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Oggetto: Fwd:Venaus: l’eresia e la rivolta
Venaus: l’eresia e la rivolta
31 agosto – 1 e 2 settembre al Presidio No Tav di Venaus – Val Susa
Nel settecentenario del rogo di Dolcino, nei luoghi della resistenza No Tav, tre giorni di iniziative per parlare di streghe e banditi, eretici e contadini insorti e del filo che annoda le lotte di ieri a quelle di oggi.
Tre giorni di incontri, conferenze, assemblee, proiezioni, mostre, banchetti, musica, danze, libagioni...
Programma Venerdì 31 agosto ore 21 “Stregoneria in Valle di Susa e dintorni”, con Massimo Centini.
Sabato 1 settembre, ore 15,30 “La guerra dei contadini in Germania e Thomas Muntzer (1525)” con Roberto Prato, storico, insegnante, Biella “L’eresia di Dolcino, tra messianesimo egualitario e resistenza montanara” con Gustavo Buratti (fondatore del Centro Studi Dolciniani) L’eresia delle donne ribelli Con Michela Zucca (antropologa specializzata in storia della stregoneria)
Sabato sera, dopo la cena, musica dal vivo, balli popolari.
Domenica 2 settembre ore 10,30 “Davide Lazzaretti (1878), il profeta del Monte Amiata” con Gianni Repetto.
Dalle 15,30 Assemblea su Attualità delle lotte ereticali e prospettive delle lotte contro le nocività oggi.
Alle 21,30 proiezione del film-documentario: Dolcino, ribelle in Cristo.
Il filo rosso delle ribellioni popolari attraversa le epoche e i confini e si intreccia nella memoria facendosi cosa viva nelle lotte di oggi. Il mondo in cui viviamo è costruito sullo sterminio di ogni dissenso e possibilità di vita autonoma. Ripercorrere i tentativi che nei secoli hanno rappresentato forme di resistenza e di alternativa al dominio dell’economia sull’umano, significa non soltanto riallacciare i fili della memoria della nostra storia ma anche ritrovare la radicalità delle questioni da loro poste. Questioni la cui attualità è immediatamente percepibile negli interrogativi che oggi attraversano i movimenti di resistenza ad un’idea di “progresso” che coincide con la ricerca sfrenata del profitto. Profitto per i soliti pochi, profitto ad ogni costo. Devastazione e saccheggio dei territori ma anche della vita e della libertà di noi tutti. A 700 anni dal rogo degli eretici dolciniani, sconfitti dopo lunga resistenza, ci troveremo al presidio di Venaus, luogo simbolo di una resistenza che continua, per parlare di streghe, eretici, contadini insorti e del filo che annoda le lotte di ieri a quelle che oggi. Ne sono protagonisti i tanti che non credono che questo mondo di guerre feroci, torture, disuguaglianze, razzismo, saccheggio e devastazione dei territori sia il migliore dei mondi possibili.
Nel 1307 si concludeva sulle montagne biellesi l'ultima battaglia di Dolcino e degli "Apostolici" contro la crociata feudale. Questa battaglia resta nella storia come segno e memoria di un lungo conflitto. La lotta dei ribelli contadini ed eretici riemerge nei movimenti giacobini del 1796-99, nelle lotte democratiche del 1848, accompagna la formazione di gruppi operai di indirizzo anarchico e socialista a fine '800, nei nomi e nei luoghi dolciniani nella Resistenza e nelle lotte operaie degli anni '60. Nel lungo cammino delle rivolte popolari l'epica lotta antifeudale ed egualitaria degli insorti dolciniani si dipana sul filo della memoria e del tempo. Nel 2007 nei nostri territori si lotta contro il TAV, contro i tir, contro le emissioni dannose e contro tutte le nocività. Una lotta che dura da tanti anni, una lotta popolare senza un capo e contro il concetto di capo, fatta per sé e per tutti, per la riappropriazione della terra, della socialità, del futuro contro i potenti. Un percorso di eguaglianza e libertà costruito giorno dopo giorno nelle assemblee popolari, nei comitati e dietro le barricate. È una memoria che si intreccia con quella dei “touchini” del canavese e giunge sino ai giorni nostri lungo vallate dove la rivolta contro i potenti affonda le radici in un lungo percorso di eguaglianza e libertà e la memoria dell’eresia si fa eresia della memoria.
Possibilità di campeggiare liberamente. Ci sarà una cucina comune: chi viene, se ne ha la possibilità, porti piatto, posate e bicchiere.
L’iniziativa si terrà anche in caso di maltempo. (sono disponibili sale al chiuso)
Per il programma dettagliato, informazioni, approfondimenti ecc. consultare, da agosto, il sito internet eresiaerivolta.noblogs.org Tel. 3386594361
Il testo qui sotto è estratto dai siti internet che si oppongono ad una nuova linea ferroviaria TAV TAC in Valle di Susa. Siete pregati di leggere e far girare al più presto ai vostri amici. Abbiamo raggiunto circa 13.000 firme al 12 agosto. Dobbiamo fare di più. Grazie.
Valle di Susa, Val Sangone, Torino e cintura 10/07/2007 Oggetto: raccolta firme. Caro cittadino della Valle di Susa, della Val Sangone, di Torino e cintura, caro cittadino italiano, ti sottoponiamo al link: http://www.petitiononline.com/tavtac12/petition.html una raccolta firme per l?opposizione a qualsiasi tracciato TAV-TAC e a nuovi tunnel ferroviari o autostradali. L?iniziativa è stata decisa in Assemblea Pubblica dai Comitati Notav il 4 luglio 2007 e la raccolta firme continuerà presumibilmente fino alla fine del mese di agosto 2007. La raccolta firme sarà realizzata su moduli cartacei presso le sedi dei comitati ed in appositi banchetti. Si può aderire alla stessa raccolta firme tramite la pagina web sopracitata per facilitare coloro che non hanno la possibilità di firmare i moduli cartacei. Va chiarito che la firma sul modulo cartaceo equivale alla digitazione della propria e-mail sul modulo elettronico. L?indirizzo email utilizzato non risulterà di pubblico dominio. Le firme raccolte saranno inviate alla UE, al Governo ed agli enti locali. La raccolta firme è stata decisa a seguito della necessità di ribadire alla Comunità Europea, ai governi nazionali italiano e francese, alle amministrazioni regionali e locali, la contrarietà a qualsiasi tracciato di nuova linea ferroviaria ad alta velocità per le persone o alta capacità per le merci. Infatti entro ottobre la UE dovrebbe decidere se finanziare la parte internazionale della linea Torino-Lione. Si tratterebbe di una cifra di 750 milioni di euro (come da richiesta inviata dal Ministro Di Pietro il 18 luglio alla UE) su circa 20 miliardi di costo inizialmente stimato. È ormai appurato che tutti i finanziamenti di queste opere sono pubblici, denaro nostro, dei contribuenti, anche nel caso dei contributi europei. Allo stesso modo è noto che nel nostro paese il costo finale di queste opere triplica rispetto ai preventivi. Il rischio è che dopo 20 anni di lavori e di cantieri le opere non siano concluse ma i buchi finanziari nei bilanci dello Stato siano senza fondo. A pagare saremmo sempre e solo noi contribuenti. Lo sperpero di denaro pubblico è confermato dal fatto che la linea attuale è utilizzata da 74 treni giornalieri, mentre potrebbero transitarne più di 200, per altro nel 2008 sarà terminato l?adeguamento delle gallerie per il trasporto di sagome ingombranti per l?utilizzo nella modalità ?autostrada ferroviaria?. Insomma una nuova linea non serve, per favore firmate e fate firmare urgentemente.
Ripropongo ancora il link per accedere al modulo elettronico e firmare la petizione. http://www.PetitionOnline.com/tavtac12/petition-sign.html
Grazie di cuore a tutti coloro che firmeranno.
Associazione di volontariato Idra Tel. e fax 055.233.76.65; e-mail idrafir@tin.it; web http://associazioni.comune.fi.it/idra/inizio.html
COMUNICATO STAMPA Firenze, 8.8.'07
CARA IDRA, TI SCRIVO....: TAV E SICCITÀ IN MUGELLO E A MONTE MORELLO. TORRENTE CARZA MAI COSÌ ASCIUTTO DA MONTE MORELLO: I CITTADINI FOTOGRAFANO E SCRIVONO, L'ASSOCIAZIONE IDRA TRASMETTE ALLE AUTORITÀ.
L'ultima segnalazione di danni all'ecosistema del Mugello e di Monte Morello attraversato dalla TAV arriva da un cittadino di San Piero a Sieve: Giulio Vannini lancia un accorato allarme sulle condizioni drammatiche del torrente Carza, che scende (anzi, scendeva) dal Monte Morello alla Sieve. Adesso quel torrente - nel quale i ragazzi usavano andare a fare il bagno d'estate quando la spiaggia della Versilia era ancora troppo lontana... - è diventato una pietraia. Morto. Lo documentano otto foto scattate in punti diversi del suo corso.
Anche l'estate del 2006 Idra segnalò una moria di pesci che si registrava nel torrente Carza. Ci si domandava - e ci si domanda tuttora - che ruolo giochi in questa emergenza la "galleria di Vaglia" della TAV e la gestione delle acque che essa intercetta. Il principale affluente del Carza, la Carzola, impattato dagli scavi per l'Alta Velocità, è infatti una pietraia ormai da diversi anni. Nella lettera alle autorità Idra torna sull'argomento: "Dove finiscono le acque intercettate dalla galleria? Vengono restituite all'ambiente? Come mai in Mugello si è provveduto in qualche modo a rimpinguare almeno artificialmente (seppure con grosse lacune) alcuni corsi d'acqua impattati attraverso i "rilanci" dalle gallerie, e invece a Monte Morello niente del genere sembra essere stato programmato? Ci attendiamo una cortese risposta, anche in termini operativi, a questa richiesta, che affianchiamo alla segnalazione pervenutaci".
La prima notizia pubblica dell'impatto sulle falde settentrionali di Monte Morello, con il prosciugamento della Carzola (i toponimi "Carza" e "Carzola" indicano chiaramente la natura quasi-carsica dei terreni attraversati, particolarmente a rischio dunque per effetto degli scavi), la lanciò proprio Idra il 22 giugno 2001, il giorno prima che la magistratura fiorentina avviasse la grande operazione di sequestro del cantiere TAV di Marzano in Mugello, e di sette cave e di otto depositi TAV disseminati lungo l'intera tratta toscana, fra Sesto Fiorentino e Firenzuola. Un provvedimento cui fece seguito il processo penale ancora oggi in corso presso il Tribunale di Firenze, col rinvio a giudizio dei costruttori CAVET e di altre imprese appaltatrici per una quantità cospicua di ipotesi di reato.
Questo il testo della lettera (nostri i grassetti), accompagnata da otto fotografie (quattro delle quali in allegato: tutte le altre all'indirizzo http://associazioni.comune.firenze.it/idra/8-8-'07.htm) scattate il 2agosto. Idra ha girato la segnalazione ai sindaci di Vaglia e di San Piero a Sieve, ai presidenti della Comunità Montana del Mugello, della Provincia di Firenze e della Regione Toscana, ai nuovi assessori alla Tutela ambientale e alla Difesa del suolo della Regione Toscana, alla Direzione generale delle Politiche territoriali e ambientali della Regione Toscana, ai direttori generali dell'APAT e dell'ARPAT, ai Comandi Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Ceppeto e di Barberino di Mugello, all'Osservatorio Ambientale Locale del Mugello, all'Osservatorio Ambientale Nazionale presso il Ministero dell'Ambiente.
