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29 Luglio 2008
Morti Bianche:
Ferrovie killer
Riporto una testimonianza dal libro "Morti
Bianche" di Samanta Di Persio disponibile
sul blog a prezzo libero.
"Sono Pietro Mirabelli, operaio della TAV e rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza (RLS). Da dodici anni sono presente sul cantiere del
Cavet (Consorzio Alta Velocità Emilia e Toscana) l’impresa che
ha vinto l’appalto per la realizzazione del tratto che permetterà di collegare
Bologna a Firenze. In questi anni ho visto decine e decine di operai
infortunarsi, diventare invalidi e morire.
Manca poco alla fine della realizzazione. Molti uomini e donne saliranno sui
treni e non immagineranno quanto sangue è stato versato, quante madri hanno
pianto per i loro figli e quante mogli sono rimaste sole. L’attenzione sugli
infortuni sul lavoro è forte quando ci sono incidenti nei luoghi di lavoro, se
ne parla una settimana, e poi tutto viene messo nel conservatorio della
dimenticanza. Ma ogni giorno muoiono lavoratori in aziende sconosciute,
nell’edilizia, nell’agricoltura. Poi, quando accadono ad esempio stragi come
quella di Torino, allora qualcuno se ne occupa. In uno dei tanti incidenti
avvenuto nella realtà dove lavoro, ci fu un infortunio mortale nel tratto
emiliano. Sull’articolo di giornale non ne è stato riportato nemmeno il nome.
Il problema principale non lo affronta nessuno. Sulle procedure di sicurezze
presenti sui piani operativi di sicurezza (POS) c’è scritto ciò che si può fare
e ciò che non si può fare. Un lavoratore consapevole del rischio che va ad
affrontare, volendo potrebbe rifiutarsi di eseguire un incarico
pericoloso. Ma a pericolo identificato si pensa alla famiglia,
non si vuole mettere a rischio il posto di lavoro considerando quanto è
difficile oggi trovarne uno.
L’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi nella trasmissione di Fazio “Che
tempo che fa”, ricordò il collegamento veloce fra Bologna-Firenze sottolineando
17 gallerie. Non un accenno ai lavoratori che hanno lasciato la
vita per dare la possibilità a tutti gli italiani di accorciare le distanze.
Pasqualino Giordano, 20 anni, è morto al primo giorno di lavoro, vogliamo
ricordarlo?
Io mi sento parte fondamentale della nostra società. Oggi però, televisione e
giornali parlano dell’Isola dei famosi, mentre noi lavoriamo nel sottosuolo,
dove il pericolo può arrivare da qualsiasi parte: dall’alto, dal basso, da
destra e da sinistra. Ci sono macchine in movimento, esplosione di mine, fango,
ecc. Un RLS o un RSU dovrebbe essere presente per ogni squadra. A volte i
preposti alla sorveglianza o sono poco formati, o sono parenti dei datori di
lavoro. Cosa significa? Se venisse riscontrata una situazione di rischio non si
può fermare subito la produzione, si va avanti piano, piano cercando di fare
attenzione. Si deve sempre sperare che non succeda niente.
Quando ci vengono consegnati gli ordini di servizio,li firmiamo per ricevuta
consegna. Poi ci viene data una mascherina antipolvere, un elmetto, guanti e
tute ad alta visibilità. Oggi facciamo un corso su come utilizzare quanto ci
viene fornito, ma solo dopo pressioni fatte dai RLS e RSU. Mi domando se queste
protezioni siano sufficienti. Mio padre era minatore come me, l’ho visto
ammalarsi di silicosi, l’ho visto spegnersi giorno dopo giorno
all’età di 70 anni, un’agonia lenta. Io sono calabrese, della
provincia di Crotone, dalle nostre parti non c’è occupazione. Metà del mio paese
lavora nelle galleria. Un lavoro che non vuole fare più nessuno ed è
comprensibile. Un lavoro usurante.
Nel cantiere non è presente solo la ditta Cavet, alcuni lavori sono stati
subappaltati. Ci sono più squadre che lavorano insieme. Io mi
sono trovato a fare sopralluoghi per la sicurezza, dove c’erano squadre di
piccole aziende subappaltatrici e non venivano rispettate le norme di sicurezza.
Inoltre non c’è solo un problema di coordinamento fra squadre di operai che non
si conoscono, ma anche di lingua. Perché ci sono molti extracomunitari, secondo
me sfruttati perché li ho visti lavorare anche per
12/13 ore per turno.Spesso non conoscono i loro diritti. Io nella mia
esperienza di RLS, ho fatto piccole conquiste, ma è presumibile che il pericolo
non finisca una volta che il consorzio Cavet riconsegnerà il lavoro terminato.
Il Cavet ha capito l’esigenza di fare corsi, anche se di poche ore, sulla
sicurezza e sulla formazione. Mi consola l’idea di aver insegnato a qualcuno
l’importanza del rispetto delle leggi per la sicurezza di noi
operai. Purtroppo l’applicazione delle norme è fondamentale e i sindacati devono
impegnarsi.
Noi operai non solo siamo dimenticati presto, ma neanche ci viene data
giustizia. Nel 2001 l’operaio Pasquale Adamo perse la vita
mentre stava perforando il monte Morello con l’ausilio di uno speciale
macchinario. Il suo giubbotto si è impigliato nella trivella,
lo ha avvolto e stritolato. La condanna per i responsabili è stata una multa.
Non si può pagare una multa per una vita umana. Non è possibile
che per omicidio colposo il massimo della pena siano 5 anni. Proviamo a pensare
che il nostro lavoro non è stato scelto per piacere, ma perché non c’era
alternativa. Quando un giovane laureato del mio paese si trova in un cantiere a
fare una mansione obbligata da questa società, dove solo i figli dei ministri
devono fare i consulenti, possiamo pensare che lavora in uno stato di malessere?
L’Italia paga milioni di euro a causa di infortuni sul lavoro. Più
sicurezza e denunce rappresenterebbero, non solo un costo inferiore per
lo Stato, ma anche un beneficio sulla qualità produttiva."
Samanta Di Persio dal libro
"Morti Bianche"