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NO TAV, NO MAFIA

 

Marco Cedolin

 

Ci sono note di colore che meglio di qualsiasi altro accadimento riescono a fotografare perfettamente lo stato di profondo degrado nel quale ormai giacciono sia l’informazione che la politica all’interno di questo disgraziato Paese. Note di colore che sembrerebbero rubate ai cartoni dei Simpson o a qualche commedia del filone demenziale, ed invece appartengono drammaticamente al lemmario dei nostri TG e dei mestieranti della politica che proprio davanti alle telecamere giorno dopo giorno costruiscono la propria immagine, cambiando opinione alla bisogna, così come fanno con gli abiti le modelle durante un defilè.

 

Ormai da un paio d’anni, senza che nessun politico o giornalista abbia avuto a dolersene più di tanto, sul Monte Musinè, praticamente all’ingresso della Valle di Susa, campeggia un’enorme scritta “NO TAV” non dipinta con la vernice, bensì realizzata pazientemente con teli e reti da cantiere da un nutrito gruppo di valsusini.

Qualche giorno fa un ugualmente nutrito gruppo di NO TAV si è recato sul Musinè alla luce del sole e, dopo che le guardie forestali avevano proceduto all’identificazione di ogni singolo partecipante, ha provveduto a risistemare la scritta originaria danneggiata dalle intemperie, premurandosi, in pieno accordo con la sensibilità di tutti gli altri attivisti valsusini, di affiancare ad essa un’altrettanto eloquente scritta “NO MAFIA”, chiudendo in questo modo il cerchio che vede le grandi opere come una delle principali fonti di arricchimento delle organizzazioni mafiose, come tanta letteratura e altrettanti processi stanno a dimostrare.

 

Per una strana ironia del destino, là dove la primigenia scritta NO TAV (senza dubbio espressione di un sentimento partigiano) aveva suscitato al più una stizzita indifferenza, la neonata scritta NO MAFIA (che dovrebbe rappresentare il sentimento di qualsiasi italiano) ha invece scatenato una vera e propria levata di scudi della quale si sono fatti interpreti tanto gli organi d’informazione quanto i politici locali più in vista.

Perfino il TG3 regionale si è sentito in dovere di dedicare un servizio carico di livore al “drammatico” avvenimento, mentre il quotidiano la Repubblica ha approfondito la questione all’interno di un articolo.

I giornalisti della RAI si sono profusi in uno dei loro migliori campionari di cattiva informazione, travisando completamente la realtà e fornendo informazioni fasulle, arrivando ad affermare che la scritta sarebbe stata tracciata con la vernice (mentre si tratta di teli) da mani ignote (mentre l’hanno composta alla luce del sole persone che hanno fornito le proprie generalità) per collegare l’alta velocità Torino – Lione a chissà quale riferimento mafioso, riferimento che in Italia ormai sfugge solamente a chi per mestiere fa il belatore nei TG nazionali.

Il vicegruppo di Forza Italia alla camera Osvaldo Napoli, ex sindaco di Giaveno ed ex avversario del TAV quando nel 1997 lo definiva “una follia senza limiti”, evidentemente contrariato oltremisura dal fatto che qualcuno abbia avuto l’ardimento di osteggiare la mafia, ha letteralmente perso le staffe arrivando a definire sulle pagine di Repubblica i NO TAV come “gli estremisti della Val di Susa, personaggi disgustosi, vigliacchi e incapaci di razionalità” che andranno rintracciati (hanno già lasciato i loro nomi) e puniti a norma di legge (quale legge, quella che dovrebbe tutelare la mafia?) senza esitazione.

Il presidente della Comunità montana bassa Valle di Susa Antonio Ferrentino, ex DS, ex NO TAV (diventato famoso in Italia grazie agli innumerevoli passaggi in TV all’ombra della bandiera con il treno crociato) ha dichiarato al TG3 che si tratterebbe di una provocazione che non può essere attribuita alla Valle, da rigettare come gli altri estremismi, lasciando intuire che nel territorio da lui amministrato opporsi alla mafia è cosa disdicevole, provocatoria ed estremistica.