Spettabile Associazione,
prendo l'avvio da un comunicato stampa dell'anno scorso ( http://associazioni.comune.firenze.it/idra/16-9-'06.htm), quando lasituazione del fiume Carza nel paese di San Piero a Sieve era allarmante, ma ancora ben lontana dai livelli, a dir poco drammatici, raggiunti all'inizio dell'estate di questo anno. Se infatti l'anno scorso nei tratti a monte di San Piero a Sieve vi era ancora un'esigua quantità di acqua, quest'anno la situazione è gravemente peggiorata: non si tratta più di qualche giorno di secca e di qualche centinaio di metri di fiume prosciugato, ma il disastro riguarda praticamente tutto il corso del fiume a sud di Vaglia, con ripercussioni future incalcolabili, non solo per il Comune di San Piero, ma anche per i corsi a valle, Sieve e Arno, fatto che vanifica anche parte dei sacrifici che il Mugello ha dovuto affrontare per la costruzione dell'invaso di Bilancino. E' inutile sottolineare che ogni tipo di fauna che negli anni passati riusciva a sopravvivere, magari nelle pozze più ampie a monte di San Piero, quest'anno è stata per lo più sterminata, con scarse possibilità di ripopolamento futuro. Il danno è perciò irreparabile, e ad esso si aggiunge che almeno da un mese alcuni pozzi privati sono già rimasti a secco. A distanza di meno di un anno la situazione è dunque drammaticamente precipitata, e i cittadini di San Piero rumoreggiano e si interrogano ancora: dove finiscono le acque intercettate dalle gallerie? Quali sono gli interventi degli enti preposti a valutare, a contenere, e quando non fosse, a risarcire un simile disastro ambientale? Nessun cenno sulla stampa locale, nei comunicati ufficiali dei Comuni, della Comunità Montana, fosse anche solo per trasparente rispetto verso la popolazione che direttamente subisce il danno? Che strumenti abbiamo, noi cittadini, di fronte a un così dannoso disinteresse delle istituzioni?
Giulio Vannini San Piero a Sieve
Continua la raccolta firme da presentare alla Unione Europea x contrastare il finanziamento della Torino-Lione. Raccogli le firme sul modulo allegato e rigira la mail Si può firmare anche online su www.legambientevalsusa.it Saluti Senis F. 3881739981 COMITATO NO TAV di RIVOLI
VENERDI’ 13 LUGLIO ORE 21.00 Presso il PRESIDIO DI VENAUS
Il Prof. MAURIZIO PALLANTE Fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, consulente del ministero dell’ambiente, esperto in politica energetica e tecnologie ambientali
Conduce la serata dal titolo:
DECRESCITA E NO TAV
Cosa significa Decrescita Felice e per quali ragioni solo uscendo dal paradigma della crescita e dello sviluppo è possibile costruire una società a misura d’uomo che si rapporti in maniera armonica con l’ambiente
Come iniziare fin da subito a praticare la Decrescita Felice partendo dal nostro quotidiano e scoprire che l’aumento del PIL non corrisponde affatto ad un aumento del benessere e della qualità di vita dei cittadini
Quali e quante consonanze ci sono fra il pensiero della Decrescita e la Lotta contro il TAV portata avanti in Valle di Susa?
Organizzano la serata:
Comitato NO TAV Val Cenischia - Comitato NO TAV Mompantero Susa - Comitato NO TAV Giaglione - Comitato NO TAV Meana
mercoledì 4 LUGLIO 2007 alle ore 21 sotto l’ala del Mercato Coperto di CONDOVE piazza I Maggio
i cittadini della Valle di Susa sono invitati a parteciparea una ASSEMBLEA PUBBLICA
per discutere della delicatissima situazione determinata dalla forzatura del Governo tesa ad ottenere a qualunque costo il contributo U.E. previsto per il tunnel di base! E per costruire e sottoscrivere insieme un documento che ristabilisca la verità gravemente e continuativamente violata da stampa e politici arruolati dal “partito degli affari”.
Coordinamento dei Comitati NO TAV Fotocopiato in proprio 28 giugno 2007
SABATO 31 MARZO T R A N A – A V I G L I A N ALA MARCIA CHE UNISCEVAL SUSA & VAL SANGONE
PARTENZA dal ponte di TRANA: ore 15 ARRIVO previsto ad AVIGLIANA: ore 17 Al termine concerto dei LOU DALFIN
dalle ore 9 presidio al mercato
alle 13 ritrovo in Piazza Operatori di Pace da dove partirà un'allegra CAROVANA con bici, carri, trattori, camper, animali e quant’altro che raggiungerà TRANA per la partenza della marcia
Sono state richieste corse aggiuntive di autobus della linea Giaveno-Trana (tra le 13.30 e le 14.30) e Avigliana-Giaveno (tra le 18 e le 19)
intervenite numerosi per dire: NO TAV COMITATO NO TAV GIAVENO-COAZZE-VALGIOIE
Stampato in proprio – 21/3/2007 Via Pacchiotti 35, Giaveno e-mail: notav-altavalsangone@tiscali.it
Comunicato stampa del Coordinamento dei Comitati NO TAV della Valle di Susa, Val Sangone, Gronda Ovest e Torino del 5 marzo 2007.
Per chi ama illudersi, per chi pensa che i propri sogni diventino realtà, per chi crede che basti scrivere una cosa sui giornali perché si avveri,
il Coordinamento dei Comitati NO TAV della Valle di Susa, della Val Sangone, della Gronda Ovest e di Torino, riunito in assemblea a Rivera di Almese il giorno 5 marzo u.s., a fronte delle deliranti agenzie di stampa di questi ultimi giorni che riportano presunte dichiarazioni di Antonio Ferrentino, Bresso, Fassino ecc. circa il fantomatico cambiamento di rotta dei comitati NO TAV, ribadisce indignato e unanime
IL NO ASSOLUTO E INCONDIZIONATO ALLA LINEA AV/AC (TAV, TAC, LM, LINFA) TORINO - LYON NELLE IPOTESI PROPOSTE A DESTRA O A SINISTRA, SOPRA O SOTTO LA DORA, IN VALSUSA COME IN VALSANGONE;
IL NO ASSOLUTO E INCONDIZIONATO AD OGNI IPOTESI DI TUNNEL DI BASE IN VAL CENISCHIA COME IN VAL CLAREA;
IL NO ASSOLUTO E INCONDIZIONATO AD OGNI IPOTESI DI RADDOPPIO DEL TRAFORO AUTOSTRADALE DEL FREJUS ANCHE SE MASCHERATO DA CANNA DI SICUREZZA.
Ricorda a tutti gli illusi tifosi del TAV, ai politici e ai politicanti, ai governi al di qua e al di là delle Alpi, che l'opposizione al TAV si chiama oggi più di ieri, solo sempre e semplicemente NO TAV. Ogni altra posizione finirebbe per tradursi in COME TAV e quindi in SI TAV.
Ricorda a tutti che, come si dice dalle nostre parti, passare in Val di Susa in Val Sangone o nella Gronda Ovest: A SARA' DURA.
IL COORDINAMENTO DEI COMITATI NO TAV Valle di Susa, Val Sangone, Gronda Ovest e Torino Rivera di Almese, 5 marzo 2007
COMITATO NO TAV di RIVOLI
Sent: Tuesday, February 27, 2007 12:29 PM Subject: Bolletino 48 No Inceneritore & MOLTO ALTRO, DA LEGGERE!!
BOLLETTINO periodico del Coordinamento dei Comitati contro gli Inceneritori della Provincia di Torino, aderente alla Rete Nazionale dei Comitati Rifiuti Zero. Ricordiamo la nostra richiesta di bandire il termine rifiuto in favore di un piu' corretto e giusto MPC ovvero Materiali Post Consumo, ed un passaggio della nostra Costituzione Italiana. L'articolo n.32 comma I recita: "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivita'" Per un migliore consultazione del nostro bollettino, ecco l'indice degli argomenti trattati: 1. appuntamenti 2. mobilitazione ad Ivrea 3. rifiuti solidi urbani: ridurre e riciclare o incenerire? 4. incontro mensile del Coordinamento Regionale Ambientale 5. il Comitato Pedanea Viva aderisce al Coordinamento della Provincia di Torino 6. l'informazione a Giaveno 7. Ue stabilisce limiti per polveri super sottili 8. gli asini fanno risparmiare 9. aiutiamo gli armeni a ristabilire la verita' storica 10. Conto energia, aboliti tutti i tetti sul fotovoltaico 11. disastro ambientale criminale 12. comunicato stampa NOTAV 13. caccia alle balene 14. sequestrate 2 delle 3 linee dell'inceneritore di Trieste 15. i dodici punti di Prodi - Lettera dalla Val di Susa 16. osterie a km zero per promuovere la filiera corta 17. polveri sottili? Colpa di chi? 18. qualche dato sulle alternative all'incenerimento 19. la raccolta differenziata elimina piu' CO2 che i blocchi del traffico 20. lobbies ed ambiente 21. anche il Parlamento Europeo sconfessa il testo unico italiano
1. APPUNTAMENTI: 28 FEBBRAIO Presidio in occasione del Consiglio Comunale di Ivrea, che deliberera' sulla disponibilita' del sito di Ivrea al secondo inceneritore della Provincia di Torino Ritrovo Piazza di Citta', ore 21.15 (vedi punto 2) 2 MARZO Novara, convegno dal titolo: rifiuti solidi urbani: ridurre e riciclare o incenerire? (vedi punto 3)
2. MOBILITAZIONE AD IVREA Coordinamento dei Comitati Canavesani insieme al Comitato IvreaLaBella organizzano un siti in di protesta per mercoledi' 28 febbraio alle ore 21.15, ad Ivrea in Piazza di Citta', in occasione del Consiglio Comunale che dovra' deliberare sulla disponibilita' del sito di Ivrea ad ospitare il secondo inceneritore della Provincia di Torino. Esattamente l'ordine del giorno recita: "Parere su richiesta dell'ATO-R in merito a impianto di trattamento termico dei rifiuti della zona nord della Provincia di Torino". Riportiamo per completezza l'articolo sull'argomento apparso il 24 febbraio 2007 su La Stampa: Il partito approva la verifica del sito "ma l'impianto non e' necessario" Rifondazione comunista fa retromarcia, a Ivrea, sull'inceneritore. Pur ribadendo il no all'impianto di trattamento dei rifiuti, i rappresentanti eporediesi del partito di Bertinotti danno il loro appoggio affinche' l'Ato (l'ente che in Provincia gestisce la questione rifiuti), possa valutare il sito di San Bernardo, frazione di mille abitanti alle porte di Ivrea, come area in cui realizzare il termovalorizzatore. Un segnale che viene letto come un mezzo si', nonostante le smentite di Rifondazione. Di fatto, il vicesindaco di Rifondazione Salvatore Rao si allinea al diktat imposto dal suo sindaco, il diessino Fiorenzo Grjuela, da sempre favorevole al termovalorizzatore. Se ne discutera' mercoledi' prossimo in Consiglio comunale. Una doccia fredda per i rappresentanti dei Comitati locali e per la popolazione di San Bernardo, che pensavano di avere nel partito di Bertinotti un prezioso alleato. Rao, spiega: "Voteremo a favore della verifica sul sito di San Bernardo, ma con molti condizionamenti e paletti. Restiamo convinti che non sia necessario un inceneritore in Provincia di Torino. Un conto e' appoggiare una delibera per la verifica sul sito, un conto e' dire si' all'inceneritore. La nostra posizione resta uguale a quella delle associazioni ambientaliste". La sensazione e' che Rifondazione speri non si vada oltre la verifica del sito: se l'impianto non si fara' a San Bernardo, la popolazione sara' soddisfatta e il partito avra' salvato la faccia, evitando la crisi di maggioranza (che potrebbe aprirsi, se mercoledi' Rifondazione dovesse votare contro la delibera). Irene Ferrero, del Comitato "Ivrea la Bella" non ha gradito le dichiarazioni di Rao: "Dare il via libera alla verifica significa piazzare il primo mattone per la costruzione dell'inceneritore. Se Rifondazione non vuole l'impianto deve opporsi alla delibera". Tutti i Comitati saranno presenti mercoledi' sera; ci sara' anche una manifestazione in piazza di Citta', prima del Consiglio comunale. A dare il proprio voto contrario sara', probabilmente, Silvia Rivetti, diessina, esponente della maggioranza e residente a San Bernardo. "Per lei, chiosa Irene Ferrero -, fortunatamente conta piu' la salute della gente che una poltrona in maggioranza". Giampiero Maggio
