Fonte:
http://www.lavoce.info/news/view.php?id=21&cms_pk=2735&from=index
25-05-2007
L'analisi costi-benefici boccia la Torino–Lione
Rémi Prud'Homme

Dal 1982 in Francia è obbligatoria la
redazione di un’analisi costi-benefici per la valutazione della
fattibilità dei progetti infrastrutturali, che però nella maggior parte dei
casi non è stata condotta. Questo mio articolo non ha la pretesa di
rappresentare l’ultima parola sulla questione della linea ferroviaria alta
velocità tra Torino e Lione, tuttavia tenta di proporre un’analisi
basata su dati di partenza interamente esplicitati e che possono essere
criticati e, se del caso, modificati. (1)
Il traffico
Oggi, il traffico passeggeri fra
Torino e Lione che si distribuisce fra i tunnel stradali del Monte Bianco e
del Fréjus e quello ferroviario del Moncenisio è pari a circa 2,5 milioni
di persone l’anno. Il traffico merci assomma a 37 milioni di tonnellate
e avviene prevalentemente su strada (1,5 milioni di mezzi pesanti per anno a
fronte di un traffico ferroviario pari a 220mila vagoni). Negli ultimi dieci
anni il traffico su strada è rimasto invariato, quello ferroviario è diminuito
del 25 per cento.
Quale potrebbe essere il traffico della linea alta velocità nei prossimi
trent’anni? Dipende da numerosi fattori: dalla crescita economica di Francia e
Italia, dalla relazione fra crescita e domanda di trasporto, dal prezzo degli
spostamenti e da altre condizioni di contorno.
Ipotizziamo che, per quanto riguarda i passeggeri, la nuova linea attragga il
50 per cento del traffico esistente e che faccia emergere un "traffico
indotto" pari al 30 per cento di quello attuale: si determina così un traffico
di 2 milioni di passeggeri all’anno. Per quanto concerne le merci, ipotizziamo
che la linea Av attragga un quarto del traffico attuale e generi un traffico
aggiuntivo pari al 10 per cento di quello esistente: si avrebbe così un flusso
di 13 milioni di tonnellate. Si tratta di una stima generosa: in Francia il
Tgv è un concorrente temibile dell’aereo, ma non dell’auto e non si danno casi
di nuove linee ferroviarie che abbiano attratto quote significative di
trasporto merci su gomma. Ipotizzando un tasso di crescita del 2 per cento
all’anno, a 25 anni dall’apertura della linea Av si avrebbero 3,3 milioni di
passeggeri e 21,3 milioni di tonnellate di merci.
I benefici per gli utenti
Il risparmio di tempo per i
passeggeri con la linea Av può essere stimato pari a 2 ore, equivalenti a 4
milioni di ore per anno. Assumendo pari a 17 euro il valore di un’ora, si
determina un beneficio annuo di 59,5 milioni di euro. Per il trasporto merci,
ipotizzando un analogo risparmio di 2 ore per transito e un valore del tempo
di 31 euro per ora, si stima un beneficio annuo di 28,7 milioni. Considerando
anche il surplus del traffico indotto si ha un beneficio economico complessivo
pari a 106,7 milioni di euro l’anno.
Le esternalità
Per quanto concerne l’inquinamento
atmosferico, il costo ufficiale delle esternalità è pari a 0,1 euro per
100 auto-km e a 0,6 per 100 veicoli pesanti-km. Ipotizzando, assai
generosamente, che la percorrenza su strada evitata sia pari a mille km per
veicolo si determina una riduzione dei costi esterni pari a 1,35 milioni di
euro per le auto e a 2,78 milioni per i veicoli pesanti. Tali valori vengono
incrementati rispettivamente del 10 e del 110 per cento per la tratta (circa
100 km) percorsa nelle vallate alpine. Il beneficio in termini di riduzione di
inquinamento atmosferico è quindi di 4,4 milioni di euro per anno.
Facendo ancora riferimento ai dati ufficiali, si può inoltre stimare un
beneficio di circa 10 milioni di euro per la riduzione delle emissioni di Co2.
Il beneficio in termini di riduzione degli incidenti stradali è
dell’ordine dei 16 milioni di euro.
Oltre a tali ricadute positive in termini di impatto ambientale e di sicurezza
occorre considerare la riduzione della congestione stradale? La risposta è
negativa. L’attuale livello di traffico nei tunnel del Fréjus e del Monte
Bianco è largamente inferiore alla capacità, si può dunque prevedere che anche
in presenza di una sua crescita del 2 per cento nei prossimi venticinque anni,
il traffico nei trafori continuerà a svolgersi con un buon livello di
fluidità.
Stima dei costi e dei benefici
Sulla base dei dati sopra descritti,
si possono stimare benefici complessivi pari a 136,7 milioni di euro
per il primo anno di esercizio, di cui 106,7 rappresentano risparmi di tempo e
i restanti 30 milioni sono da correlarsi al minor impatto ambientale e alla
riduzione di incidenti nel trasporto su strada. S’ipotizza che tali benefici
aumentino, proporzionalmente alla crescita traffico, del 2 per cento per anno
nei quarant’anni seguenti.
Per quanto concerne i costi, poiché l’opera sarà realizzata totalmente
a carico della finanza pubblica, occorre moltiplicare l’investimento (16
miliardi di euro che s’ipotizza, senza averne la certezza, comprensivo del
materiale rotabile) per il costo opportunità dei fondi pubblici, stimato in
Francia pari al 30 per cento. Si giunge così a un costo complessivo di 20,8
milioni. Per analogia con la linea del Tgv nord, s’ipotizza un costo di
esercizio annuo pari al 2,67 per cento dell’investimento, ossia 427 milioni
di euro per anno (i dati sono riassunti nella Tabella 1).
Debito e disavanzi per molti anni
Adottando un tasso di attualizzazione
pari al 4 per cento, si determina un valore attuale netto del progetto
negativo, pari a -25 miliardi di euro. I costi superano i benefici per
ciascun anno di vita utile del progetto. Non è dunque possibile definire un
saggio di rendimento interno che eguagli costi e benefici.
Il bilancio appare dunque disastroso: un Van di -25 miliardi di euro significa
uno sperpero di risorse della stessa entità. I benefici del progetto sono tali
da non compensare neppure i costi di esercizio.
Dunque, non solo il debito aggregato degli Stati italiano e francese aumenterà
di 16 miliardi, ma la gestione dell’opera andrà ad accrescere il loro deficit
per i successivi quaranta anni.
(1) Per tutte le assunzioni si
rimanda alla versione integrale dell’analisi contenuta nell’allegato.