Il deputato del PD Giorgio Merlo di Pinerolo, approdato alla corte di Veltroni dopo lunga esperienza fra scudi crociati e margherite, sempre sulle pagine di Repubblica non ha esitato a manifestarsi sodale con le parole di Osvaldo Napoli, dimostrando di fatto che in tema di mafia e grandi opere, PD e PDL mantengono la stessa visione d’insieme.

 

La morale che si evince da questa vicenda surreale è una sola e si può sintetizzare in un consiglio a tutti i movimenti che in Italia si battono contro le grandi opere e le nocività.

Gridate e scrivete pure NO TAV, NO Mose, NO inceneritore, NO Ponte, NO Centrale, NO rigassificatore, NO basi di guerra, ma non azzardatevi ad aggiungere NO mafia perché in quel caso politici e giornalisti perderanno davvero la testa e non esiteranno ad additarvi come estremisti pericolosi da rinchiudere.

 

11 novembre 2008

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Carissimo Marco,

 

la reazione scomposta di pennivendoli e politicanti è dovuta al fatto che hanno sentito puzza di bruciato pervenire dalle loro code di paglia... le due scritte, come dici tu, esprimono sentimenti perfettamente legittimi, che possono sussistere in maniera del tutto autonoma: se tante facce di tolla li hanno immediatamente collegati con tanto scandalo, è la prova provata che questo collegamento esiste ed è solo un patetico segreto di Pulcinella. Del resto vi sono diversi filoni di inchiesta sugli appalti delle Olimpiadi di Torino 2006, dell'Autostrada Torino-Milano e del TAV che collegano i lavori di movimento terra alla 'Ndrangheta. Ogni tanto ci scappa persino qualche articolo su "La Stampa" che, in un paio di giorni, viene immediatamente ridimensionato, con scarsa convinzione e grande imbarazzo: segno evidente che, con le mafie, qualcuno ha già da tempo imparato a convivere.

Sul fatto che in itaglia (padania compresa) gli appalti pubblici siano la greppia della criminalità organizzata, esiste ormai una letteratura giuridica e letteraria da far impallidire la biblioteca d'Alessandria prima dell'incendio. Su tutti il testo di F. Imposimato, G. Pisauro, S. Provvisionato "Corruzione ad Alta Velocità - Viaggio nel governo dell'invisibile", al confronto del quale la lettura di Gomorra - per quanto riguarda la profondità di analisi sulle relazioni tra criminalità organizzata, politica ed imprese - diventa la fiaba di Cenerentola.

La cosa che continua a stupirmi è come il resto dell'Europa possa continuare a sopportare di avere tra i piedi un paese-letamaio come il nostro (padania compresa).

 

Sarà Düra!

 

Maurizio

 

P.S.: ho rivisto su YouTube il filmato del TG3 e le dichiarazioni del parlamentare del PD Giorgio Merlo: "bisogna smetterla definitivamente con la violenza o l'incitazione alla violenza". Se scrivere No Mafia vuol dire incitare alla violenza, mi sorge il dubbio che al sig. Merlo stiano particolarmente a cuore le ragioni ed il benessere dei mafiosi. Trovano così triste conferma le parole di Berlusconi (che sulla mafia la sa lunga), quando dichiara che contro i No Tav sarà usato l'esercito e che il "TAV si farà!", gettando finalmente la maschera sul fatto che la lotta alla criminalità organizzata era solo un pretesto per sguinzagliare l'esercito sul territorio, mentre il vero scopo di questa manovra è mettere a tacere con la forza (e con la benedizione del Trattato di Lisbona) chi si oppone al partito del dio denaro che, nelle cosiddette "grandi opere", trova sterminati e rigogliosi raccolti.