3. RIFIUTI SOLIDI URBANI: RIDURRE E RICICLARE O INCENERIRE? L'Unione Tutela Consumatori), Simona Bezzi. Giorgio Tadi, Fabio Tornei, organizzano il Convegno dal titolo RIFIUTI SOLIDI URBANI: RIDURRE E RICICLARE O INCENERIRE? NOVARA - 2 MARZO 2007 ore 9.00 Salone dei Convegni della Banca Popolare di Novara, Via Negroni Con il patrocinio della Provincia di Novara, il contributo di Novamont e di Montello s.p.a. la collaborazione della Banca Popolare di Novara e del Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Piemonte Orientale PROGRAMMA DEI LAVORI ore 9,00 Registrazione dei partecipanti ore 9,15 Benvenuto da parte di: Alberto FREGONARA Presidente dell'Unione Tutela Consumatori Nico DEANGELIS Amm. Delegato della Banca Popolare di Navara ore 9,30 Saluto e intervento delle Autorita' ore 9,45 Introduzione ai temi del convegno Fabio TOMEI, Cons. u.T.C, Moderatore. ore 10,00 Obiettivo rifiuti zero Paul Connet Docente di Chimica Generale all'Universita' St.Lawrence Canton di New York . USA Ore 10,15 Ridurre i rifiuti alla fonte: il contributo delle bioplastiche Andrea Colombo Esperto di materiali biodegradabili e compostabili Ore 10,30 Rifiuti: fonte di energia rinnovabile? Gianandrea Blengini Docente del Politecnico di Torino Ore10,45 Gestione rifiuti a caldo e a freddo: impatti ambientali a confronto Federico Valerio Direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova Ore 11.00 Coffe break Recupero e riciclo dei rifiuti: ore 11,15 i casi delle materie plastiche e della frazione organica Roberto Sancinelli Imprenditore del settore recupero dei rifiuti Ore 11,30 Compostaggio dei rifiuti organici: una opportunita' per l'agricoltura e la ricerca Claudio Cavallari Espertodi gestionerifiuti di ProNatura di Torino ore 11,45 Ricerca dell'Istituto Agrario Bonfantini di Novara sulla gestione dei rifiuti Luciana Giarda Insegnante dell'Istituto Agrario Bonfantini di Novara ore12,00 Domande ai Relatori ore 12,30 Conclusione dei lavori
4. INCONTRO MENSILE DEL COORDINAMENTO REGIONALE AMBIENTALE Ordine del Giorno per SABATO 3 MARZO 2007, presso Pro Natura via Pastrengo 13 Torino ore 9,30 - 13: a) Aggiornamento circa le varie (molte) attivita' svolte nel mese - relaziona sul convegno di Novara del 2 marzo 2007 Tomei - relaziona sul convegno a Casalvolone Bertinotti - relaziona su incontro per incontro su dissociazione molecolare Bauducco - relaziona su incontro di Settimo Tor. (secondo inceneritore?) Drogo - relaziona su Eporediese (secondo inceneritore?) Perna - relaziona su Conferenza stampa sul ricorso Naggi - Cavallari - relaziona su lettera da inviare a Gabanelli Carla Bonello b) preparazione incontro con Assessore Regionale De Ruggero c) definizione proposta di legge regionale per organico e valorizzazione carta, plastica, metalli, legno d) elaborazione schede conoscitive circa i vari parametri relativi alla gestione rifiuti suddivisi per province e) varie (dobbiamo fare un censimento del movimento esistente e dividerci gli oneri di informazione)
5. IL COMITATO PEDANEA VIVA ADERISCE AL COORDINAMENTO DELLA PROVINCIA DI TORINO Con piacere informiamo che il comitato spontaneo Comitato Pedanea Viva, ha deciso di aderire al Coordinamento dei Comitati contro gli Inceneritori della Provincia di Torino. Gli amici di Pedanea Viva ci comunicano che il loro Statuto cita "la salvaguardia e tutela del territorio della Pedanea contro il termovalorizzatore provinciale in Canavese e contro tutto cio' che mette a rischio la salute umana e l'ambiente". Il territorio della Pedanea comprende i comuni di Loranze', Colleretto Giacosa, Parella, Quagliuzzo e Strambinello.
6. L'INFORMAZIONE A GIAVENO A tutti gli amici, sostenitori e simpatizzanti del comitato NoTAV Rivalta, convinti che il migliore modo per acquisire consapevolezza e coscienza dei problemi legati alla LINea Ferroviaria Ammodernata (LINFA), Ex TAV/TAC, risieda nella corretta ed oggettiva informazione. Esprimiamo il nostro dissenso alla rimozione ingiustificata e coatta delle bacheche informative di RC e Faccia Tosta da Piazza S.Lorenzo a Giaveno (TO). Riteniamo necessario, per la liberta' di espressione, che ci siano spazi ben visibili e liberi a tutti, a cui cittadini, associazioni e partiti possano accedere per poter svolgere una corretta informazione soprattutto su questioni cosi' importanti come il TAV/TAC.
7. UE STABILISCE LIMITI PER POLVERI SUPER SOTTILI 23 ott - LUSSEMBURGO - Nella nuova direttiva europea antismog, oltre ai limiti gia' esistenti sulla concentrazione nell'aria di polveri sottili (Pm10), vengono introdotte per la prima volta le soglie per il particolato fine (Pm2,5). Lo hanno deciso i ministri dell'Ambiente dei 25, nella riunione del Consiglio Ue a Lussemburgo. Tra il 2010 e il 2020 gli Stati membri dovranno ridurre del 20% l'esposizione del pubblico alle particelle Pm2,5, risultate particolarmente nocive per la salute. (Agr)
8. GLI ASINI FANNO RISPARMIARE Il sindaco di un comune siciliano nel parco elle Madonie, Castelbuono, si e' fatto due conti in tasca e ha calcolato che affidare la raccolta della spazzatura a degli asini avrebbe significato un notevole risparmio per le casse comunali. Mario Cicero spiega la sua ecologicissima idea in questi termini: "Non abbiamo il dovere di difendere l'ambiente? Bene, allora eliminiamo dalle strade del centro storico del nostro paese i camion e i furgoni che sono inquinanti e rumorosi." Ogni asino girera' per il paese con un bidone per lato, uno per i rifiuti biodegradabili ed uno per il resto (a Castelbuono si differenziano i rifiuti). Il raffronto dei costi e' schiacciantemente a favore dell'animale: un camioncino costerebbe 30.000 euro, mentre un asino ne costa 1.500. Mantenere un camioncino (bollo, assicurazione, gasolio, meccanico...) costa 8.000 euro, mantenere un asino (alimentazione, custodia e veterinario) ne costa 2.000. "Prevediamo che due automezzi possano essere sostituiti da tre animali e che gli operai impegnati si riducano da quattro a tre." Oltre al risparmio c'e' anche il ripristino di una tradizione locale (il trasporto a dorso d'asino) che viene attualizzata. Il sindaco si spinge provocatoriamente oltre, fino a suggerire il rilascio di certificati verdi per il processo di raccolta rifiuti effettuato a dorso d'asino.
9. AIUTIAMO GLI ARMENI A RISTABILIRE LA VERITA' STORICA Iniziativa della redazione della Voce Armena riguardante l'Enciclopedia Storica abbinata al quotidiano la Repubblica. Come avrete appreso, nell'ultimo volume dell'Enciclopedia Storica pubblicata da "Repubblica" in concorso con le editrici De Agostini ed UTET,vi sono delle affermazioni completamente false riguardanti il genocidio armeno. Affermazioni che paiono ripetere, passo per passo, le note tesi negazioniste turche. Per protestare contro queste affermazioni il dr. Vartan Giacomelli, presidente dell'Associazione Italiarmenia, ha scritto una lettera di protesta a "Repubblica". Per protestare contro le falsita' pubblicate nel volume in questione alcuni connazionali, e fra essi la redazione della "Voce Armena", propongono di far sottoscrivere la lettera del dr. Giacomelli dal maggior numero possibile di associazioni italo-armene, da singoli armeni e da italiani, ed inviare a "Repubblica" ed alle editrici De Agostini ed UTET, la lettera del dr. Giacomelli con l'aggiunta di tutte le firme raccolte. Chi e' d'accordo con questa iniziativa puo' inviare un'e-mail, alla redazione della Voce Armena a redazioneATvoce-armena.info oppure redazione_Voce_ArmenaATfastwebnet.it con la scritta "Aderisco all'iniziativa di protesta nei confronti di Repubblica", non dimenticando di aggiungere (o anteporre) al proprio nome e cognome anche gli eventuali titoli posseduti. Una volta raccolte tutte le firme ci premureremo di unirle a quelle raccolte da altre associazioni italo-armene per inviarle agli indirizzi sopra citati. Qui di seguito riportiamo il testo della lettera: "Spett. Direzione di "Repubblica" e p.c. Istituto Geografico De Agostini Casa editrice UTET Aderiamo, come associazioni e come singoli, alla lettera del dr. Vartan Giacomelli, presidente dell'Associazione Italiarmenia, che sottoscriviamo e qui di seguito riportiamo. Seguo con vivo interesse l'iniziativa del vostro giornale di pubblicazione dei volumi sulla Storia. Devo tuttavia rilevare con doloroso stupore come all'interno del XII° volume, nel ridottissimo spazio dedicato alle tragiche vicende che riguardarono il popolo armeno a partire dalla fine dell'800, compaia una descrizione dei fatti parziale e deliberatamente equivoca. Al di la' di un fugace accenno (pag. 501) ai massacri ordinati dal Sultano Abd ul Hamid tra il 1894 ed il 1896 e alla responsabilita' di Enver Bey, quale comandante della II° armata nel 1915 di "spietate stragi di armeni" (pag. 503), il popolo armeno viene definito "quinta colonna dell'impero", responsabile di rivolte nell'Anatolia orientale che avrebbero avuto addirittura l'effetto di contrastare, e alla fine boicottare, l'offensiva turca nel Caucaso (pag. 703). Ebbene, con tale rappresentazione della realta' si e' inteso liquidare in poche righe una vicenda storica ben piu' complessa, caratterizzata da una vera e propria pulizia etnica che in circa trent'anni porto' all'eliminazione di un popolo che da millenni abitava quella terra e che culmino' nello sterminio di un milione e mezzo di armeni avvenuto tra il 1915 ed il 1916 ad opera del governo dei cd "Giovani Turchi". Nel Volume si trascura la circostanza che si tratto' di un genocidio che non colpi' gente di uno Stato nemico bensi' inermi cittadini dell'impero ottomano e fu pianificato con feroce accuratezza, trovando nel contesto bellico solo l'occasione storica per giustificarlo da parte dei suoi autori: a riguardo, la presunta necessita' di procedere ad evacuazioni della popolazione a causa delle evoluzioni del fronte bellico costituisce solo una comoda menzogna, smentita, tralaltro, dal fatto che i gruppi di armeni che subirono la deportazione, per poi essere decimati e annientati nei deserti della Siria, furono soprattutto quelli che abitavano le provincie piu' lontane dal confine con la Russia, mentre le popolazioni armene ad esso piu' vicine furono per lo piu' massacrate sul posto. Spiace osservare come gli argomenti proposti nel Volume paiono richiamare, ci auguriamo inconsapevolmente, quel negazionismo storico coltivato dai Governi della Turchia che si sono succeduti nel tempo fino ad oggi e contribuiscono ad annichilire la memoria di quello che, con triste primato, e' stato definito il primo genocidio del '900. Tutelare questa incontestabile verita' storica e morale ritengo invece debba essere un preciso compito di un'opera di preziosa divulgazione quale la vostra: pertanto mi auguro e vi chiedo, nei tempi e modi che riterrete, di porre rimedio con onesto coraggio a questa grave lacuna. Gia' qualcuno, alle soglie dell'olocausto degli ebrei, si poneva la domanda retorica "chi parla ancora dello sterminio degli armeni?": si chiamava Adolf Hitler. Vartan Giacomelli Seguono le firme che verranno raccolte Redazione della Voce Armena
10. CONTO ENERGIA, ABOLITI TUTTI I TETTI SUL FOTOVOLTAICO Aboliti tutti i tetti sul fotovoltaico. Soldi anticipati dalle banche - fino a 7.000 euro con un tasso agevolato del 2% - con la possibilita' di rientrare dell'investimento dopo i primi 15 anni (dei 25 complessivi) di vita dell'impianto. Si parla di 60 milioni di euro per 12 bandi. A dare notizia e' direttamente il ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio attraverso un post sul suo sito internet personale. "Nei giorni scorsi - scrive il ministro - , insieme al ministero dello Sviluppo Economico, abbiamo messo a punto il decreto sul conto energia. Ieri aspettavamo il parere della Conferenza Stato-Regioni. E' arrivato il loro via libera e posso anticiparvi che la prossima settimana, tra le varie iniziative sull'energia che presenteremo in un pacchetto con il Ministro Bersani, sara' presente finalmente anche questa nuova rivoluzione in materia di produzione energetica da fonti alternative". "Il riferimento - prosegue Pecoraro Scanio - del nuovo conto energia e' il sistema tedesco: abbia abolito i tetti massimi - presenti nella disastrosa normativa precedente - consentendo a tutti i cittadini di diventare mini produttori di energia fotovoltaica. I soldi saranno anticipati dalle banche - fino a 7.000 euro con un tasso agevolato del 2% - con la possibilita' di rientrare dell'investimento dopo i primi 15 anni (dei 25 complessivi) di vita dell'impianto". "L'energia prodotta - aggiunge - verra' acquistata dal gestore e pagata da 40 ai 46 centesimi per ogni chilowattora prodotto. Vi specifichero' tutti i dettagli del decreto - conclude - in un prossimo post. Ma ci tenevo a darvi subito questa buona notizia".
