Italia è una colonia?
Di Antonella Randazzo per
www.disinformazione.it
Autrice del libro: “DITTATURA:
LA STORIA
OCCULTA ”
I mass media propagandano l'immagine dell'Italia come di un paese libero e
democratico, in cui la popolazione gode di potere politico ed economico. Ma è
davvero così? Il sospetto che l'élite egemone economico-finanziaria si sia
appropriata del nostro paese sotto tutti i punti di vista e che lo stia guidando
verso il baratro, è venuto persino al Financial Times, che in un articolo del 16
marzo 2006 scriveva che “L'Italia sta seguendo la stessa strada dell'Argentina
verso la rovina”. L'autore dell'articolo, Richard Perle, è un esponente
dell'estrema destra americana e un accanito sostenitore di George W. Bush,
quindi è difficile credere che voglia mettere in cattiva luce l'élite dominante.
Il paragone fra l'Italia e l'Argentina nasce da considerazioni finanziarie,
precisamente dalla scelta italiana di assumere l'euro come propria valuta, pur
essendo il paese condannato ad avere un'economia debole, a causa delle scelte di
politica economica effettuate dai governi, che tendono ad avvantaggiare il
capitale straniero piuttosto che lo sviluppo del paese, come accade in una
colonia. Anche l'Argentina, agganciando la propria valuta al dollaro, si trovò a
fare i conti con una moneta forte, mentre la sua economia era in mani straniere.
Ciò che accadde all'Argentina è noto.
Le aziende italiane sono state in gran parte rilevate dalle grandi corporation
anglo-americane. Oggi l'Italia è il paese europeo meno competitivo, e che ha più
aziende in mani straniere. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale
Europea stanno col fiato sul collo per controllare i pagamenti del debito,
ignorando il livello di benessere o di povertà dei cittadini italiani. Infatti,
pur di esigere i pagamenti, il Fmi non esita a chiedere tagli alla spesa
pubblica (sanità, scuola, amministrazione, ecc.) e ulteriori privatizzazioni,
peggiorando le condizioni del paese. Lo scopo principale del Fmi (dobbiamo
ricordare che esso è un istituto finanziario controllato dai banchieri
anglo-americani) è quello di impoverire i cittadini italiani, in armonia con ciò
che già, nel 1998, svelava Zbigniew Brzezinski, nel suo libro La grande
scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici. L'eccessivo
benessere dei paesi dell'Europa occidentale, secondo Brzezinski, era un grave
ostacolo, poiché tale livello di ricchezza era più elevato rispetto a quello
della media dei cittadini americani, ed essendo l'Europa considerata un
protettorato americano, ciò risultava inammissibile[1]:
L'Europa ha una posizione fondamentale di fortezza geostrategica per l'America.
L'Alleanza Atlantica autorizza l'America ad avere influenza politica e peso
militare sul continente … se l'Europa crescesse, questo beneficerebbe
direttamente l'influenza americana … L'Europa Occidentale è in larga misura un
Protettorato americano e i suoi Stati ricordano i vassalli e i pagatori di
tributi dei vecchi imperi... L'Europa deve risolvere il problema causato dal suo
sistema di redistribuzione sociale che è troppo pesante e ostacola la sua
capacità di iniziative.
