Le banche entrano nel “business di impresa”
Con la seduta del
Comitato Interministeriale per il Credito e il risparmio (Cicr)
dello scorso 29 luglio, viene riscritta la norma che regola le
partecipazioni della Banche all’interno delle imprese e dunque di società
non finanziarie. Dopo anni di lotta, le lobbies bancarie ottengono il
tanto atteso traguardo di sfondare "nel mondo imprenditoriale" con nuovi
scenari ed opportunità di business, perfettamente allineati con le
direttive europee per la regolamentazione del rapporto banca-impresa. Il
limite di concentrazione per una singola partecipazione sarà del 15%,
mentre il limite complessivo sarà del 60%, e farà riferimento sia a
soggetti che hanno un legame diretto che indiretto con la banca. Viene
così cancellata la norma che prevede delle soglie di concentrazione che
variano dal 3% per le banche ordinarie al 15% per le specializzate,
percentuali che già di per sé venivano considerate elevate, considerando
il potere di controllo di una Holding tramite partecipazioni indirette, o
l’esistenza di società ad azionariato diffuso, tale che l’80% degli
azionisti non partecipa alla vita di impresa e delega la sua
rappresentanza.
Il processo di liberalizzazione ha avuto inizio nel 2006 quando il
Governatore Draghi aveva presentato al Cicr una proposta di riforma
dell'articolo 19 del Tub, mentre il Comitato stava progettando di
eliminare proprio l’articolo, su istruzione del Governo Prodi e delle
stesse direttive europee. Precedentemente invece il Ministro dell'Economia
Giulio Tremonti voleva aumentare i paletti delle banche che volevano
accedere alle imprese, un po’ per venire incontro alle richieste degli
industriali, un po’ per contrastare il potere della lobby bancaria,
asserragliata intorno ad Antonio Fazio. Tutto però è stato vano, perché
nel 2007, l'Unione europea vara una direttiva che elimina proprio la
condizione di separatezza tra banca e impresa. Per cui, questo potrebbe
considerarsi addirittura un primo passo verso il totale ingresso delle
banche nel mondo industriale e imprenditoriale. Le banche italiane possono
plaudire l’introduzione delle norme europee, in attesa del grande
banchetto.
In particolare, le nuove norme
prevedono l’estensione dei limiti di detenibilità delle partecipazioni in
imprese non finanziarie, eliminando le regole di "separatezza
banca-industria a valle", e stabilendo delle soglie comunitarie:
il 15% del patrimonio di vigilanza della banca/gruppo
partecipante, che rappresenta il limite di concentrazione per una singola
partecipazione qualificata, oppure il 60% del patrimonio,
che rappresenta il limite complessivo per la somma delle partecipazioni
della specie. La disciplina trova applicazione nei confronti dei soggetti
collegati, intesi come l'insieme di soggetti correlati ( che
hanno un legame diretto con la banca ) e di soggetti ad essa connessi
- soggetti collegati alla banca per il tramite di una parte correlata. Tra
le parti correlate, in particolare, sono incluse le società sulle quali la
banca esercita un'influenza notevole (detta secondo il nostro
ordinamento collegata) ossia ha il potere di partecipare alla
determinazione delle scelte amministrative e gestionali della partecipata
senza averne il controllo - basta per società per azioni anche
partecipazioni soglia di poco superiori al 2% . Questo perché verranno
presi in considerazione i conflitti di interesse e condizionamenti sulla
gestione, derivanti da esposizioni (partecipazioni e finanziamenti) nei
confronti di imprese partecipate in modo significativo.
In altre parole, nella determinazione del livello di presenza di una Banca
in un’impresa o società, occorrerà considerare non solo il suo
coinvolgimento diretto, ma anche le esposizioni di tutte le società che
quella banca può controllare o solo influenzare, nonché le partecipazioni
indirette, tramite delle sue collegate. Inoltre, vi sarà una
semplificazione del sistema dei controlli di tipo amministrativo
sull'acquisizione di partecipazioni in soggetti di natura finanziaria, che
possono essere sottoposti ad autorizzazione preventiva per maggiore
chiarezza ovvero per evitare ostacoli all'esercizio della vigilanza.
Comunque, saranno ridotte anche le fattispecie da autorizzare, in maniera
da lasciare maggiore campo libero nella scelta della configurazione
azionaria o delle operazioni di governance. Come bilanciamento
all'ampliamento delle possibilità operative delle banche, saranno
introdotti strumenti e normative di vigilanza per controllare il rispetto
dei requisiti patrimoniali, l'intensificazione dei controlli, regole di
carattere organizzativo e di governance allo scopo di prevenire i
conflitti di interesse derivanti dalle correlazioni delle partecipazioni.
Si parla inoltre delle misure per monitorare le attività di rischio verso
i "soggetti collegati", stabilendo dei limiti quantitativi all'assunzione
di rischi verso i soggetti connessi alla banca.
Inoltre, guardando allo stato attuale dell'economia italiana, si può stimare che circa l'80% di industrie e imprese sono indebitate, e la loro indipendenza e sopravvivenza, spesso è stata garantita proprio dall'impossibilità delle Banche di appropriarsi delle loro partecipazioni in momenti di crisi. Le implicazioni di questo stravolgimento degli equilibri banca-impresa potranno essere anche molto gravi, e i rischi sono tanti, considerando il grande potere che detengono le banche, che è il potere del denaro. Potrebbero acquistare e far fallire imprese che si trovano in diretta concorrenza con attività ritenute più importanti o strategicamente rilevanti, o imprese che non garantiscono determinati livelli di guadagno ma svolgono un importante ruolo sociale. Ancora, potrebbero controllare del tutto media, società di comunicazione, aziende sanitarie, società culturali, società che svolgono servizi pubblici, società energetiche, acquedotti, dighe, miniere, spiagge... Non vi è più limite ormai allo scempio, al declino, al saccheggio. Ora che le banche stanno fallendo perchè in preda alla crisi finanziaria più pericolosa degli ultimi 70 anni, quale migliore scialuppa di salvataggio, se non l'economia reale, le imprese, fatte di uomini e di sacrifici, di logiche che spesso non sono mai finanziarie.
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