11. DISASTRO AMBIENTALE CRIMINALE L'accademia internazionale di scienze ambientali ha recentemente promosso la Carta di Venezia 2006, che vuole la realizzazione di una corte penale internazionale dell'ambiente per la protezione della salute dell'uomo, del pianeta Terra e dei suoi ecosistemi. Allo stesso tempo, la Carta ha come finalita' il riconoscimento del disastro ambientale intenzionale quale crimine contro l'umanita', e chiede a governi, commissioni, organizzazioni internazionali, enti locali, universita', ordini professionali e privati di sostenere la petizione, attraverso le forme piu' idonee. Per aderire: www.iaes.info E-mail: segreteriaATiaes.info
12. COMUNICATO STAMPA NOTAV Comunicato stampa a cura del Coordinamento dei Comitati contro la Linea Ferroviaria ad alta velocita' (capacita') Torino Lione Vaie, 13 febbraio 2007 Nel corso dell'ultimo Comitato Istituzionale svoltosi al Polivalente di Bussoleno i tecnici designati dagli Amministratori dei Comuni interessati alle varie ipotesi di tracciato (progettuali e di fantasia) della linea TAV Torino Lione hanno evidenziato le difficolta' via via crescenti del loro lavoro: - L' implicito boicottaggio del Ministero delle Infrastrutture (che dopo la prima riunione non ha piu' inviato i propri rappresentanti). - La tattica elusiva dei rappresentanti delle ferrovie. - Il faticoso tentativo di confronto nel merito dei problemi con i rappresentanti del Ministero dei Trasporti. - L'evanescenza dei funzionari delegati dal Ministero dell'Ambiente. - E l'avvicinarsi del primo momento di sintesi (quello sulla possibile condivisione dei numeri dei treni che oggi percorrono la ferrovia esistente e la potenzialita' della medesima in assenza di interventi di potenziamento radicale) col rischio di non riuscire a pervenire ad una condivisione almeno dei dati di partenza (senza la quale sarebbe probabilmente inutile - se non controproducente - proseguire il confronto).
Nella stessa occasione Antonio Ferrentino (cui e' da anni riconosciuta la funzione di coordinatore di tutti i Comuni coinvolti, non solo quelli della bassa Valle di Susa), ha sottolineato l'illegittimita' della Convocazione della Conferenza dei Servizi sulla base del progetto di fatto azzerato con la fuoriuscita dalla legge obiettivo che costringerebbe anche i sindaci sul cui territorio non insistono iter progettuali a confrontarsi su vaghe ipotesi di tracciato senza la benche' minima possibilita' di formulare osservazioni. Ed ha denunciato il discutibile escamotage del Ministero delle Infrastrutture che ha trasformato in "preparatorie" le sedute di Conferenza dei Servizi successive al ricorso dei Sindaci, mantenendone tuttavia la numerazione progressiva come a volersi precostituire l'alibi dell'adempimento burocratico concluso; (quale che sia l'esito del confronto in sede di Osservatorio, vanificandone di fatto la funzione sia attraverso la mancata partecipazione di cui si e' detto, sia attraverso la prevedibile forzatura della conclusione della procedura di V.I.A. e della successiva approvazione a maggioranza in sede di Presidenza del Consiglio dei Ministri, come gia' avvenuto per il M.O.S.E.). In questi giorni, poi, e precisamente il 5 febbraio, L'Autorita' Garante delle Concorrenza e del Mercato ha formulato la risposta al quesito proposto alla medesima da Giovanni Vighetti (primo firmatario) e da altri 90 cittadini circa la compatibilita' delle funzioni di Presidente dell'Osservatorio sulla Torino -Lyon e di Commissario Straordinario di Governo per la realizzazione della stessa opera: la risposta e' molto interessante e conferma quello che da sempre sosteniamo perche' il Garante non rileva conflitto d'interessi tra il ruolo di Commissario Straordinario del Governo per la realizzazione dell'asse ferroviario Torino - Lyon e quello di Presidente dell'Osservatorio perche' questa e' una funzione esercitata in virtu' della carica di governo ricoperta. Se ne puo' ricavare, quindi, che il ruolo di Presidente dell'Osservatorio non e' quello di decidere SE FARE l'opera ma di rimuovere gli ostacoli alla sua realizzazione ed e' funzionale al compito di Commissario Straordinario. Una sorta di formalizzazione dell'impossibilita', per l'arch. Virano, di svolgere il piu' delicato dei suoi ruoli al di sopra delle parti. Si susseguono poi gli interventi ministeriali tesi a "rassicurare e tranquillizzare", sia nelle sedi istituzionali deputate, che attraverso interviste rilasciate agli organi di informazione, (ma persino attraverso le mai abbastanza deprecate apparizioni nelle trasmissioni trash e di intrattenimento!) Rassicurare e tranquillizzare sia chi attende risposte affermative sulla volonta' di realizzare l'opera "ad ogni costo" (il Potere economico, la Rhone Alpes, l'Unione Europea, Chiamparino & Bresso), sia i cittadini (con vaghe promesse di soluzioni miracolose capaci di garantire l'affare e di restituire al territorio la verginita' perduta. In questo quadro si colloca la riesumazione di uno studio prodotto nel 1996 per conto di Unione Industriale e Camera di commercio di Torino (spudoratamente sponsorizzato all'epoca dalla politica, ma bocciato senza appello in sede di Commissione Intergovernativa): l'ipotesi che ferma restando la realizzazione (piu' o meno rigirata) del tunnel di base (business nel business) si sarebbe potuto procedere al contemporaneo interramento e "quadruplicamento" della ferrovia esistente! Come se scavare un fondovalle alluvionale, dribblare gli affluenti della Dora Riparia, prosciugare le falde, e scavare una galleria piu' che doppia di quella della metro di Torino (per poi farvi transitare treni cento volte piu' pesanti e cinque volte piu' veloci fosse uno scherzo). Come non fossero stati proprio i limiti di sicurezza imposti al "Passante di Torino" ad aver costretto ad inventarsi la "gronda" di collegamento con la Torino-Milano! Come se il valore delle aree liberate in superficie non risultasse irreparabilmente compromesso dalla durata e dalle conseguenze permanenti di lavori di scasso totale da eseguire nel cuore dei centri abitati. Come se la scarsita' delle risorse economiche (ormai in massima parte destinate a pagare i debiti spaventosi aperti con le "imprese" attualmente in lento corso di esecuzione) e la demagogica volonta' di abbattere drasticamente i costi delle realizzazioni future, potesse consentire di chiamare Renzo Piano a ridisegnare il centro abitato di Borgone; come se non avessimo visto l'esito devastante di simili interventi attuati in popolosi quartieri romani dove e' stato vanificato il potere contrattuale di decine di migliaia di cittadini, dove sono stati realizzate diaframmazioni verticali che arrivano al terzo piano, dove la gente rovinata e disperata e' arrivata a darsi fuoco dopo aver creduto alle promesse di Necci e dell'allora sindaco Rutelli! Senza contare l'indeterminatezza in cui sono ormai precipitate l'opzione Val Sangone (se ne lamentano persino i disponibilissimi Sindaci locali) che peraltro era apparsa tale solo agli asini in geografia, e al tentativo - attraverso questa - di rianimare la realizzazione della costosissima e sconquassante bretella (ferroviaria e autostradale) di Corso Marche! (Costruendovi a spese del solito Pantalone l'ennesima speculazione edilizia per i soliti noti). Senza contare - soprattutto - la ratifica della decisione scellerata di raddoppiare surrettiziamente il traforo Autostradale del Frejus ponendosi in clamorosa e aperta contraddizione con i proclami di voler favorire il trasferimento del trasporto delle merci su ferrovia! Mentre circolano, infine, indiscrezioni sempre piu' allarmanti sul possibile prosieguo - in sede di osservatorio - del confronto, pur fortemente voluto dagli Amministratori e accettato dalla maggioranza dei Cittadini nella speranza di avere finalmente (e dopo a quasi vent'anni di propaganda a senso unico) un luogo dove arrivare ad una accettabile mediazione sui numeri raffiguranti le reali necessita' di traffico attraverso l'intero arco alpino, la valle di Susa, la rete stradale e ferroviaria, le alternative via mare e cosi' via. Pare ormai sempre piu' probabile che si arrivi alla stesura di 2 (!) versioni del quaderno di "sintesi condivisa"(!) della prima fase dei lavori. Pare che sia sempre piu' manifesta una sorta di "sudditanza psicologica" di RFI rispetto a LTF mentre gli esponenti del Ministero dei Trasporti si limiterebbero a certificare svogliatamente le verita' di coloro che dovrebbero controllare! Persino i rappresentanti della Regione sembrano rasseganti all'ineluttabile (compreso il sempre piu' aperto boicottaggio da parte delle ferrovie di quello che e' stato il sogno delle tre ultime amministrazioni che si sono avvicendate: la gia' citata "bretella di Corso Marche"!). Di questo passo, e per ben che vada, i lavori (che comunque hanno un orizzonte di poco piu' di tre mesi) potrebbero anche essere interrotti su iniziativa del Governo col pretesto (caro a Di Pietro) che i Sindaci vogliono solo "menare il can per l'aia"; o meglio - per stare all'estrema attualita' - che i cittadini che non vogliono il TAV sono complici (anzi ispiratori) delle nuove Brigate Rosse! Ne' a questo punto sarebbe piu' difendibile l'obiettivo minimo di contrastare - attraverso l'Osservatorio - il decisionismo straripante del ministro delle grandi opere. Alla luce di quanto sin qui esposto si ritiene quindi necessario e urgente un confronto in sede di Comitato Istituzionale per ragionare dei limiti sopravvenuti (ed evidentemente indotti ) ad una strategi'a che puo' aver ancora senso perseguire solo se si riesce a denunciare tutto quanto di torbido sta avvenendo dentro e fuori le mura dell'Osservatorio. Solo se si riesce a informare il maggior numero dei cittadini italiani (ed europei) della pervicace volonta' di perpetrare la piu' grave delle truffe economiche dopo Eurotunnel con l'aggravante che si tratterebbe esclusivamente di sottrazione di denaro pubblico da trasferire dalla tasche dei contribuenti a conti extracomunitari di banche d'affari e di partiti politici.