L'Europa doveva essere indebitata e impoverita affinché il dominio statunitense
potesse imporsi su tutta l'Eurasia. Occorreva con urgenza impoverire i ceti
medi, e ciò è avvenuto in Italia anche a causa della Legge Biagi, che legalizza
lo sfruttamento lavorativo. Il resto lo fecero il sistema bancario, le dittature
imposte al Terzo mondo (che hanno costretto milioni di persone ad offrire
manodopera semischiavile, abbassando il costo del lavoro e smantellando il
sistema dei diritti, frutto di lotte politiche e sindacali), e le
privatizzazioni, promosse dal Fmi. Le campagne mediatiche menzognere fanno
credere che il Fmi e la Bce tengano alla "stabilità" del paese, o alla
"competitività" delle aziende italiane, mentre è l'esatto opposto: vogliono
tenere in scacco l'intera economia del paese, strozzandola con il debito e
rendendola poco competitiva attraverso varie strategie. I nostri politici,
anziché cercare di contrastare il potere del Fmi, lo assecondano, e lo
propagandano come giusto e autorevole, mostrando così che l'Italia è soggiogata
anche politicamente al potere straniero, come una colonia. In molti modi
(privatizzando, non tutelando i prodotti italiani, accettando di pagare i
diritti di signoraggio, foraggiando le società private, ecc.) i nostri governi
operano per la distruzione economica e finanziaria del nostro paese, e non per
il nostro benessere e per i nostri valori.
Il livello di povertà nel nostro paese è aumentato dal 6,5% della popolazione
degli anni Novanta, all'11,7% del 2001, fino al 12% del 2005.[2] Le riforme
neoliberiste imposte all'Italia dal Fmi hanno sottratto ricchezza alla classe
media e inferiore, per arricchire l'élite già ricca, come dimostra l'analisi
fatta dalla Banca d'Italia nel periodo 1989/1998:
Il 10% delle famiglie più povere aveva il 2.7% del reddito totale nel 1989,
mentre nel 1998 questa quota è scesa al 2%. Il 10% delle famiglie più ricche ha
invece incrementato la propria quota dal 25.2% al 27.5%. L'incremento
dell'indice di Gini, in 9 anni, è stato pari all'11%... piccoli incrementi
(decrementi) dell'indice di Gini provocano enormi aumenti (diminuzioni) del
divario tra il più povero e il più ricco dell'insieme.[3]
Oggi circa il 20% delle famiglie più ricche possiede oltre la metà del reddito
del paese, mentre il 20% delle famiglie italiane povere possiede soltanto circa
il 6%. Ciò spiega perché le famiglie ricche italiane, come i Benetton, i Pirelli
e i Falck, siano così accondiscendenti alla colonizzazione dell'Italia: ciò
garantisce loro maggiore ricchezza e privilegi.
Un paese risulta soggetto al dominio coloniale quando non è padrone del proprio
territorio e non sceglie liberamente la propria organizzazione politica ed
economica. I diritti degli indigeni coloniali sono subordinati agli interessi
della potenza dominante, che si erge al di sopra delle leggi. Le autorità dei
paesi coloniali esigono ingenti pagamenti, come accade con le banche titolari
del nostro debito, che impongono alle nostre autorità di elaborare una
finanziaria annuale per pagare il debito. Il debito è in realtà una forma di
tassazione imposta dalle banche, architettata in modo tale che i cittadini
credano di aver ricevuto qualcosa da dover pagare, mentre invece si tratta di
una tassazione di tipo coloniale, cioè creata per impoverire i cittadini e
arricchire il sistema di potere. Il debito imposto all'Italia è talmente alto
che nel 2002 equivaleva ad un terzo del debito pubblico complessivo di tutti i
paesi dell'Unione Europea (che era di 4707,7 miliardi di euro). Nonostante le
manovre finanziarie che hanno dissanguato il paese, nel gennaio 2007 il debito
era ancora di 1.605,4 miliardi. Non sarà mai estinto, affinché l'Italia possa
rimanere in eterno assoggettata all'élite bancaria.
Le finanziarie hanno anche l'obiettivo di stanziare denaro per la partecipazione
alle guerre del paese dominante, e nell'ultima finanziaria il governo ha
aumentato tali spese a 20,354 miliardi di euro, che è una somma altissima per un
paese che non ha nemici e ufficialmente non è in guerra. Si comprende tale spesa
soltanto se si pensa che ogni paese sottomesso ad un potere coloniale è
obbligato a partecipare alle spese militari del paese imperiale. Gli italiani
pagano il 41% del costo di stazionamento delle basi americane, si tratta
complessivamente di 366 milioni di dollari all'anno.[4] Proprio come una
colonia, subiamo un'occupazione militare e siamo anche costretti a pagarla.
