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----- Original Message ----- From: <mauroechiaracondoveATlibero.it> To: "assemblea permanente" <assembleapermanenteATnotav.info> Sent: Sunday, November 12, 2006 12:17 AM Subject: [assembleapermanente] Fwd:Viranooo...facci sognare!!!
Viranoooo...facci sognare!!!!!
Nel convegno "Per uno sviluppo a misura d'uomo" svoltosi stamattina nella sede della Facoltà Teologica di Torino, Virano si è autodefinito: non il responsabile dell'osservatorio (come era stato presentato inizialmente al pubblico), ma l'IRRESPONSABILE. Noi (una decina di valsusini ed un trentina di torinesi) eravamo tutt'orecchi, quasi strabiliati da tale sua autoconsapevolezza. Però, poi... ci ha spiegato che cosa intendeva dire. Pare che la sua parentela lo abbia sconsigliato nell'accettare il ruolo che ora riveste. Lui invece non ha dato retta alle perplessità ed ha accettato il compito per due motivi: 1- Esiste una stortura nell'avvicinare la questione valsusina come anormalità patologica. Secondo lui questo legame con le radici è nella norma, il problema sorge quando si privilegia solo tale aspetto dimenticando l'approccio globale; 2- il suo lavoro, a cui guardano esperti a livello internazionale (così ha detto), sarà quello di intrecciare il GLOBALE CON IL LOCALE. Virano non cercherà mediazioni con i sindaci, ma lavorerà con loro per riuscire a dare una risposta di alto profilo per processi culturali internazionali. E da qui inizia la sua dissertazione filosofica (spiega infatti che affronterà la questione tav dal punto di vista culturale): la dimensione estetica e quindi etica del paesaggio, la crisi della cultura del progetto: chi, secondo una logica manichea, si oppone ad un progetto esplicitando una fissità che precede anche gli ultimi progetti, sa progettare il proprio futuro? Occorre aprire la logica del SE; la fissità sul No ricorda la contrapposizione tipica dei secoli passati tra antico e moderno. Inoltre l'Europa è incapace di organizzare nuovi MITI: essi si possono creare introiettando la saggezza del limite. Nel passato l'accettazione delle infrastrutture era subordinata a riti propiziatori di cui siamo ancora portatori, per esempio, terminata un'opera la si fa benedire (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! No comment, vorrà dire che faremo il rito propiziatorio per non ammalarci di cancro ai polmoni, per non vomitare di fronte ai tunnel, per non sentire i rumori assordanti...) Per una cultura arcaica, continua il "filosofo", una nuova opera può comportare le ire della popolazione che non è capace di tener conto della SIMBOLOGIA. Necessitiamo di procedure simboliche da cercare in confronto e democrazia. Se si fa un'opera occorrono ammortamenti culturali. Secondo lui non siamo capaci di partire da un'opera e di stimolare il lato artistico creando spettacoli, vedendo la bellezza delle infrastrutture... Virano poi si rivolge a me.(A metà mattina avevo raccontato come lo scorso inverno, a Valgioie, l'ingegner Gino disse che noi valsusini non sentiamo necessità del tav perchè non c'è ancora, ma che quando l'opera sarà terminata ci accorgeremo dell'importanza, e che gli avevo risposto che io non compro nemmeno un paio di scarpe senza appurarne la necessità). Virano evidenzia che non abbiamo la tensione emotiva popolare che ci fu nel 1857 quando si deliberò la costruzione del traforo del Frejus e che ora c'è aridità, assenza di creatività, di spettacoli, di artisti che celebrino un'opera. Gli rispondo che nel 1800 il nostro territorio era ancora vergine, > ben diverso dall'odierno, poi gli domando come pensa di conciliare la sopracitata "dimensione estetica" con la creazione di una piattaforma logistica, se non crede che ci siano dei limiti nel "riempire un corridoio" in cui occorre vivere ed aggiungo che la distinzione manichea, la fissità sul no che lui intende superare con l'osservatorio, è precedente agli ultimi progetti solo perchè i valsusini si informano sull'opera già dal '91 e quindi il loro no è fermo e consapevole. Virano risponde che lui non prevede una piattaforma e che c'è l'alternativa della Valsangone. Sostiene inoltre che dell'opera non va visto solo il valore d'uso, ma che va recuperato il polisenso culturale di cui ogni opera si connota. Aggiunge: NESSUNO SOGNA PER LE FOGNATURE e noi sbagliamo a considerare l'infrastruttura come "fognatura del traffico". Dobbiamo imparare a sognare. (E allora, Viranooooo.sììì...facci sognare!) L'ingegner Tartaglia sottolinea che è finito il tempo in cui si sognava per le infrastrutture (tra le cause, per esempio, gli scandali delle ferrovie). Virano cita invece alcuni casi (come un'infrastruttura nel Mare del Nord) in cui si è creato turismo per andare a vedere l' opera. Aggiunge che è sbagliato parlare di Tav e Tac, ma nessuno capisce bene che cosa aggiunga dopo. (Dopo aver letto la mail di Perino riguardante la LM, però, ci si chiariscono i penseri). Gli risponde Gabriella Tittonel dicendo che in valle più che sogni ci sono incubi. Gli domanda inoltre qual è il suo pensiero sul cunicolo di Venaus. Lui risponde dicendo che si troveranno accordi con i sindaci, l'unico che non si troverà sarà il consenso su Venaus e che quindi per lui non si parla più del cunicolo di Venaus, per lui non si attuerà. (?!?!?!?!?) Seguono ancora alcuni interventi di valsusini, pressati dallo scadere del tempo limite del convegno. Prima dei saluti una torinese con voce stridula spiega che è la presidente del Cif e che lei sa che la Francia vuole l'opera e che lei e le sue amiche han fondato il movimento del Risorgimento di Torino e che loro si sono trovate ADDIRITTURA alla camera di commercio e che hanno incontrato Brizio e che i valsusini si son solo svegliati solo adesso e che.. (Basta!!!!) I VALSUSINI NON SI SONO ANCORA SVEGLIATI, cara signora CIF, e sognano ADDIRITTURA prati verdi e boschi in fiore. Buonanotte a tutti, Chiara Bunino.
