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Per il bene

dell’Italia.

Programma di Governo 2006-2011

Da pagg. 211-213

Il Mezzogiorno: una grande opportunità tra l’Europa e il Mediterraneo

 

Lo scenario in cui si collocano le nostre politiche di coesione

territoriale prescinde dai confini nazionali: è quello

di un Mezzogiorno come ponte tra l’Europa e il

Mediterraneo.

La globalizzazione, l’approfondimento e l’allargamento

dell’Unione Europea hanno cambiato gli stessi termini della

questione meridionale: essa non va più letta in relazione

esclusiva con lo stato nazionale, ma nei suoi rapporti con

il sistema-mondo.

Queste trasformazioni possono creare nuovi problemi competitivi

al Mezzogiorno, ma offrono anche una straordinaria

opportunità. In particolare, il cambiamento dei flussi

delle merci a livello mondiale ha creato una nuova centralità

del Mediterraneo: il Mezzogiorno può e deve diventare la

piattaforma di interconnessione fra Asia e Europa. Una

regione aperta, per la quale le vie del mare, del cielo, del

ferro non saranno solo le vie degli scambi commerciali, ma

anche della cooperazione, della cultura dell’integrazione.

(…)

Una nuova rete di infrastrutture per lo sviluppo

Il primo dei progetti guida sui quali investire fin dal

primo anno di legislatura riguarda la realizzazione di una

rete di infrastrutture logistiche per lo sviluppo.

Le politiche di coesione territoriale avranno come scenario

di riferimento un Mezzogiorno che si affaccia sul

Mediterraneo e una politica estera che sostenga l’ulteriore

allargamento dell’Unione Europea, specie verso i

Balcani. A tal fine occorrono sufficienti risorse di

bilancio per rilanciare un’intensa cooperazione paritaria

euro-mediterranea. Per questo saranno prioritari:

- i collegamenti via cielo, mare e ferro;

- i completamenti delle opere in corso e le loro interconnessioni;

- i raccordi fra le reti locali e le reti lunghe;

- la diffusione e l’utilizzo delle nuove tecnologie

logistiche.

(…)

Inoltre, ci impegniamo a completare i raccordi mare-ferro,

con i grandi assi verticali ferroviari tirrenico e adriatico.

Nella stessa ottica, saranno privilegiati gli interventi

sulle strutture che agevolino gli scambi modali, come gli

interporti e le piattaforme logistiche: pochi e di dimensione

sufficiente a raggiungere l’economicità.

Quanto al potenziamento delle reti ferroviarie, crediamo che

debba essere realizzato secondo un quadro pluriennale di

investimenti, prioritariamente orientati agli interventi

lungo il Corridoio 1 e il Corridoio 8, in modo da determinare:

da un lato la progressiva velocizzazione della Battipaglia-

Reggio Calabria, della Battipaglia-Potenza e della Palermo-

Catania-Messina; ed all’altro il nuovo tracciato appenninico

della Napoli-Bari, interconnessione orizzontale fondamentale

fra la penisola iberica e i Balcani.

In questo quadro, riteniamo inutile e velleitario il progetto

del Ponte sullo Stretto: per il suo rilevantissimo costo, che

annullerebbe la possibilità di altre opere, e per il suo

impatto economico assai limitato, per la Sicilia e la

Calabria, rispetto al potenziamento dell’accessibilità marittima

e aerea.

(…)

horizontal rule

Una chiave di lettura del programma del centro-sinistra su: “Il Mezzogiorno: una grande opportunità tra l’Europa e il Mediterraneo”.

