|
|
Fonte: il Bollettino Salesiano - Marzo 2009 SFIDE ETICHE per RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI di Giovanni Russo bioeticalab©itst.it CROLLI FINANZIARI MONDIALI COME CROLLI MORALIIl bisogno di un’etica economica universale sta diventando impellente. Il rischio del crollo morale è dietro l’angolo.
Che cosa è successo con il “crollo finanziario” mondiale? È successo che, a partire dagli anni ’80, la piena liberalizzazione dei movimenti dei capitali e del mercato dei cambi, ha portato al gonfiarsi delle attività finanziarie mondiali, in altre parole alla speculazione selvaggia, senza che gli Stati indicassero delle regole internazionali, persuasi ingenuamente che il libero mercato tende a regolarsi da solo. Questa norma è stata portava avanti – come la sola legge sensata – da un Paese leader come gli Stati Uniti, che regnava come maestro del mondo dell’economia e della finanza, ma che purtroppo ha smesso di insegnare una volta per tutte. Sul piano dei cambi tra le valute, si è aperta la possibilità di attacchi speculativi contro i Paesi più fragili, che hanno portato negli ultimi anni a frequenti crisi finanziarie in Asia, Russia, America latina. Sul piano finanziario, i flussi di capitali speculativi hanno reso impossibile ai governi di governare gli investimenti e le trasformazioni dell'economia reale. Sul piano delle politiche fiscali, la libertà di movimento dei capitali ha consentito alle imprese e ai ricchi di tutto il mondo di trasferire denaro dove prometteva guadagni speculativi maggiori e minore tassazione. Diversi Paesi sono diventati dei "paradisi fiscali" (con tasse bassissime o nulle sui profitti delle imprese e sulle rendite finanziarie) e qui sono depositati 11.500 miliardi di dollari (secondo Tax Justice Network) detenuti da persone fisiche; si valuta che un quarto della ricchezza generata in un anno sul pianeta finisca nei paradisi fiscali. Si tratta di risorse sottratte all'imposizione delle tasse nei Paesi dove la ricchezza viene prodotta (M. Pianta). Così in Italia circa tre quarti delle imprese dichiara di non fare profitti e quindi non viene tassata; negli Stati Uniti, – secondo il Government Accounting Office – due terzi delle grandi aziende non hanno pagato tasse sui redditi ottenuti tra il 1998 e il 2005. Con i profitti e i redditi più alti "al sicuro" nei "paradisi fiscali", le politiche nazionali hanno finito per rivolgere l'imposizione fiscale soprattutto sui redditi da lavoro. CROLLI FINANZIARI COME CROLLI MORALILa speculazione finanziaria ha prevalso sulle regole della politica internazionale (che non c’erano), e quindi la finanza sull’economia reale prodotta dal lavoro dei cittadini. Si comprende pertanto come il crollo finanziario sia stato l’espressione eloquente di un crollo morale, e come la soluzione va cercata in regole globali e internazionali condivise di giustizia finanziaria che limitino le speculazioni selvagge. Probabilmente non ha molto senso l’atteggiamento attuale dei Paesi che attraverso le banche centrali forniscono un credito notevole per salvare le banche sull’orlo del fallimento; ma salvare le banche col denaro dello Stato significa far pesare i costi della crisi a tutti i contribuenti, cioè i cittadini. I costi per salvare le banche dovrebbero essere a carico di ha trovato un vantaggio dalle rendite finanziarie selvagge. Il "salvataggio" può contribuire a un ulteriore processo di destabilizzazione dell'architettura finanziaria, perché trasferisce grandi quantità di denaro pubblico, a spese del contribuente, nelle mani di finanzieri privati. Inoltre può portare ad un aumento vertiginoso del debito pubblico e ad una centralizzazione senza precedenti del potere bancario. Mentre la gran parte degli investimenti privati della gente perde quando il mercato crolla, lo speculatore istituzionale si arricchisce. I finanzieri stanno facendo shopping sfrenato. Scatenare il collasso del mercato può, infatti, essere un affare molto redditizio. Il crollo dei prezzi di mercato costituisce un'opportunità di lucro e di movimentazione del denaro per un ristretto gruppo di potenti speculatori. Un importante strumento finanziario che gli speculatori sfruttano per guadagnare dal crollo finanziario è lo short selling (vendita allo scoperto), che consiste nel vendere grandi quantità di azioni che non si possiedono per poi ricomprarli una volta che il prezzo è crollato, con l'obiettivo di completare la transazione e incassare i profitti. Il ruolo dello short selling nel far cadere le aziende è ben documentato (Chossudovsky). CRISI DELL’INDUSTRIA E DISOCCUPAZIONE DIFFUSAA turno, questa concentrazione senza precedenti di potere finanziario conduce al fallimento interi settori industriali e dell'economia dei servizi, portando al licenziamento di decine di migliaia di lavoratori. L'aumento della disoccupazione in tutto il mondo sta causando una drastica diminuzione della spesa dei consumatori che, a sua volta, si ripercuote violentemente sui livelli della produzione di beni e servizi. Crolla quindi l’economia reale. E’ questa la recessione. Le imprese non riescono a vendere i loro prodotti, a motivo anche de licenziamento di molti lavoratori. I consumatori, vale a dire la gente che lavora, sono stati privati del potere di acquisto necessario per alimentare la crescita economica. L’economista canadese Chossudovsky ha notato che la concentrazione del potere bancario è stata a spese della grande industria. Infatti, il tratto distintivo di questa particolare fase della crisi è che i giganti finanziari (attraverso il loro controllo predominante sul credito) hanno di fatto creato il caos nella produzione di beni e servizi, indebolendo e in molti casi portando al fallimento le aziende e la grande industria. I fallimenti sono avvenuti in tutti i principali settori di attività: manifatturiero, telecomunicazioni, rivendite al dettaglio, centri commerciali, compagnie aeree, hotel e turismo, per non parlare del settore immobiliare e dell'edilizia. Negli Stati Uniti, "tra i disoccupati, il numero di persone che hanno perso il proprio posto di lavoro e non si aspettano di essere richiamati è salito di 615.000 unità fino a 4,4 milioni in ottobre. Negli ultimi 12 mesi, la dimensione di questo gruppo è aumentata di 1,7 milioni" (Ufficio Statistico del Dipartimento del Lavoro,nov. 2008). Occorre veramente un controllo globale della situazione, per evitare la speculazione selvaggia. Il 15 novembre si è svolto a Washington il Summit Finanziario dei G20. Si è fatto qualcosa per ripristinare la stabilità finanziaria. Ma, probabilmente, occorre un nuovo ordine etico finanziario, consapevoli che non è affatto vero che il mercato aggiusta da solo le cose. E forse, più che ogni altra cosa, bisogna anche rivedere i nostri stili di vita di consumatori. |
|
|