Dagli anni Cinquanta, l'Italia è sotto controllo militare statunitense,
attraverso 113 basi militari, che ospitano almeno 60.000 soldati. Gli Usa hanno
potere sul nostro territorio, a tal punto che non sono obbligati nemmeno a
precisare l'ubicazione delle loro basi o le attività che si svolgono
all'interno. Ciò viola gli articoli 80 e 87 della nostra Costituzione, che
dovrebbero proteggere la sovranità nazionale su tutto il territorio dello Stato.
Diverse basi militari sono dotate di missili a testata nucleare, e l'accordo "Stone
Ax" prevede l'uso delle armi nucleari da parte di soldati italiani autorizzati
dalle autorità americane. Dunque, non soltanto le autorità statunitensi hanno
potere sul territorio italiano come fosse una loro colonia, ma concludono
accordi segreti che obbligano i soldati italiani a mettersi a loro servizio,
come una truppa coloniale. L'accordo Stone Ax ("Ascia di pietra") è un accordo
di cui il Parlamento non ha mai avuto modo di discutere, poiché è stato concluso
segretamente fra Roma e Washington. Con questo accordo, che risale agli anni
Cinquanta ma è stato rinnovato dal governo Berlusconi, l'Italia diventa uno
degli avamposti per la futura guerra nucleare.
Nell'aprile del 2002, Umanità Nova, riportava la testimonianza di un ex-analista
dell'Intelligence statunitense, William Arkin, che nel suo libro dal titolo Code
names, parla di un documento chiamato "Nuclear Posture Rewiew", in cui la Casa
Bianca ordina al Pentagono di pianificare l'uso di armi nucleari per le guerre
future, contro nemici come la Corea del Nord, l'Iran e la Siria. L'ipotesi di
guerre nucleari appare, da questo documento, tutt'altro che improbabile, e
l'accordo Stone Ax permetterebbe agli Usa di progettare gli attacchi dall'Italia
e di richiedere la collaborazione dei militari italiani. In caso di attacco a un
paese dotato di armi nucleari (come la Corea del Nord) è assai probabile che il
contrattacco nucleare avvenga contro il nostro paese (da cui sarà partito
l'attacco) piuttosto che contro il territorio degli Stati Uniti, che è assai più
protetto. Le autorità americane, come al solito, preferiscono che venga colpita
una colonia piuttosto che la madrepatria. Molti italiani credono ingenuamente di
essere "protetti" dalla massiccia presenza militare americana, e non immaginano
che invece è il contrario: siamo esposti al pericolo di distruzione nucleare
assai più di qualsiasi altro paese europeo.
In Italia, le testate nucleari sarebbero 90 soltanto ad Aviano e a Ghedi, e
alcune di esse hanno una potenza dieci volte maggiore della bomba sganciata ad
Hiroshima.
La presenza di armi nucleari sul suolo italiano è illegale in base alla legge n.
185 del 9 luglio 1990, che vieta la fabbricazione, il transito, l'esportazione e
l'importazione di armi chimiche, biologiche, e nucleari. L'articolo 1 comma 7
della legge dice: "Sono vietate la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione
ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca
preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia. Il
divieto si applica anche agli strumenti e alle tecnologie specificamente
progettate per la costruzione delle suddette armi nonché a quelle idonee alla
manipolazione dell'uomo e della biosfera a fini militari". In base a questa
legge, le autorità italiane che hanno rinnovato l'accordo Stone Ax dovrebbero
essere processate.