Dopo avere letto:

F. Imposimato, G. Pisauro, S. Provvisionato: "Corruzione ad Alta Velocità - Viaggio nel governo invisibile"; KOINè Nuove Edizioni

e preso atto delle connessioni, emerse in Commissione antimafia nel periodo 1994-1996 tra poteri forti (Fiat, IRI, ENI, Banche), coop rosse e mafia, leggere questo punto di programma dell’Unione di Prodi mi ha fatto una certa impressione, tenendo anche contro del fatto che Prodi, quando era presidente dell’IRI, fu uno dei garanti del suddetto patto scellerato tra economia legale ed illegale, per gestire le tangenti miliardarie connesse alla costruzione della terza corsia della Salerno-Reggio Calabria e della TAV tra Roma e Napoli. Le vere motivazioni delle dimissioni di Di Pietro dalla magistratura, molto probabilmente, furono dovute al fatto che, avendo egli in mano le prove (ai tempi di "mani pulite") del predetto sistema di corruzione, l’ex giudice-eroe non volle incastrare Prodi e Pacini-Battaglia (e infatti venne ricompensato dal centro-sinistra con la candidatura blindata nel Mugello del 1996).

In questo punto del programma dell’Unione, inoltre, viene scientificamente pianificata, a nostre spese, l’invasione delle merci cinesi e dell’immigrazione extracomunitaria, dando al Mezzogiorno il ruolo di enorme molo di attracco all’interno del Mediterraneo e costringendo il Centro-Nord a piegarsi ad una servitù di passaggio a beneficio di interessi stranieri.

La Tav in Valle di Susa non viene furbescamente citata ma, molto meno furbescamente, ci ha pensato la Bresso a far dire a Prodi che “la TAV in Valle di Susa si farà!”. E’ evidente che anche quest’opera altro non è che un tassello nel mosaico delle grandi opere che finiranno per distruggere il tessuto economico e sociale dell’Italia, sia per il loro alto costo e la loro fondamentale inutilità (visto che ci stiamo sempre più deindustrializzando), sia per l’asservimento del nostro territorio ad interessi stranieri che con quelli degli italiani hanno ben poco a che fare.

E’ da notare che la globalizzazione viene qui accettata come un dato di fatto ormai compiuto. Le prime vittime dell’invasione delle merci orientali (ma, molto spesso, si tratta di aziende italiane che hanno chiuso in Italia e riaperto all’estero, facendo anche il business immobiliare sulle aree dismesse grazie a sindaci compiacenti…) sono state il tessile e l’abbigliamento. Considerato il fatto che le aziende di questi settori sono soprattutto nel Centro-Nord (dalle Marche e la Toscana in su), nelle teste di Prodi e “compagni” lo sviluppo del Sud passerà attraverso la sistematica e definitiva distruzione delle piccole e medie imprese del Centro-Nord: il solito sistema del “dividi et impera” del centralismo romano.

Possiamo quindi ragionevolmente ipotizzare che il programma dell’unione si pone tre obiettivi:

bullet nel breve periodo, quello di foraggiare, attraverso le grandi opere per il Sud, le grandi aziende - di stato e private - le coop rosse e la mafia;
bullet nel medio-lungo periodo, di servire gli interessi della dirompente potenza cinese e dei petrodollari degli sceicchi, che ci stanno invadendo di merci ed immigrazione. Gli italiani, sempre più impoveriti, diverranno così docili strumenti in mano ad un potere che userà crescenti dosi di statalismo per governare le masse. L’italico vizio delle classi dirigenti italiane di vendere l’Italia agli stranieri trova qui una sua tragica conferma: Franza o Spagna purché se magna nei secoli passati, i rubli sovietici e i dollari americani fino alla caduta del muro di Berlino, petrodollari arabi e Yaun cinesi oggi e domani;
bullet c’è inoltre un chiaro riferimento all’allargamento dell’Europa verso i Balcani, che sarei pronto a scommettere riguarda anche la Turchia, tanto per completare l’opera.

 

Veramente divertente la parte dedicata alla Napoli-Bari, presentata come interconnessione fondamentale tra la penisola iberica e i balcani: sarebbe a dire che, per spedire delle merci dalla Spagna in Albania, le facciamo sbarcare a Napoli, la carichiamo su un treno, gli facciamo passare gli Appennini per arrivare a Bari, le ricarichiamo su una nave e le facciamo sbarcare a Durazzo: comodo ed economico, vero?

 

Ho la vaga sensazione che queste elezioni, comunque andranno, finiranno male…

 

Auguri a tutti,

 

Maurizio Gasparello

 

05/04/2006