13. CACCIA ALLE BALENE Il Giappone: "Imperialisti i paesi che non vogliono la caccia alle balene" Intanto una baleniera alla deriva minaccia l´ambiente antartico. Le nazioni favorevoli a riaprire la caccia alle balene sono nuovamente all´attacco con una dichiarazione congiunta che accusa i paesi di anti-caccia di "imperialismo" per l´imposizione della moratoria e il Giappone minaccia addirittura di uscire dal International Whaling Commission (Iwc) se non verra' riformata. La dichiarazione e' stata resa nota alla conclusione di un congresso in Giappone sulla riforma dell´Iwc che e' stata boicottato dalla meta' di insieme dei membri della commissione, comprese nazioni anti-caccia come Stati Uniti, Gran-Bretagna e Australia. Il Giappone e gli altri paesi balenieri pensano che l´Iwc abbia smarrito lo scopo originale di controllo della caccia commerciale alle balene e si sia trasformato semplicemente in un organismo custode del divieto di caccia all´interno del quale i paesi che commerciano la carne di balena vengono discriminati. "Imporre giudizi morali ed etici che interessano il nostro diritto ad le risorse, nonostante le prove scientifiche, e' imperialismo" si legge nella dichiarazione dei ribelli. Il Giappone e' il capofila di chi vuole mettere fine alla moratoria globale del 1986 sulla caccia commerciale alle balene e questo anche se uccide ogni anno centinaia di cetacei nel quadro di un programma "scientifico" consentito dall´Iwc e questo non impedisce poi di vendere la carne di balena come prodotto alimentare. Joji Morishita, uno dei rappresentante del Giappone al congresso, ha detto che il suo paese spinge per una riforma dell´Iwc ma che "il Giappone non potrebbe aspettare per sempre un cambiamento. Dobbiamo essere realistici e non possiamo continuare questo processo per dieci, venti anni" E a chi gli ha chiesto se questo significa che il Giappone si ritirerebbe dall´Iwc ha risposto: "prendiamo ora in considerazione questa opzione ma e' all´ordine del giorno da parecchi anni" Tokyo afferma che la caccia alla balena e' una tradizione nazionale e una parte vitale della cultura alimentare e sostiene che gli stock di balene hanno sufficientemente recuperato dal 1986 per permettere una ripresa limitata della caccia ad alcune specie. Intanto la flotta baleniera giapponese, ostacolata da Greenpeace e da altri attivisti, sta procedendo alla caccia "scientifica" di 945 balene nelle acque antartiche e proprio una delle baleniere nipponiche rischia di provocare un disastro ambientale in Antartide dopo che giovedi' scorso a bordo e' scoppiato un incendio. La nave e' alla deriva vicino ad una delle aree di cova e allevamento dei pinguini e secondo Chris Carter, ministro dell´ambiente della Nuova Zelanda, c´e' il rischio concreto che finiscano in mare olio "132.000 galloni di olio pesante e 211.000 di olio della fornace. E' una situazione seria: una nave danneggiata e piena di olio tossico". I funzionari giapponesi assicurano che lo scoppio avvenuto nella zona in cui vengono lavorate le carcasse di balena non ha prodotto nessuno sversamento in mare, ma la maggior parte dei 148 membri dell´equipaggio della Nisshin Maru, una nave da 8.000 tonnellate di stazza, sono stati evacuati da tre navi dalla flotta baleniera giapponese che incrociano nella zona. La Nisshin Maru era una delle due navi baleniere recentemente assaltate dagli ambientalisti radicali di "Sea Shepherd".
14. SEQUESTRATE DUE DELLE TRE LINEE DELL'INCENERITORE DI TRIESTE Venerdi', 16 Febbraio 2007 Sequestrate due delle tre linee dell'inceneritore di Trieste. Il blocco della magistratura e' scattato due giorni fa in seguito ai risultati delle analisi effettuate dall'Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) che hanno riscontrato, a cavallo tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007, emissioni di diossina in quantita' superiore rispetto ai limiti stabiliti dalla legge. In un caso, il prelievo ha evidenziato un valore dieci volte superiori ai limiti di legge (0,970 nanogrammi per metro cubo di aria). L'Arpa ha segnalato gli sforamenti alla Provincia di Trieste e alla Procura del capoluogo regionale. Di qui la decisione del pm Federico Frezza di disporre il sequestro cautelativo dell'impianto e in particolare delle due linee di smaltimento risultate non perfettamente funzionanti. D'ufficio e' arrivata un'informazione di garanzia al legale rappresentante di AcegasAps, Massimo Paniccia e una seconda al responsabile dell'impianto Stefano Gregorio. Nessuna dichiarazione ufficiale e' stata diffusa ieri dalla multiutility triestino-padovana, che attraverso il proprio legale Giovanni Borgna intende rivolgersi al pm per chiedere il dissequestro dell'impianto. Oggi si svolgera' un primo incontro tra i magistrati e i responsabili di AcegasAps, al quale parteciperanno con ogni probabilita' anche i tecnici dell'Arpa. Sembra rientrata l'emergenza rifiuti che si era paventata nelle ultime ore. Si temeva infatti che il blocco parziale dell'attivita' potesse mettere in crisi il sistema di raccolta e smaltimento nella citta' di Trieste. Ieri la raccolta a Trieste e' proseguita regolarmente e lo sara' per l'intero week end perche' non si e' ancora esaurita la capacita' di raccolta da parte della societa'. Per i giorni futuri e' gia' stata deliberata dalla provincia di Trieste l'autorizzazione che consentira' di poter fruire della discarica di Cormons e un'analoga delibera autorizzativa sara' emanata oggi dalla Provincia di Gorizia. Anche la societa' Iris ha dato il via per ricevere i rifiuti che l'inceneritore di Trieste a ritmo ridotto non e' in grado di smaltire. E' stata bloccata vista, la situazione particolare, la ricezione da altre province che prima veniva effettuata da AcegasAps. L'assessore comunale Paolo Rovis ha ieri rassicurato i cittadini: "Ci troviamo nella stessa situazione di due anni fa - ha detto - quanto non era stata ancora attivata la terza linea dell'impianto e parte dei rifiuti venivano smaltiti fuori citta'". Quanto al futuro "siamo cautamente ottimisti - ha aggiunto - l'impianto e' nuovo e le verifiche sui dati che si stanno effettuando in queste ore contribuiranno a chiarire la situazione". Dalla data di avvio dell'impianto, nel 1999, le emissioni sono state costantemente monitorate. Complessivamente sono state effettuate piu' di 170 campionature e fino a due giorni fa nessun parametro era risultato fuori norma. Le emissioni anomale registrate dall'Arpa, oggetto anche di un'indagine dei carabinieri del Noe, sono state comunicate alla Provincia di Trieste che aveva inviato una diffida ad AcegasAps affinche' verificasse eventuali problemi nell'impianto di via Errera. Ventiquattro ore dopo, il sequestro della magistratura ha portato al blocco attuale.
15. I DODICI PUNTI DI PRODI - LETTERA DALLA VAL DI SUSA Bruzolo, 23 febbraio 2007 Una lettera da Claudio Giorno, tra i fondatori del movimento No Tav della Val di Susa, a proposito dei dodici punti "non negoziabili" proposti da Prodi ai partiti dell'Unione: uno di questi punti prevede a costruzione della linea Torino-Lione. Ho molta poca voglia di dormire, stanotte. Forse chi ha inventato (o importato in politica) l'espressione "al peggio non c'e' mai fine" aveva avuto un incubo: s'era sognato - non so quanti anni fa - il possibile esito della crisi di governo del lontano febbraio 2007! Dunque Giordano, Diliberto & Pecoraro ci hanno venduto... Diranno (lo stanno gia' dicendo) che l'han fatto per non riconsegnare il paese alla destra! (Forse perche' - novelle Veroniche - si sono convinti che il problema di questo paese sia Berlusconi e non la sua politica). Come dire che tagliare le pensioni e' buono se lo fa Damiano e cattivo se lo fa Maroni! Che gli "effetti collaterali" della prossima guerra in Afghanistan saranno meglio sopportati se sara' il buon Parisi - del tutto involontariamente - a causarli. Che il mesotelioma alla pleura cessera' d'essere incurabile se la Valutazione d'impatto ambientale la svolge Di Pietro e l'appalto lo prende la Cmc... Che il raddoppio della base militare di Vicenza e' accettabile, basta che sia derubricato a pratica urbanistica dal Dottorbalanzone! Che una portaerei possa essere uno strumento di pace purche' al timone - tra una regata e l'altra - ci sia un d'Alema coi baffi... Che il massiccio trasferimento di denaro dalle nostre tasche a quelle di banchieri, palazzinari, bancarottieri, guerrafondai sia inaccettabile da Tremonti, ma virtuoso se operato da Padoa Schioppa. Il segretario del Prc, nella puntata speciale di Ballaro' di ieri, organizzata per bruciare sul rogo i senatori "disubbidienti", e' arrivato all'apologi'a del discorso di D'Alema! Una senatrice del Pdci, con il conduttore Floris nel ruolo del Grande Inquisitore, ha tentato (mal... destramente) di purgare il collega Rossi! Senza neanche accennare a un qualche confronto con i propri quadri, i tre partiti della sinistra radicale si sono affrettati a sottoscrivere i 12 punti non negoziabili che il vecchio tenutario dell'Iri ha rapidamente compilato (quasi li avesse gia' pronti! Quasi che l'imboscata attribuita a due persone colpevoli solo di coerenza fosse stata ordita apposta per mettere nell'angolo chiunque ardisse disturbare i manovratori)... Io sono tra quelli che ha votato per quei partiti; ho tanti cari amici che vi militano. Alcuni di loro li ho sentiti oggi sofferenti non tanto per la prematura caduta del governo, ma per i compromessi sempre meno sopportabili che in questi nove mesi scarsi era stato necessario fare per... non riconsegnare il paese alle destre... (sottoscrivere una politica di destra per impedire alla destra di governare! Entusiasmante!)... Domani qualcuno di loro si vergognera' come un ladro, qualcun altro fara' buon viso a pessima sorte, qualcun altro ancora provera' a spiegarci che "non negoziabile" non vuol dire che non si discute: la dialettica politica, l'interpretazione delle norme, la procedura amministrativa offrono molti spazi di manovra: ci sono i margini per un compromesso che consenta "soluzioni condivise": Qualche metro quadro in meno per i Bush boys al Dal Molin, una bella teleconferenza di pace in "differita" con il bombardamento per la riconquista di Kabul, un percorso sotto la Dora Riparia per l'alta velocita' Torino-Lyon... Ma se dovessero re-inciampare non piu' su questi temi... superati, se imbarcare Follini facesse girare le scatole a Mastella, se riconquistare Di Gregorio dovesse far annacquare ulteriormente i Dico (provocando una crisi isterica alla Bonino), se qualche senatoreavita dovesse morire... Se si dovesse - prima o poi - comunque tornare a votare, a chi li chiederanno i voti Giordano, Diliberto & Pecoraro? Ma almeno per un attimo, tra un'espulsione dei disobbedienti e l'incasso di qualche autosospensione, a qualcuno di loro e' venuto in mente di sentire l'opinione di chi li ha votati? O hanno consultato solo chi ci hanno fatto eleggere? (Chiedendo la loro opinione sulla opportunita' di sciogliere le Camere prima di aver maturato la loro pensione... prebaby?). Domani (anzi, oggi piu' tardi, vista l'ora) andro' al Presidio di Borgone ad ammainare le bandiere di partito; e se qualcuno - legittimamente - le dovesse rimettere al vento credo che faremo una di quelle belle discussioni che ci hanno permesso in questi ultimi due incredibili anni di definirli un luogo di democrazia partecipata (quella che pare non piaccia molto al Presidente della Repubblica...). Ma ho la netta sensazione che non accadra'. E credo che la prossima volta che saremo messi in condizione di dover difendere la nostra terra e il nostro futuro saremo forse un po' piu' soli, ma almeno non saremo male accompagnati. Sara' presto di nuovo dura... Claudio Giorno
16. OSTERIE A KM ZERO PER PROMUOVERE LA FILIERA CORTA Una buona parte dei meloni che troviamo in vendita ora in Italia arriva dal Brasile: costano circa 3 euro al chilo e si fanno un viaggio in aereo di 11mila chilometri consumando, per ogni chilo di prodotto, 5 chili di petrolio ed emettendo 15 chili di Co2. Partendo da questi dati, Coldiretti ha dato il via tempo fa al progetto "km zero", che certifica la preferenza nei menu di specialita' che provengono esclusivamente dalle campagne locali con prodotti solo di stagione. Il primo menu da filiera corta certificato da Coldiretti a chilometri zero e' quello dell´osteria Vitanova, che si trova in centro storico a Padova. "Vino, olio, salumi, formaggi, frutta, verdura e grappa - spiega la Coldiretti - sono acquistati direttamente dalle imprese agricole circostanti e oltre a garantire qualita' e freschezza, nel rispetto dell´ambiente, riducono l´inquinamento causato dai trasporti con la circolazione dei camion sulle strade e degli aerei per il trasporto merci nei cieli. Basta ricordare - sottolinea la Coldiretti - che per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall´Argentina in volo per una distanza di 12mila km si consumano 5,4 kg di petrolio mentre per un kg di pesche dal Sudafrica nel viaggio di 8mila chilometri si bruciano 4,35 kg di petrolio e infine gli arrivi di ogni kg di uva dal Cile richiedono la combustione di 5,8 kg di petrolio". La nascita dell´Osteria a chilometri zero e' quindi una risposta alla domanda di un numero crescente di consumatori che scelgono stili di vita attenti anche nell´alimentazione al risparmio energetico e alla salvaguardia del clima, in un'ottica di filiera corta. "Peraltro - conclude la Coldiretti - scegliere di consumare frutta e verdura di stagione, oltre a evitare gli "sprechi energetici" dei prodotti esotici, garantisce maggiore qualita' e freschezza per la salute e non comporta particolari sacrifici per un Paese come l´Italia che offre la piu' ampia varieta' alimentare".