Le nostre autorità, soltanto nel marzo del 2005, in seguito ad un'interrogazione
parlamentare, hanno ammesso la presenza di armi nucleari in Italia, senza però
contemplare in nessun modo la possibilità di sottoporre il problema alla
popolazione, data la gravità, oppure di avere il dovere di chiarire da quando,
dove e perché ci sono queste armi sul nostro suolo. E' come se i cittadini
italiani non potessero avere alcun controllo sulle questioni militari, e se a
ciò si aggiunge che essi non hanno alcun potere sulle questioni finanziarie ed
economiche del paese, si può dire che la loro condizione è simile a quella del
suddito sottomesso ad un potere che non accetta alcuna limitazione.
I cittadini italiani vengono convinti di avere potere politico, in quanto alle
elezioni possono scegliere fra "destra" e "sinistra", ma quando essi chiedono
che venga rispettata concretamente la loro volontà (ad esempio nel caso della
Tav o della base di Vicenza), si scatena un putiferio mediatico e politico, per
evitare di concedere il benché minimo reale potere.
Dalle basi americane ubicate in Italia, sono partiti missili per operazioni di
guerra offensive, come nel caso della Jugoslavia e dell'Iraq, in spregio
all'articolo 11 della nostra Costituzione che "ripudia la guerra come strumento
di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali", e all'insaputa della popolazione. Inoltre, i
soldati americani, quando commettono violenze, abusi o omicidi, sono impunibili
dalla nostra giurisdizione, e quindi non pagano per i crimini, dato che la loro
giurisdizione li assolve quasi sempre. Basti ricordare il caso di Ustica o di
Calipari. L'uccisione del funzionario del Sismi Nicola Calipari e il ferimento
della giornalista Giuliana Sgrena non hanno alcun colpevole secondo il
Pentagono, che ha alterato la versione dei fatti per assolvere i soldati
americani.
Il 27 giugno del 1980 esplose nel cielo di Ustica un DC-9 diretto da Bologna a
Palermo, e 81 persone morirono. Era accaduto che i servizi segreti americani
avevano appreso che Gheddafi avrebbe volato sui cieli italiani con il suo aereo
personale, e avevano deciso di colpirlo. Ma il presidente libico non era su
quell'aereo e i missili americani abbatterono anche l'aereo italiano. Il
processo per la strage di Ustica, aperto dalla magistratura italiana, andò
avanti per 25 anni, fra depistaggi e numerosi tentativi di occultare le prove.
Si cercherà di far credere che l'incidente fosse dovuto ad una bomba che si
trovava nel velivolo, nascondendo le tracce della presenza di forze militari
americane sul luogo. Alla fine, non si ebbe alcun colpevole né alcun
risarcimento alle vittime. Le vite degli italiani furono considerate di nessun
valore, e le nostre autorità hanno dimostrato di non avere alcun potere per
proteggerle, essendo subordinate alle autorità statunitensi, come fossero
autorità coloniali.
La privatizzazione delle aziende pubbliche (ferrovie, poste, autostrade ecc.) ha
prodotto perdite economiche gravissime, il peggioramento della qualità dei
servizi e l'aumento del costo per l'utente. Svendere i beni pubblici non
significa soltanto impoverire il paese (che perde i profitti delle aziende
vendute ed è anche costretto a finanziarle), ma anche indebolire il governo. Ad
esempio, il Ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha
propagandato come importante la sua riforma che eliminava il costo di ricarica
delle schede telefoniche, senza dire però che il governo non aveva alcun potere
di impedire che la cifra della ricarica venisse reinserita mediante l'aumento
delle tariffe. Nel giro di pochi giorni, alcune società telefoniche cambiarono i
piani tariffari, in modo tale da garantirsi gli stessi introiti che avevano in
precedenza. Questo è un chiaro esempio di come le privatizzazioni sottraggono
denaro e potere all'intera comunità, costringendo i cittadini a sottostare allo
strapotere delle società private. Se i nostri ministri dovessero davvero
difendere gli interessi dei cittadini, contro le corporation e le banche,
sarebbero immediatamente richiamati all'"ordine" dalle autorità dell'Unione
Europea e da quelle statunitensi.