Veramente un filosofo di razza!
Mi ricorda il "grande bastardo" nella Compagnia dei Celestini di Stefano Benni.
La Val di Susa non è Gladonia ma stamattina mi sembra tenesse un convegno anche "l'egoarca Mussolardi" e lo stuolo dei "giornalisti Fimicoli" che dissertano di TAV si fa ogni giorno più folto.......
Il turismo delle infrastrutture è un raro esempio di cultura contemporanea sospesa a metà fra una sorta di neopaganesimo ispirato al meccanicismo ed il proposito di Rutelli di mandare tutti gli italiani in ferie durante la brutta stagione.
Mi pare già di sentire i discorsi affettati sussurrati con bon ton nella penombra chiaroscurale durante la pausa caffè negli uffici:
-Cara, sono stato a visitare una piattaforma petrolifera nel Mare del Nord, una vera meraviglia ti assicuro, la trivella sembrava un mostro della mitologia greca, così fiera, così pregna di simbologia mistica.-
-Beh tu non hai visto la centrale nucleare nel sud della Francia vicino alla quale siamo stati 3 giorni in campeggio la scorsa estate. Il fascino gentile della radioattività, l'emozione di sentirti parte integrante della materia che trasmuta a livello di energia, l'esperienza trascendentale di trovarti nel punto dove l'uomo dopo aver cessato d'interrogarsi sul proprio futuro ha iniziato a bruciare il proprio presente.-
-Ma volete mettere con le 2 settimane che ho passato io la scorsa estate visitando le grandi dighe cinesi? L'artistica imponenza del cemento armato commista al fragore delle turbine, l'acqua che schiuma rabbia dominata dal metallo forgiato dall'uomo, la furia belluina del fiume che impotente soggiace al nostro volere come una bestia vinta, incatenata dalla tecnologia che plasma la natura irridendola e prendendosi gioco di lei. Le valli che diventano laghi, i corsi dei fiumi che seccatisi diventano valli. Gli ingegneri, gli architetti, i capi cantiere che dipingono nuovi paesaggi come pittori che gettano colori sulla tela, questa è la nuova arte, la vera arte che traspare dal cuore di un'infrastruttura.
-Io non posso permettermi di stare via tanti giorni ma continuo a sognare una vacanza alla scoperta dei nuovi oleodotti che solcano i deserti e la steppa come lunghi serpenti congelati nell'eternità.-
-Il mese scorso andando a Milano sono rimasto come folgorato dall'armonica ciclicità dei piloni del TAV. Mi sono seduto nel dehor panoramico del "Caffè Infrastruttura" di Santhià e sono restato più di un'ora ad ammirare la lucida spianata di cemento armato che taglia la pianura padana, simile ad una muraglia cinese coniugata al futuro. Così poetica con le sue linee rette che si perdono oltre l'orizzonte, arriva a toccarti l'animo evocando lo spirito dei grandi viaggiatori del passato.
Mentre sedevo si affastellavano confusi nella mia mente i nomi dei grandi artisti grazie alla cui lungimiranza è stato possibile tutto ciò. Da Cavour che quasi 150 anni fa pose le basi per l'arte dei corridoi transfrontalieri a Signorile, a Cirino Pomicino, Lorenzo Necci, Ercole Icalza, l'eroina Bresso, il mecenate Pininfarina, la talpa Lunardi, il dispotico Berlusconi, l'enigmatico Romano Prodi ed ultimo, ma primo in quanto ad intelligenza creativa e sensibilità artistica l'Architetto Mario Virano grazie al quale è stato possibile tutto ciò.
Ah se sulle lucide rotaie di metallo temprato corressero anche i treni a 300 kmh con folle di viaggiatori invaghiti della velocità, con vagoni ripieni di ogni sorta di mercanzia, con il fragore assordante che ti riempie l'animo di gioia.
Ah se ci fosse ancora l'elettricità e non fossi costretto ad impiegare più di una settimana per andare a Milano, sento freddo e mi fanno male i piedi ma di fronte all'arte si può solo inchinarsi e...continuare a camminare.
Marco Cedolin |
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