17. POLVERI SOTTILI? COLPA DI CHI? In occasione della definizione di nuove linee guida da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' sulle concentrazioni ammissibili di polveri sottili, ridotte a 20 microgrammi per metro cubo e' stata pubblicata un Intervista a Roberto Bertollini dell'Organizzazione Mondiale Sanita' - da Arpat News del 17.10.2006. Un parte dell'intervista, che ci ha particolarmente colpito ,e' riportata qui di seguito, subito dopo un nostro commento Federico Valerio Gli effetti negativi sulla salute dell'inquinamento dell'aria sono certi, gli studi a cui fa riferimento lo dimostrano in modo indiscutibile, ma quando le autorita' locali cercano di assumere decisioni forti in termini di limitazione della circolazione privata le reazioni da parte dei cittadini sono di insofferenza se non addirittura di rivolta, secondo lei come si dovrebbe agire? In primo luogo credo si tratti di un problema di informazione. In realta' non si ha una idea cosi' precisa da parte dei cittadini di quanto sia pericoloso per la salute l'inquinamento atmosferico delle nostre citta'. Poi vi e' una percezione del rischio sostanzialmente distorta. Questo avviene ogni volta che sono in gioco scelte individuali. Il caso piu' classico e' quello del fumo. Le persone tendono a sottostimare il rischio per la propria salute derivante da proprie scelte di comportamento. L'utilizzo della macchina invece che altri mezzi di trasporto e' un altro esempio che corrisponde alla stessa logica. L'atteggiamento diventa opposto quando si tratta di rischi veri o presunti generati da impianti o strutture la cui presenza non e' derivata da scelte individuali. Le faccio un esempio. Vi e' una grande attenzione riguardo alla costruzione di nuovi inceneritori, con timori esasperati rispetto ai rischi che questi possono comportare. Si tratta della cosiddetta sindrome Nimby (Not In My BackYard), cioe' non nel mio giardino, che spinge la gente a mobilitarsi per il timore di vedere impianti del genere vicini alla propria abitazione. In realta' strutture di questo tipo, se realizzate con tecnologie appropriate (un esempio e' l'inceneritore di Vienna, che e' localizzato nel centro cittadino) comportano emissioni molto ridotte, ed assai meno significative rispetto a quelli attualmente esistenti nelle nostre citta' a causa del traffico. La strategia deve essere sicuramente quella di potenziare l'informazione e di stimolare la consapevolezza dei rischi reali. La risposta di Roberto Bertolini, tratta da una sua intervista riportata da ARPAT NEWS e' imbarazzante per la sua superficialita' e, conoscendo la serieta' professionale del dr. Bertolini, voglio sperare che si tratti di un incidente di percorso dovuto ad alcune sue carenze di conoscenze su un cosi' complesso problema. La collocazione di un impianto industriale in mezzo alle case non e' certamente sinonimo di sicurezza per chi vi abita intorno. L'esempio di Genova Cornigliano,con le abitazioni a poche centinaia di metri da una acciaieria e' solo uno dei tanti esempi di incompatibilita' oggettiva tra sviluppo industriale finalizzato alla realizzazione del massimo profitto e salute pubblica. La scelta di collocare una acciaieria a fianco delle abitazioni e' stata motivata solo dai vantaggi strategici di questa scelta, economica per far arrivare via mare le materia prime e per trasferire ai mercati i prodotti finiti via treno e via mare. La lunga lotta dei comitati di Genova Cornigliano per vedersi riconoscere il diritto alla salute non e' certo confondibile con una non meglio definibile sindrome psicologica. In questi ed altri numerosi casi di convivenza forzata di attivita' produttive e cittadini , gli studi , compresi quelli genovesi, hanno confermano pesanti costi ambientali e sanitari a carico delle popolazioni. Collocare inceneritori nei pressi di grande citta', o all'interno dei quartieri periferici, non significa affatto che questi impianti non hanno emissioni nocive, questa e' spesso solo una scelta economica per avere a disposizione un adeguato bacino di utenza in grado di garantire adeguati utili al gestore dell'inceneritore , magari anche grazie alla vendita agli stessi abitanti conviventi, di calore prodotto con la cogenerazione dei loro rifiuti e per minimizzare i costi di trasporto dei rifiuti. Una scelta di questo tipo, obbligata per l'alto costo dell'incenerimento, non e' certamente una scelta prudente, in quanto le eventuali alte densita' abitative nelle zone di ricaduta dei fumi aumentano i rischi sanitari, rispetto a scelte piu' prudenti che delocalizzano queste ed altre produzioni , o ancor meglio evitano di chiudere il ciclo dei rifiuti con la loro combustione. Per non rimanere nel vago andiamo a vedere le emissioni di polveri sottili dell'inceneritore di Brescia, anch'esso realizzato in mezzo alle case e che oggi , ogni anno, incenerisce 750.000 tonnellate di rifiuti prodotti non solo dai bresciani , ma anche da regioni limitrofe. In base ai dati forniti dall'azienda, ogni anno, questo impianto emette in atmosfera 1,2 tonnellate di polveri sottili, ovviamente nel pieno rispetto degli attuali limiti e applicando le migliori tecnologie di abbattimento oggi disponibili. L'organizzazione Mondiale della Sanita' ed in particolare il dr Bertollini quale parere ha su i rischi sanitari connessi con l'esposizione a questa emissione? Le considera trascurabili in quanto ampiamente rispettose dei limiti di legge e delle migliori tecnologie di trattamento fumi oggi disponibili? Ritiene che non sia il caso di preoccuparsi in quanto, a suo dire, il traffico emette molto piu' polveri? Ma ha un senso logico confrontare le polveri sottili emesse dal traffico con quelle emesse dall'inceneritore? Se alle polveri da traffico aggiungo le polveri da inceneritore il rischio per chi le respira aumenta o diminuisce? Non sarebbe piu' logico mettere a confronto le polveri emesse da diversi trattamenti dei rifiuti e scegliere il trattamento che garantisce minore inquinamento? Accettiamo pure il giochino di confrontare le polveri emesse da un inceneritore in piena citta' con le polveri emesse da un'autovettura diesel, il motore che emette piu' particelle sottili. Quale modello di autovettura sceglieremo per il confronto? Logica vorrebbe che la migliore tecnologia degli inceneritori sia confrontata con la migliore tecnologia dei diesel oggi disponibile: i modelli EURO IV. Un'autovettura di questo tipo per emettere la stesse quantita' di polveri emesse annualmente dall'inceneritore di Brescia deve percorrere 48 milioni di chilometri! Poiche', in Italia un'autovettura diesel percorre annualmente, in ambito urbano, circa 3.000 chilometri, l'effetto dell'inceneritore di Brescia sulla qualita' dell'aria di questa citta' corrisponde a quella di 16.200 autovetture circolanti in piu'. Un valore trascurabile? Inoltre Bertollini, insieme a molti altri, dimentica che l'inceneritore per funzionare ha bisogno di combustibile che arriva via camion: ogni anno sono circa 75.000 mezzi pesanti che arrivano all'impianto carichi di rifiuti e che dall'impianto ritornano ai punti di raccolta, in molti casi carichi di ceneri da smaltire (190.000 tonnellate/anno) . Ipotizzando che ognuno di questi camion percorra, tra andata e ritorno, sei chilometri in ambito urbano, l'aria respirata dai bresciani sara' arricchita, ogni anno, da altri 130 chili di polveri. In quale bilancio verranno conteggiati? Traffico o incenerimento rifiuti? E che valutazioni faremo quando tra breve, sul mercato saranno immesse le autovetture EURO V in grado di dimezzare le attuali emissioni EURO IV e grazie alle quali le emissioni dell'inceneritore di Brescia equivaranno a quelle di 32.400 autovetture? E quando, introdotto finalmente anche a Brescia, un trasporto collettivo efficiente ed elettrificato ( filobus, tram) l'inquinamento da traffico sara' ulteriormente e drasticamente ridotto? E per finire, il dr. Bertollini ha un'idea di quante polveri sottili produce il riciclo dei materiali post consumo, l'ossidazione a freddo con trattamenti biologici, la fermentazione anaerobica? E quante polveri sottili si risparmiano non producendo rifiuti? Personalmente ritengo che l'incenerimento dei rifiuti urbani non sia affatto obbligatorio e che non ci sia nessun interesse collettivo ad agevolare questa pratica facendola diventare per legge una fonte energetica rinnovabile. Ricordo che oltre il 60% dei rifiuti urbani e' biodegradabile, il 30 % e' inerte ( metalli e vetro) e che solo il 10-15 % oggi e' fatto di plastica, l'unico scarto che ha un potere calorifico degno di attenzione ma che e' molto meglio adoperare per produrre beni di lunga durata, piuttosto che per l'usa e getta. Federico Valerio Istituto Scientifico Tumori di Genova Servizio di Chimica Ambientale
18. QUALCHE DATO SULLE ALTERNATIVE ALL'INCENERIMENTO Il Ministero dell'ambiente Tedesco ci informa che oggi in Germania sono operativi 64 impianti per il trattamento meccanico biologico (MBT) con una capacita' di trattamento di 6,1 milione di tonnellate all'anno. Nel 2000 la capacita' di trattamento MBT in Germania era di 1 milione di tonnellate. Il successo dei sistemi meccanico biologici, rispetto agli inceneritori, sta in una economia di scala piu' piccola, nei costipiu' , nei ridotti tempi di realizzazione e di ammortamento degli investimenti, nella estrema flessibilita' in grado di adattarsi agli inevitabili cambiamenti nella gestione dei rifiuti per i quali la UE ha ribadito la priorita' alla riduzione, al riuso e al riciclo. I sistemi di inertizzazione biologica sono inoltre la risposta giusta ad un problema che e' principalmente la produzione di odori sgradevoli da una piccola parte dei nostri scarti biodegradabili, che nel complesso, rappresentano il 60% dei nostri scarti. Un ulteriore 30 % e' costituito da vetro, metalli ed inerti e solo il 10-15% da plastiche non biodegradabili, ma che e' piu' conveniente riusare e riciclare, piuttosto che "termodistruggere". Infine, trasformare le ceneri in fibre di vetro e' possibile , ma, per favore qualcuno valuti a quali costi aggiuntivi, da accollare ai cittadini sia economici che energetici. L'uso delle ceneri per asfaltare strade o farne cemento e' una pericolosa idiozia che solo una legislazione che non ha ancora recepito gli studi piu' recenti sulla tossicita' ambientale e genotossicita' di queste ceneri puo' permettere. La verita' e' che i tedeschi le polveri leggere prodotte dai loro inceneritori le stoccano al sicuro nnelle loro miniere di salgemma, insieme a ceneri inviate da numerosi inceneritori italiani. Un traffico transfrontaliero di rifiuti tossici prodotti dagli inceneritori dall'Italia alla Germania che ci costa caro e di cui nessuno parla. Federico Valerio