La privatizzazione della Telecom, avvenuta nell'ottobre del 1997, permise ad un
gruppo di imprenditori e banche di impadronirsi dell'azienda, e al Ministero del
Tesoro rimase soltanto il 3,5%. Il piano per il controllo di Telecom era stato
progettato dalla Merril Lynch, dal Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin &
Jenrette e dalla Chase Manhattan Bank. Dopo dieci anni dalla privatizzazione, il
bilancio era disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone erano
state licenziate, i titoli azionari avevano fatto perdere molto denaro ai
risparmiatori, i costi per gli utenti erano aumentati e la società era in
perdita.
I danni per la privatizzazione di Telecom non sono stati soltanto di natura
finanziaria, ma anche relativi alla qualità e alla sicurezza del servizio. La
privacy dei cittadini non è in alcun modo tutelata, e gli scandali degli ultimi
anni lo hanno provato.
Oggi l'azienda è ridotta male, e i titoli azionistici oscillano. Tre grandi
banche, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs, possono far salire o scendere
qualsiasi titolo, avendo nelle mani il 70% del credito speculativo mondiale, e
potendo diffondere notizie che condizionano il comportamento degli investitori.
Manovrando il valore delle azioni, si condiziona l'andamento dell'azienda, e ciò
consente ai grandi colossi bancari di preparare il terreno per appropriarsene,
come sta accadendo anche con Alitalia.
Pirelli ha aperto trattative in esclusiva col colosso American Telephone and
Telegraph Company (At&T), che appartiene ad un gruppo di grandi banchieri, che
quest'anno ha vinto negli Usa un appalto pubblico ricchissimo, per gestire il
settore delle telecomunicazioni, e fornire servizi a 135 delle 184 agenzie
federali, insieme a Qwest e Verizon. Le trattative con At&t, e America Movil
dureranno fino al 30 aprile, poi Generali e Mediobanca avranno 15 giorni di
tempo per esercitare il loro diritto di prelazione.
Non sappiamo ancora se sarà la At &t ad impadronirsi di una delle aziende più
importanti del nostro paese, ma sappiamo già cosa accadrà dopo la svendita: si
avranno licenziamenti, aumenterà il costo per l'utente, la qualità del servizio
sarà sempre più scadente ed emergeranno di tanto in tanto illegalità diffuse,
che riveleranno la possibilità di controllo su ogni cittadino.
Chi dubita che l'Italia di oggi abbia caratteristiche di natura coloniale provi
a scrivere una lettera alle autorità italiane, per chiedere spiegazioni sui
debiti bancari e sul signoraggio, sulle privatizzazioni, sulla sovranità
territoriale dell'Italia oppure sulle testate nucleari. Non otterrà alcuna
risposta chiara, esauriente e onesta (semmai dovesse ricevere qualche tipo di
risposta), e questa sarà una prova che le nostre autorità sono a servizio delle
banche e delle corporation internazionali, e subordinano ad esse i diritti dei
cittadini italiani, come accade nelle colonie.
Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa,
1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà
nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta
(Edizione Il Nuovo Mondo, 2007).
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http://antonellarandazzo.blogspot.com/
[1] Brzezinski Zbigniew, La grande scacchiera: il primato americano e i suoi
imperativi geostrategici, Longanesi, Milano 1998.
[2] Fonti: World Economy 2001, Banca Mondiale, dati Istat.
[3] Bilanci famiglie Italiane 1989/1998, Banca d'Italia, "I bilanci delle
famiglie italiane nell'anno 1989 e 1998", Roma, pp. 36-53.
http://www.deiricchi.it/index.php?docnum=35.
Dati consultabili sul sito
www.bancaditalia.it.
[4]
La
Repubblica , 6 febbraio 2007.