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La Stampa, 06 Maggio 2006


IN FRANCIA CRESCONO I PROBLEMI CON LE PRIME «INQUIETUDINI» DELLE POPOLAZIONI

Tunnel sempre più caro
 

inviato a LANSLEBOURG
Il rumore dello scatto delle centine telescopiche si alterna con quello della saldatura dei bulloni che servono per sorreggere le reti elettrosaldate che vengono fissate alla pareti. I minatori procedono lentamente tra mille precauzioni perché l’houllier è un minerale friabile che rende instabili le gallerie. Da settimane, ormai, all’interno della discenderia di Saint Martin La Porte, si rubano a questo pezzo di sottosuolo carbonifero cento centimetri di terreno. Un metro al giorno. Ne sono stati estratti 12 per i primi ottocento metri di scavo, poi sono scesi a 9. Nella discenderia di Modane la media giornaliera oscilla tra i cinque e i sei metri.
A La Porte l’houllier si «mangia» circa due metri dei 15 che costituiscono il diametro della galleria. Inutile e pericoloso utilizzare le normali centine d’acciao. Impossibile puntellare le volte con gettate di calcestruzzo come avviene nella discenderia di Modane. E’ necessario usare materiale altamente tecnologico. Una sorpresa che ha portato alla lievitazione dei costi a carico di Ltf, la Lyon Turin Ferroviarie che ha il compito di realizzare gli studi preliminari e i lavori preparatori per la linea ad alta capacità Torino-Lione. Si parla del trenta, forse quaranta per cento, di costi aggiuntivi rispetto ai 50 milioni di euro previsti. François Lepine, presidente di Ltf, non commenta le indiscrezioni anche se conferma che si registra «un incremento significativo rispetto ai costi iniziali».
Lepine illustrerà i numeri precisi nel corso del prossimo consiglio d’amministrazione di Ltf che gestisce un bilancio di 400 milioni di euro per i lavori, 100 per gli studi e 50 per i costi della società. Metà sono stati messi a disposizione dall’Unione Europea. Trovare i soldi per coprire gli «overcost» della discenderia di Saint Martin La Porte, al momento, non rappresenta un problema visto che i lavori del tunnel esplorativo di Venaus non sono ancora partiti. Il presidente Ltf, però, aggiunge: «E’ normale che in un’opera di queste dimensioni ci siano dei contrattempi e i soldi e il tempo in più impiegati oggi sono una risorsa per il futuro, una garanzia che non ci saranno sorprese quando partiranno i lavori per la costruzione dell’opera vera e propria».
Già, il tunnel di base si trova a poco più di un chilometro dal punto dove ieri è stata piazzata la centina telescopica. La speranza dei manager di Ltf è che quei mille metri non siano un bacino carbonifero instabile. Soprattutto che l’houllier non si trovi in modo così massiccio nel sottosuolo dove verrà scavata quella galleria di 53 chilometri.
Questo, però, è un problema del futuro. Lepine, infatti, è arrivato nell’alta Maurienne per cercare di evitare che il seme No Tav che ha prodotti i suoi frutti in Val di Susa si riproduca in Francia: «Per spegnere un piccolo fuoco basta un bicchiere ma se non si interviene subito, poi servono i Canadair». Sarà per questo che il presidente e il direttore di Ltf, Paolo Comastri, con un folto gruppo di quadri della società e un esperto svizzero per il trattamento dell’amianto sono saliti a pochi chilometri dal passo del Moncenisio per partecipare ad un’assemblea pubblica. Sono lì per evitare che le «inquietudini», così le chiama la consigliera provinciale Rozen, diventino paure e le paure si trasformino in proteste.
Il 23 di maggio si apre in Francia la procedura d’inchiesta pubblica sul progetto preliminare della Torino-Lione che porterà il nuovo governo francese a dare il via libero definitivo dopo la metà del 2007. I No Tav in versione transalpina contestano l’ipotesi di accogliere 2,4 milioni di tonnellate di materiale di scavo proveniente dall’Italia nella carriera del Paradiso. Una vecchia cava che il comune e il sindaco Jorcin, del partito di Chirac, vorrebbero ricoprire e riqualificare. In sala ci sono circa duecento persone, una cinquantina i valsusini. Affiorano le paure su amianto e uranio e per il trattamento dello smarino. Michel Bouvard, deputato chiracchiano di zona, difende il progetto. Gli interventi critici sono tanti e i vertici di Ltf si irrigidiscono man mano che salgono i no.
Muro contro muro, allora? La via probabile per evitare lo scontro frontale la trova un consigliere comunale del paesino: «E’ evidente che se il governo vuole fare l’opera la farà. La domanda è semplice: quanto siete disposti a pagare per i nostri disagi?». Il viso di Lepine si illumina: «Vedo che lo spirito del mercanteggiare prevale. Credo sia giusto prevedere delle compensazioni economiche e credo che questa sia la soluzione che avanzerà anche in Italia». La risposta dei valsusini non si fa attendere: «Sarà dura».