19. LA RACCOLTA DIFFERENZIATA ELIMINA PIU' CO2 CHE I BLOCCHI DEL TRAFFICO MILANO. Il 25 febbraio ci sara' il grande blocco del traffico della Pianura Padana per abbattere i livelli di anidride carbonica nell'aria e il Consorzio per il riciclo e il recupero di Imballaggi a base cellulosica (Comieco) ricorda che ci sono gesti quotidiani non legati al traffico automobilistico per produrre meno CO2: "la raccolta differenziata di carta e cartone - dice Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco - rappresenta oltre che un gesto civico, un'opportunita' per ogni cittadino di influire, con un minimo sforzo, sui livelli di CO2 nell'aria. Gli oltre 2 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolte in Italia, di cui il 60% al Nord, nel 2006 hanno infatti evitato il formarsi di circa 3 milioni di tonnellate di gas serra. Si puo' quindi affermare che la raccolta differenziata di carta e cartone ha prodotto gli stessi benefici che si sarebbero potuti ottenere con un maxiblocco del traffico di una settimana in tutta Italia". Intanto a Milano Comieco con l'operazione "salvagiornali", iniziata nel 2002 e che prevede contenitori appositi posti in 36 stazioni della metropolitana ha raccolto circa 1 milione di chili di giornali. Amsa, Atm e l'assessorato all'arredo urbano, decoro e verde, stanno posizionando altri 60 contenitori bianchi sulle banchine di 12 nuove stazioni di 3 linee metropolitane. "Si stima che ogni giorno circolino nella metropolitana milanese oltre 250 mila copie tra free press e giornali - spiega Piero Capodieci, vicepresidente di Comieco - ovvero oltre 20 mila chili di carta e cartone che, se gettati nei salvagiornali, possono essere trasformati in una risorsa per l'industria cartaria. Ma il riciclo di quotidiani, periodici e imballaggi cellulosici produce anche benefici ambientali; ricordo infatti che ogni anno in Italia, grazie alla raccolta differenziata di carta e cartone si risparmiano emissioni nocive per l´atmosfera, equivalenti al blocco totale di tutto il traffico su strada per ben 6 giorni e 6 notti".
20. LOBBIES ED AMBIENTE Quest'anno la HERA ha distribuito ai suoi azionisti ben 200.000 di euro di utili! un'azienda sana che distribuisce lauti dividendi ai suoi azionisti. Beh la realta' e' diversa, la Hera e' un baraccone che sopravvive grazie agli aiuti statali e alla posizione di Monopolio, vecchio viezietto del capitalismo italico. Come saprete bruciando rifiuti, che una favorevole normativa italiana considera fonte rinnovabile (CIP6 e Cerificati Verdi), riesce a rivendere la energia prodotta a tre volte il suo prezzo medio. L'anno scorso qusto giochetto ci e' costato 60 euro a cittadino, visto che HERA gestisce un bacino di poco piu' di 2,4 milioni di persone ha ricevuto come aiuti statali la cifra di 144.000.000 di euro solo dai CIP6 senza conatre i certificati Verdi. La HERA grazie alla sua posizione monopolista ci fa pagare inoltre bollette salatissime per i rifiuti tanto che abbiamo le tariffe piu' alte del centro nord. Ecco alcuni esempi: HERA ER 137 euro/abitante (BO, MO et Romagna Raccolta DIff 31%) ASM LO 121 euro/abitante (Brescia e Lombardia Raccolta Diff. 34%)) GEOVEST ER 92 euro/abitante (alcuni comuni tra Modena e Bologna Raccolta Diff. 43%) Padova1 77 euro/abitante (Provincia di Padova Raccolta diff. 65%) Priula TV 50 euro/abitante (Provincia di Treviso Raccolta diff 75%) Gli ultimi due fanno raccolta differenziata porta a porta, vuoi vedere che riciclare costa meno che bruciare? senza contare i costi per la nostra salute. Detto cio' senza i CIP6 i Certificati Verdi e le tariffe cosi' alte (ah la concorrenza dov'e' a me pare con non c'e') HERA avredde distribuito non utili ma debiti ai suoi felici azionisti. Ma e' ora che prendiamo delle decisioni, credo sia giunta l'ora di denunciare HERA per avere ricevuto indebiti aiuti dallo stato contrari alle direttive europee sui rifiuti e sulla concorrenza e richiedere la restituzione dell'indebito. Nino D'Eugenio
21. ANCHE IL PARLAMENTO EUROPEO SCONFESSA IL TESTO UNICO ITALIANO a cura di Gianfranco Amendola Il 15 febbraio 2007 il Parlamento europeo ha approvato, a larga maggioranza, la Risoluzione 2006/2175(INI) su una strategia tematica per il riciclaggio di rifiuti, che sembra scritta apposta per sconfessare le "invenzioni" italiane contenute nel testo unico ambientale n. 152/06. Esaminiamola sinteticamente : 1) La gerarchia comunitaria: favorire riutilizzo e riciclaggio, rispetto al recupero energetico L'attuale testo unico, nell'art. 181, che ricalca l'art. 4 D. Lgs 22/1997, ha eliminato il comma 2 di quest'ultimo, secondo cui << il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di recupero>>, in quanto, come si legge nella relazione governativa, si e' ritenuto di dover procedere alla <<ridefinizione delle priorita' nella gestione dei rifiuti in conformita' a quelle stabilite dalla normativa comunitaria, senza porre gradi di gerarchia fra il recupero di materia prima secondaria ed il recupero energetico>>. Trattasi di un clamoroso infortunio, in quanto, al contrario, la gerarchia comunitaria ha sempre posto il riciclaggio ed il recupero come materia in posizione prevalente rispetto al recupero energetico. E, quindi, anche nella Risoluzione del Parlamento europeo in esame si <<sottolinea l'importanza centrale della gerarchia dei rifiuti, che stabilisce le seguenti priorita' d'azione in ordine decrescente: - prevenzione; - riutilizzo; - riciclaggio materiale; - altre operazioni di recupero, ad esempio il recupero di energia; - smaltimento; come regola generale della gestione dei rifiuti finalizzata a ridurre la produzione di rifiuti e le ripercussioni negative sulla salute e sull'ambiente risultanti dalla produzione e gestione dei rifiuti>> (punto 15). Resta da capire perche' il governo italiano che ha emanato il D. Lgs 152/06 ha tentato in modo cosi' smaccato di negare questa consolidata gerarchia comunitaria. Ovviamente, non si tratta di una questione formale ma di una furbizia, tutta italiana, per poter giustificare la scelta centrale, effettuata dal testo unico, a favore della cd. "termovalorizzazione", e cioe' l'incenerimento con recupero di energia, ben piu' che del riutilizzo o del riciclaggio materiale dei rifiuti. Tanto da inserire addirittura la "termovalorizzazione" dei rifiuti tra le fonti di energia rinnovabile. Oggi il Parlamento europeo ribadisce ancora una volta che, a livello comunitario, prima di questa opzione vengono, appunto, il riciclaggio ed il recupero materiale dei rifiuti. Ed il Parlamento europeo evidenzia opportunamente, a questo proposito, di ritenere essenziali, ai fini di tutela dell'ambiente, - ben piu' della termovalorizzazione- le fasi della prevenzione e del riutilizzo- riciclaggio materiale, in quanto solo in tal modo si rientra nell'ottica dei cicli della natura. La Risoluzione, infatti, premette che <<le economie sono come gli ecosistemi: ambedue sfruttano energia e materiali per trasformarli in prodotti e processi, con la differenza che la nostra economia segue flussi di risorse lineari mentre la natura e' ciclica; considerando che gli ecosistemi svolgono funzioni che convertono i rifiuti in risorse trasferendo l'energia proveniente dalla luce del sole, mentre i processi industriali non sono in grado di farlo; considerando, nel contesto di economie e popolazioni in rapida crescita, che la produzione e i prodotti che generano flussi di rifiuti che la natura non puo' assorbire ne' trasformare in nuove risorse risultano sempre piu' problematici sotto il profilo della sostenibilita', e considerando che e' urgentemente necessaria una trasformazione dell'attuale sistema di produzione e di consumo; che l'obiettivo principale e' quello di modificare il consumo in un'ottica sostenibile e rendere i processi di estrazione delle materia prime, la produzione e la concezione dei prodotti il piu' possibile compatibili con le concezioni e i processi naturali>> (punti D ed E). Ed occorre anche uscire dalla stretta ottica di mercato, pur se collegato al recupero, in quanto <<l'obiettivo essenziale della gestione dei rifiuti e' quello di raggiungere un elevato livello di tutela dell'ambiente e della salute umana anziche' quello di facilitare il funzionamento del mercato interno per il recupero dei rifiuti>> (punto K2). Non a caso, peraltro, si conclude sottolineando la fondamentale importanza, a questi fini, della raccolta differenziata (punto 27) e di fissare norme minime comuni per il recupero ed il riciclaggio a livello dell'Unione europea (punto 26). 2) La definizione ed il depotenziamento della nozione di "rifiuto" Come e' noto, l'attuale testo unico riprende integralmente la invenzione italiana dell'art. 14 D.L. 8 luglio 2002 n. 138, convertito con L. 8 agosto 2002 n. 178, il quale, proponendo una "interpretazione autentica della definizione di " rifiuto "", in sostanza ne restringeva l'ambito alle sole operazioni di smaltimento e di recupero elencate nei due allegati comunitari recepiti dal D.Lgs. n. 22/1997 come allegato B e C; derivandone, nel secondo comma, che non si trattava di rifiuti se gli stessi possono essere e sono effettivamente e oggettivamente riutilizzati nel medesimo o in analogo o diverso ciclo produttivo o di consumo anche dopo aver subito un trattamento preventivo. Ebbene, la Risoluzione in esame <<sottolinea che la modifica delle definizioni dovrebbe intervenire unicamente per motivi di chiarimento e non per indebolire le norme sulla tutela dell'ambiente o per incoraggiare l'accettazione da parte del pubblico di un concetto (ad esempio moderando la connotazione negativa dei termini "rifiuti" o "smaltimento") >> (punto 7). E, proprio per evitare che, come ha fatto l'Italia, qualche altro Stato membro provi a cambiare la definizione di rifiuto, aggiunge che <<le decisioni politiche, quali le definizioni di rifiuti, recupero e smaltimento, non devono essere adottate a livello di comitatologia bensi' mediante codecisione>> (punto 8), quindi al massimo livello politico comunitario. Nella sostanza, dichiara di opporsi <<a una declassificazione generale dei rifiuti che possa condurre a un trattamento ambientale inadeguato e all'assenza di tracciabilita' dei flussi di rifiuti; sottolinea che le procedure per la declassificazione dei rifiuti possono essere prese in considerazione solo per casi eccezionali di flussi di rifiuti omogenei, quali compost, aggregati riciclati, carta e vetro di recupero>> (punto 10). 3) Materie prime secondarie, combustibili e prodotti recuperati In sostanza, l'attuale testo unico italiano fa scomparire quasi del tutto i rifiuti industriali recuperabili che diventano "materie prime secondarie", "sottoprodotti", "combustibili" o "prodotti". Tanto e' vero che, ai sensi dell'art. 183, lett.h, si intende come <<recupero: le operazioni che utilizzano rifiuti per generare materie prime secondarie, combustibili o prodotti , attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, inclusa la cernita, e in particolare, le operazioni previste nell'allegato C alla parte quarta del presente decreto>>; anzi <<la disciplina in materia di gestione dei rifiuti non si applica ai materiali, alle sostanze o agli oggetti che, senza necessita' di operazioni di trasformazione, gia' presentino le caratteristiche delle materie prime secondarie, dei combustibili o dei prodotti individuati ai sensi del presente articolo, a meno che il detentore se ne disfi o abbia deciso, o abbia l'obbligo, di disfarsene.>> (art. 181, comma 13). La Risoluzione del Parlamento europeo, come ovvio e come gia' piu' volte precisato dalla giurisprudenza comunitaria, dice, invece, esattamente il contrario. Infatti <<sottolinea che i rifiuti che cessano di essere qualificati tali possono acquisire questo status solo qualora il flusso di rifiuti in questione sia stato sottoposto ad un'operazione completa di riutilizzo, riciclaggio o utile impiego - il che non esclude la possibilita' che un'operazione di utile impiego finisca col produrre nuovi rifiuti - e risulti conforme alle norme concordate a livello europeo, risultando idoneo all'impiego per scopi prefissati, e dopo che siano state adottate e applicate norme in materia di tracciabilita'>> (punto 11). Ed ancora piu' drasticamente <<esige che tutti i rifiuti destinati al recupero di energia o all'incenerimento rimangano rifiuti, ai quali va applicata la direttiva 2000/76/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 dicembre 2000, sull'incenerimento dei rifiuti>> (punto 12). Anzi, a proposito di incenerimento, <<esprime forti riserve sul proposto metodo di calcolo dell'efficienza energetica e sul fatto che esso va applicato unicamente agli inceneritori urbani; chiede alla Commissione di rivedere la direttiva sull'incenerimento dei rifiuti al fine di fissare norme ambientali omogenee (in materia di emissioni ed efficienza energetica) per l'incenerimento e il coincenerimento dei rifiuti>> (punto 14). Dai sintetici cenni di cui sopra, appare, quindi, evidente che, in tema di rifiuti, il Parlamento europeo segue una linea di tendenza politica esattamente opposta a quella oggi vigente in Italia sia per quanto attiene l'ambito di applicazione della normativa sia per quanto attiene le scelte di strategia. E, se pure e' vero che una risoluzione del Parlamento europeo non e' vincolante, e' anche vero che trattasi di manifestazione di volonta' dell'organo massimamente rappresentativo a livello comunitario in una problematica normativa, quale quella dei rifiuti, dominata dalle scelte dell'Unione europea. Resta solo da dire che, pur dopo il cambio di maggioranza e di governo, e pur essendo ormai passato quasi un anno, queste evidenti storture del testo italiano non sono ancora state corrette, ed anzi, risulta che esse sono difese anche da consistenti settori della attuale maggioranza. Tanto e' vero che una prima, elementare bozza di modifica correttiva in tal senso, elaborata dal Ministero dell'ambiente, sembra essersi persa nelle nebbie politichesi. Anzi, sembra che in sostanza, nonostante tutti i piagnistei sulle mutazioni climatiche, la massima aspirazione di questo governo nel suo complesso sia la <<crescita>>, ovviamente a livello esclusivamente quantitativo. Esattamente il contrario di quanto oggi ci chiede il Parlamento europeo, il quale, come abbiamo visto, opportunamente ci ricorda che, invece, la cosa piu' urgente e' la <<trasformazione dell'attuale sistema di produzione e di consumo>> onde riportarli in un'<<ottica di sostenibilita'>> (scusate il termine). Insomma, in Italia continuiamo ad adorare il dio PIL e ad invocare una crescita tutta quantitativa, anche quando appare del tutto evidente che invece serve una scelta che non puo' essere fine a se stessa (ed al mercato) ma che deve tendere a farci vivere meglio, in pace con noi stessi e con la natura.
Per questo numero e' tutto. A presto. Gianfranco Drogo Coordinamento contro gli Inceneritori della Provincia di Torino Comitato Cielo Azzurro Chivasso e Volpiano Comitato Spontaneo Beinasco Comitato Spontaneo Borgaro Comitato Spontaneo Chieri Comitato Spontaneo Citta' giardino Comitato Spontaneo Grugliasco Comitato Spontaneo Gerbido Comitato Spontaneo Leini' Comitato Spontaneo Montanaro Comitato Spontaneo Nichelino Comitato Spontaneo Orbassano Comitato Spontaneo Pedanea Viva Comitato Spontaneo Piossasco Comitato Spontaneo Poirino Comitato Spontaneo Rivalta Comitato Spontaneo Rivoli Comitato Spontaneo San Benigno Canadese Comitato Spontaneo San Giusto Canavese Comitato Spontaneo Santa Rita Comitato Spontaneo Carrone Crotte di Strambino Comitato Spontaneo Volvera Coldiretti Provincia di Torino Movimento difesa del Cittadino
Da: infoATfrontefriulano.org
[mailto:infoATfrontefriulano.org]
La Regione ha proposto ai Sindaci della Bassa Friulana un tavolo tecnico per confrontarsi sull’ ipotesi di tracciato (si noti bene che si parla di ipotesi, per cui il confronto non sta avvenendo su dati certi) e sulla quale la Regione stessa formulerà il suo parere, vincolante, ai fini dell’ applicazione della Legge Obbiettivo. Una volta dato questo parere i Comuni saranno definitivamente tagliati fuori e RFI sarà libera di occupare il territorio della Bassa senza più rendere conto ad alcuno. Da qui la levata di scudi di molti, che giustamente pretendono che nel terzo millennio le comunità locali siano coinvolte nella progettazione di un’ opera tanto delicata e soprattutto che i pareri da esse espresse trovino dignitosa considerazione.
Illy e Sonego insistono nel sostenere che la TAV si deve fare a tutti i costi, dichiarando che l’ attuale linea ferroviaria “ha raggiunto un livello di saturazione superiore al 50% ...e che è ragionevole immaginare che, entro la prossima decade rischieremo di trovarci con un’ infrastruttura completamente satura” però non si riesce a capire con quali dati supportino la propria tesi. In tal proposito ci piacerebbe conoscere se tale posizione è condivisa dall’ intero consiglio regionale, visto che in questi mesi sulla vicenda si è steso un preoccupante silenzio di tutti i gruppi politici.
L’ attuale linea ferroviaria Pontebbana è sottoutilizzata rispetto alla sua capacità, con un continuo decremento di traffico, ciò da solo dimostra che sfruttando le potenzialità di tutte le linee transalpine a doppio binario e realizzando i soli interventi che garantiscano l’ Alta Capacità, si conseguirebbe lo steso obiettivo indicato dai progettisti della TAV. Le direttive europee infatti non parlano di TAV bensì di ammodernamento e di miglioramento delle linee di trasporto esistenti.
Ci viene prospettato che la nuova opera permetterà la riduzione dell’ inquinamento ambientale. Permetteteci di avere grossi dubbi in proposito: i cantieri da soli saranno presenti sul territorio per 10-15 anni e comporteranno lo stravolgimento delle viabilità locali, l’inglobazione di superfici attualmente coltivate o tutelate da vincoli ambientali. Dove verrà presa l’ alimentazione elettrica da 25kV rispetto agli attuali 3kV? Dalle progettate centrali a turbogas o dagli elettrodotti che dovranno devastare la Carnia e Friuli Orientale? Dove saranno approvvigionate le ghiaie per la realizzazione del tracciato? Dalle casse di espansione del Tagliamento? I cementi saranno ricavati dal nuovo impianto in progetto a Torviscosa e che potrà bruciare indistintamente oli pesanti e rifiuti?
Il Gruppo Tecnico di Istruttoria (Gti) che avrebbe il compito di individuare per la Regione le soluzioni progettuali del tracciato TAV da porre in contraddittorio a Rfi, dovrà discutere di tutte queste cose, per questo non riusciamo a capire perché siano stati nominati (o imposti?) due tecnici delle Università di Milano e Roma, che non possono conoscere le sensibilità di questo territorio, ne sono espressione dello stesso, come invece dovrebbe essere di tecnici formati dalla nostra università.
Ci preme ricordare che la TAV italiana, dove è già stata approvata, oltre a lievitare i cosi di ben 4 volte rispetto ai preventivi iniziali, sta generando uno squilibrio tra costi e ricavi che o Stato dovrà appianare attingendo dalle tasche del contribuente come è già stato incontrovertibilmente segnalato dalla Corte dei Conti.
La Repubblica di Slovenia non è interessata all’ opera e fino ad ora i progetti di fattibilità del Corridoio 5 in territorio sloveno sono stati sponsorizzati da Illy a spese della Regione Friuli V.G. Andrà a finire anche qui come per le opere autostradali che negli anni ’90 sono state finanziate quasi interamente dall’ Italia?
Bisognerebbe far luce anche sul sistema contrattuale con il quale il Governo, tramite Infrastrutture SpA, intende affidare le opere e che è già costato all’ Italia la contestazione di infrazione da parte della Commisione Europea. Non ci vuole molto a capire che in un tale quadro si scatenino grossi appetiti da parte di gruppi economici e non.
Alla luce di questi interrogativi condividiamo la preoccupazione di molti sindaci della Bassa che non hanno firmato il protocollo Sonego ed esprimiamo meraviglia per l’ atteggiamento di molti altri loro colleghi che hanno accettato il diktat regionale piuttosto su indicazione delle proprie segreterie di partito che per voce del territorio che rappresentano.
Il Fronte Friulano chiede che vengano chiarite le varie incongruenze del progetto TAV, che riguardano l’ impatto ambientale, il bilancio costi/benefici, i tempi di realizzazione ed il blocco del corridoio 5 da parte della Slovenia.
Il Fronte Friulano, in linea di principio non si dichiara contrario alla modernizzazione di questa Regione ma è fermamente contrario a tutto ciò che non rechi vantaggi per il nostro territorio e per le nostre comunità o ne pregiudichi la qualità della vita.
Udine, 07.02.2007 Fronte Friulano - Front Furlan
Il portavoce Federico Simeoni
Il Presidente Claudio Boaro
www.frontefriulano.org Tel. 338 4007969 |
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